il Veterinario Stefano Figurella (FederFauna) ancora sull'allevamento salva biodiversità.

16/nov/2008 17.05.28 FederFauna Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.



----- Messaggio Inoltrato -----

Da : "info@federfauna.org"

A :

ufficiocentrale@ansa.it,cultura@ansa.it,cronache@ansa.it,dea@ansa.it

,fotografico@ansa.it,internet@ansa.it,multimedia@ansa.it,network@ansa.it

,politico@ansa.it,salute@ansa.it,scienza@ansa.it,ambiente@ansa.it

,redazione@voceditalia.it,segreteria.bologna@dire.it,ambiente@dire.it

,welfare@dire.it,politico@dire.it,segreteria.roma@dire.it,segr.direzione@dire.it

,web@dire.it,relazioniesterne@dire.it,n.perrone@dire.it,direzione@dire.it

Oggetto : il Veterinario Stefano Figurella (FederFauna)

ancora sull'allevamento salva biodiversità.

Data : Sun, 16 Nov 2008 16:55:41 +0100



Nei giorni scorsi si è molto sentito parlare del progetto

lanciato da FederFauna al Ministro dell'Ambiente, On.

Prestigiacono, sull'istituzione di un tavolo di lavoro per

stabilire la fattibilità di progetti di reintroduzione in

natura usando animali provenienti da allevamenti. Nadia

Masutti della LAV aveva criticato l'idea affermando che da

ciò che lei considerava un fenomeno negativo come

l'allevamento in cattività, non poteva venirne nulla di

buono. Oggi, Stefano Figurella, medico veterinario che

collabora con FederFauna, porta numerosi esempi concreti di

specie sopravvissute solo grazie alla passione degli

allevatori e, in una lettera indirizzata alla Masutti ma per

conoscenza anche al Ministro Prestigiacomo ed al

Sottosegretario Martini, rilancia sulla necessità di

collaborare tutti su programmi tesi a salvagurdare il bene

comune al di là di posizioni etiche soggettive. Di seguito

il testo integrale della lettera:



Alla Sig.ra Nadia Masutti della LAV

P.C. al Ministro dell’Ambiente On. Stefania Prestigiacomo

P.C. al Sottosegretario con delega alla Salute On. Francesca

Martini

P.C. alla stampa



Mi chiamo Stefano Figurella e sono un medico veterinario

specialista in animali esotici; sono un professionista

affermato nel settore ornitologico e presto la mia opera da

anni presso giardini zoologici, collezioni private,

importatori, commercianti ed allevatori di uccelli esotici

ed autoctoni; lavoro inoltre per un centro recupero LIPU

nella mia città (Reggio Emilia) e sono un Consigliere di

FederFauna, nella quale rappresento la branca ambientalista

di questa Confederazione.

La mia professione implica certamente che io sia un bravo

medico (chiaramente devo combattere le malattie), ma anche

un biologo (bisogna sapere le caratteristiche e le

necessità delle innumerevoli specie esotiche che mi trovo

a seguire) ed un burocrate (perfetta conoscenza delle leggi

internazionali vedi Convenzione di Washington); è inoltre

indubbio che io lavori affinché i miei clienti

custodiscano gli animali nel miglior modo possibile.

Sinceramente sono rimasto basito dalle Sue affermazioni che

mirano a demonizzare chi vive, commercia (se vuole possiamo

usare il termine meno romantico e per lei più d’effetto

di “lucra”), o semplicemente detiene ed alleva specie

esotiche nel nostro Paese (certo, alcune persone del

settore, se di persone si può parlare, hanno compiuto dei

veri e propri crimini contro la natura ma ne esistono in

tutte le comunità umane comprese la sua Associazione, per

cui è di rigore non generalizzare).

Mi rivolgo quindi anche ai Suoi amici, cioè a chi la vede

come lei ma non voglio credere che il Suo pensiero sia

quello ufficiale della LAV.

