comunicato FederFauna su importazione e informazione.

Prima di tutto il prezzo dei cani: non si capisce come si faccia ancora ad affermare che un cane in Ungheria costi 50 euro quando è oggi alla portata di tutti, digitando su Google le parole: "elado kutya" che in ungherese significa letteralmente "vendesi cani", conoscere le quotazioni reali.

04/dic/2008 00.41.26 FederFauna Contatta l'autore

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Oggetto : comunicato FederFauna su importazione e

informazione.

Data : Thu, 04 Dec 2008 00:27:01 +0100



MINISTERI: NUOVE MISURE CONTRO L’INTRODUZIONE ILLEGALE DI

CUCCIOLI.

FEDERFAUNA: TRA VERE E FALSE INFORMAZIONI, SPERIAMO SIANO

QUELLE GIUSTE!



La conferenza stampa tenutasi oggi alla Farnesina sulla

“tratta” illegale dei cuccioli è frutto di un già

lungo percorso intrapreso dai Ministeri degli Esteri e del

Welfare che ha l’obbiettivo più che condivisibile di

riportare alla legalità questa filiera. Quello che però

spaventa non poco gli operatori regolari di questo settore

è dato da alcune informazioni, talvolta fuorvianti,

riportate da TV e giornali che, fino ad oggi, sono state tra

le maggiori responsabili dell’attuale situazione e che,

ancora oggi, accompagnano le notizie significative e

condivise. È stata un’ottusa campagna mediatica che,

denigrando indiscriminatamente tutti gli animali provenienti

dall’estero, ha fatto sì che si inasprissero sempre

più le norme che regolano le introduzioni regolari e ha

suggerito la possibilità ai “furbi” di vendere i

cuccioli importati come italiani con danni, oltre che per i

consumatori, anche superiori per gli allevatori italiani che

forse si volevano in quel modo tutelare.

Prima di tutto il prezzo dei cani: non si capisce come si

faccia ancora ad affermare che un cane in Ungheria costi 50

euro quando è oggi alla portata di tutti, digitando su

Google le parole: “elado kutya” che in ungherese

significa letteralmente “vendesi cani”, conoscere le

quotazioni reali.

Seconda cosa l’età: non è vero che un cucciolo per

essere importato debba avere tre mesi e ventuno giorni. In

base ai dettami della Direttiva 92/65/CE e del Regolamento

998/2003/CE è stabilito che i cuccioli, per essere

movimentati, debbano avere tre mesi ed essere stati

vaccinati contro la rabbia da almeno vuntuno giorni e, come

specificato dallo stesso Ministero della Salute in data

17/06/08, se si utilizza un vaccino autorizzato dal Paese

speditore per essere somministrato a cuccioli di età

inferiore ai tre mesi ( ne esistono di somministrabili a

quattro settimane e a dieci settimane) e con tale

somministrazione si completa il protocollo vaccinale imposto

dal produttore del vaccino, i cuccioli sono movimentabili

già al novantesimo o al novantottesimo giorno di vita.

Nessuno dice inoltre che, non si capisce bene perché,

quelli italiani si possano vendere a due mesi, col chip ma

senza passaporto e senza antirabbica.

Terza cosa: nessuno, a parte le Associazioni di categoria,

si è mai preoccupato di segnalare che l’importatore

regolare deve essere registrato al Ministero della Salute

presso l’UVAC locale, essere in possesso di mezzi e

strutture idonee, comunicare, anticipatamente e nel

dettaglio, ogni introduzione all’UVAC e all’azienda USL

di competenza, anche la tracciabilità di ogni animale nel

momento in cui lo cede a terzi.

Oggi, a causa di chi ha imposto una cultura dove tutto ciò

che viene da fuori è per forza di scarsa qualità,

l’importatore italiano che vuole lavorare regolarmente è

anche spesso in difficoltà nel reperire animali di età

regolare in quanto c’è chi li compra prima di lui.

Possono farlo gli importatori non italiani perché il

Regolamento menzionato, all’articolo 5 paragrafo 2, dà

facoltà a ciascun Paese di accettare cuccioli di età

inferiore a tre mesi ed anche senza vaccinazione antirabbica

(facoltà già usufruita da diversi Stati); lo fanno,

purtroppo, gli illegali che portano i cani in Italia, i

quali sanno che, una volta passato un confine inesistente,

un cucciolo estero irregolare non è più distinguibile

da uno italiano.

Purtroppo, nessuno dice che è stato l’errato approccio

fino ad ora adottato da istituzioni e media che ha fatto

sì che si creasse un mercato molto più vantaggioso per

coloro che, fregandosene altamente di norme ed etica,

evitano spese e regole, acquistano i famosi cani “da

poco” (che costano comunque più di 50 euro) e li

introducono senza comunicare nulla a nessuno per poi

“trasformarli” in cuccioli italiani col doppio vantaggio

di unire alle spese limitate incassi superiori. Ecco

perché, come denunciato proprio in questi giorni da LAV,

le introduzioni regolari sono scese dai 21.442 capi del 2006

agli appena 951 capi del periodo gennaio-aprile 2008 mentre

vediamo tutti che il numero dei cani nelle case degli

italiani continua ad aumentare.

Speriamo che le nuove misure che vogliono adottare i

Ministeri degli Esteri e del Welfare vadano finalmente nella

giusta direzione di certificare tutti gli operatori, di

rendere un po’ meno vantaggioso il mercato nero e un po’

più quello legale altrimenti ci troveremo tra un po’ a

far perdere il tempo prezioso di fior di veterinari per

periziare se uno dei sempre meno numerosi cuccioli

introdotti con chip, passaporto, vaccino e traces, abbia 15

giorni in più o 15 giorni in meno, mentre continueranno ad

essere importati migliaia di cani “italiani”.



Massimiliano Filippi per FederFauna, ANCA, ANCAD, AACI



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