Innanzitutto voglio ricordare, a scanso di equivoci e per i

suoi collaboratori meno ferrati di lei in materia, che gli

animali in via di estinzione sono regolati dalla Convenzione

di Washington del 1978, nella quale non Lei ne io ma i più

blasonati biologi dell’epoca e di varie nazionalità,

hanno identificato le specie più o meno a rischio di

estinzione di piante ed animali: essi identificarono due

“elenchi” di animali (e piante), quelli ad alto rischio

per i quali veniva assolutamente vietata la cattura ed il

commercio e quelli con un rischio minore per i quali i

paesi d’origine (spesso poveri) assegnavano quote di

soggetti per i commercianti dei paesi occidentali (per essi

il commercio di animali rappresentava una risorsa).

Quindi sono decenni che il flusso di animali ad alto rischio

di estinzione dai Paesi di origine a noi si è interrotto

(nessuno oggigiorno si permette di “contrabbandare”

animali in allegato A a fronte delle pesanti pene

giustamente inflittegli una volta scoperto, quando inoltre

è possibile acquistare soggetti in regola riprodotti ed

allevati dagli animali importati prima dell’entrata in

vigore della convenzione di Washington). Inoltre, con le

leggi sanitarie per l’influenza aviare, è dal 2005 che

non entra un uccello di cattura nella zona UE .

Pensi che le catture di alcuni animali sono terminate

decenni fa eppure la Commissione identificata dalla

Convenzione di Washington li sposta dall’allegato B

all’allegato A, segno questo che nonostante il blocco del

prelievo in natura la specie è continuata a diminuire a

causa della distruzione dell’habitat.

La fiaba però è ambientata nel XXI secolo, era in cui

l’uomo ha assoggettato la natura, il secolo nel quale

l’estinzione delle specie a causa nostra sta subendo una

vertiginosa accelerazione; le solite cause… che sentiamo

da decenni: il sovraffollamento, l’inquinamento, la

ricerca di materie prime, il disboscamento inesorabile di

paradisi lontani, il progresso e la tecnologia…insomma

tutte cose alle quali Sig.ra Masutti credo che lei stessa,

come noi tutti, abbia contribuito (magari sarà vegetariana

ma un figlio od un cellulare di proprietà lo avrà

pure!).

La fiaba ci da anche una polaroid delle specie in via di

estinzione e tò… ci si accorge che molti animali in

natura sono pressoché estinti mentre nell’appartamento

sotto di noi c’è un vecchietto che ne alleva da decenni,

ne accudisce centinaia, li scambia con colleghi in cambio di

altri soggetti o di alcune decine di euro (sto parlando ad

esempio del Cardinalino del Venezuela Spinus cucullatus).

E’ un dato di fatto insindacabile che in cattività gli

animali rinunciano sì alla libertà ma sono più

prolifici e più longevi, una volta identificate le loro

esigenze etologiche e biologiche (hanno cibo e sono al

sicuro dai predatori e, grazie alla categoria che

rappresento, dalle malattie)e, ragionando inoltre coi piedi

per terra, vale il concetto che in linea di massima, anche

se molte sono le eccezioni, maggiore è la rarità,

maggiore sarà il valore di mercato dell’animale e

maggiore l’investimento per custodirlo nelle migliori

condizioni e riprodurlo.

Sig.ra Masutti ed amici, Vi esorto a fare una grande

riflessione ed una piccola ricerca su INTERNET per

constatare il fatto che alcune specie possiamo ancora

ammirarle nei loro ambienti solo perché salvate dal

baratro dell’estinzione da pochi ”biechi” uomini,

allevatori di animali in cattività, commercianti,

“negrieri”, uomini stipendiati, pagati col vile denaro

ma sant’Iddio competenti, che conoscono gli animali e che

non sentenziano tuonando da dietro una scrivania come ha

fatto Lei o come fanno tanti altri guardando solo una faccia

della medaglia.

Per fare un altro esempio, l’oca delle Hawaii (Branta

sandvincensis), che nel XVIII secolo aveva una popolazione

di 25000 soggetti e che, durante la seconda guerra mondiale

a causa della caccia ed all’introduzione di predatori

sull’arcipelago, era giunta sull’orlo del precipizio

contando 30 soggetti allo stato brado e 13 in cattività,

grazie al sig.Herbert Shipman, proprietario di un’azienda

agricola nelle Hawaii (nella quale magari avrebbe potuto

coltivare oppiacei; non lo so!) ed il sig.Peter Scott, un

noto allevatore inglese (o forse qualcuno penserà che

questa fosse una copertura e magari, invece, trafficava in

armi) oggi non è più in pericolo. Forse i due furono

mossi da interesse commerciale più che da spirito

ambientalista… sinceramente non lo so… ma chi se ne

frega…e ripeto chi se ne frega!!! oggi non è più in

pericolo!!! e addirittura si possono anche acquistare

soggetti per poche centinaia di euro... Ritengo che mai come

in questi casi il fine giustifichi il mezzo.

Il gheppio delle Mauritius (Falco punctatus) da quattro

soggetti, grazie all’allevamento in cattività, conta

oggi centinaia di coppie; per lo storno di Rothschild o di

Bali (Leucopsar rothschildi), esiste una popolazione

cospicua solo nelle voliere Europee mentre in natura ne

esistono poche decine nonostante le leggi protezionistiche;

così il condor della California (Gymnogyps califirnianum),

quanti documentari visti da ragazzo….

L’ara di Spix (Cyanopsitta spixii), estinta in natura,

sopravvive in alcune collezioni private…ma gli esempi sono

innumerevoli, specie tra i mammiferi, che non elenco anche

se mi sentirei in obbligo verso gli artefici di queste

imprese solo perchè narrandole diventerei troppo prolisso.

Sig.ra Masutti? Dov’è? Qual è la consanguineità

negativa di alcuni animali esotici in cattività in Italia

se rappresenta spesso l’unico patrimonio genetico di

quella specie??! Non ce ne sono più!!!! Lo capisce?!!!! E

lei vorrebbe fare estinguere anche quei pochi? Ma si rende

conto di quanto afferma? Spero sinceramente che Suo nonno

avesse e i Suoi figli abbiano, una concezione del male e del

bene un pelino diversa dalla Sua!…

Mi ascolti bene ora: in Italia ed in Europa vi sono

moltissimi allevatori di specie che in natura sono rare e

sono competenti, oh se sono competenti… ma sono sempre

stati divisi: si raggruppavano in associazioni utili per gli

scambi e l’allevamento ma fini a se stesse; noi come

FederFauna tentiamo ogni giorno di riunirle e nobilitarle

tramite iniziative utili non solo agli addetti ai lavori ma

a tutta la collettività ed un progetto per reintrodurre

animali scomparsi a causa dell’uomo, potrebbe essere una

di queste…

Un’altra cosa che ritengo non trascurabile è che per far

ciò noi non abbiamo chiesto contributi statali come usano

solitamente fare molte Associazioni ambientaliste italiane

(non so la Sua), ma abbiamo solo lanciato un’idea ed

offerto la nostra collaborazione. Se questa collaborazione

non verrà accettata, poco male, continueremo a fare il

nostro lavoro e cercheremo di difendere con le unghie e coi

denti il lavoro già fatto dai tanti appassionati che

chiedono si, alla fine dei loro sforzi, un rimborso per i

loro sacrifici, ma che hanno contribuito e contribuiscono

ogni giorno a preservare un patrimonio che è di tutti,

anche se qualcuno continua a non volerlo ammettere.

È solo di questo riconoscimento che abbiamo bisogno e, se

lei ed i suoi amici o la LAV stessa siete interessati a

collaborare in modo costruttivo, siete sempre comunque i

benvenuti.



Stefano Figurella







blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl