norme per la dismissione dell’uso di animali dei circhi. Dell’Ovvietà Perduta.
05/12/2008 08:39 FederFauna
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Oggetto : norme per la dismissione dell’uso di animali dei
circhi. Dell’Ovvietà Perduta.
Data : Fri, 05 Dec 2008 08:30:27 +0100
Lunedì 24 novembre ho assistito, peraltro attivamente,
alla conferenza stampa di presentazione della proposta di
legge d’iniziativa dei deputati Gabriella Giammanco e
altri “Norme per la graduale dismissione dell’uso di
animali da parte dei circhi e per il sostegno dello
spettacolo circense” presentata il 30 luglio 2008.
Una summa della più infelice produzione parlamentare in
materia generata negli ultimi vent’anni e riconducibile
desolatamente al seguente teorema: le attività circensi
verso le quali il Sistema-Repubblica ha tanto profuso devono
spogliarsi, con una gradualità il cui ritmo compete con il
record mondiale ed olimpico di Bolt, del proprio patrimonio
di animali, da affidare ad apposite strutture di ricovero
gestite da animalisti e dintorni, nel nome di una nuova
sensibilità ed attesa la fuga del pubblico che non
sopporta più la loro presenza negli spettacoli e negli zoo
al seguito.
I connotati obbiettivamente grotteschi di una serie di
argomentazioni a sostegno impongono una serena ma
inesorabile analisi di contesto e di merito al riguardo.
Valga il vero.
Contesto
Il Sistema-Repubblica avvilisce, in alcune circostanze
concreta l’umiliazione dello Spettacolo Italiano. La
previsione dei programmati stanziamenti triennali della
Legge163/85 si è fermata con l’esaurirsi
dell’esercizio 1987. E’ noto a tutti, o quantomeno
così dovrebbe essere, che l’attuale importo del F.U.S.
risulta assolutamente lontano, in termini reali, da quello
originario così come spettrale appare agli operatori dello
spettacolo nazionale il quadro che scaturisce dalla lettura
delle previsioni della Legge Finanziaria 2009 in materia.
Il tutto in radicale contrasto con quanto contemplato a
favore, nei termini finanziari come nell’ambito di
provvidenze e facilitazioni, da aree giuridico-culturali
prossime alla nostra (la Francese innanzitutto).
Trasferita sul pianeta Circo la circostanza sopra ricordata
assurge ingloriosamente alle vette di un poco dignitoso
dramma.
L’1,5% della iniziale previsione della Legge Lagorio va
distribuito, sostanzialmente in parti uguali, con il settore
dello spettacolo viaggiante: serve cioè con riferimento a
quest’ultimo in buona sostanza, per chi ancora non lo
avesse correttamente inteso, a finanziare l’acquisto di
Montagne Russe o di Ruote Panoramiche, il ripristino
post-sinistro di Autoscontri o di Padiglioni danneggiati.
Sulla quota residua, che nel 2008 è ammontata alla
“stratosferica cifra” di circa 3,5 milioni di euro (pari
all’1,48%:2 del F.U.S., record negativo financo
nell’indecoroso importo percentuale) insiste
l’attività di circa 120 complessi, quella
dell’Accademia, quella della Casa di Riposo, quella
promozionale ed editoriale. Lascio alla competenza del
lettore il giudizio circa la dipendenza del proseguo
dell’attività di una impresa circense dalla circostanza
della sopravvivenza dell’autentica elemosina targata
F.U.S. e lo invito a parametrare il deprimente quadro
correttamente dipinto con quanto in essere oltralpe.
Come noto la Legge 377/1968 prevedeva entro l’anno di
emanazione da parte di tutti i Comuni italiani la
predisposizione di almeno un’area attrezzata, degna di
detta aggettivazione (dotata cioè degli indispensabili
allacci elettrici, idrici, del gas, ubicata in un contesto
urbano facilmente raggiungibile anche da mezzi pubblici)
destinata all’installazione periodica delle attività
circensi e dello spettacolo viaggiante, delle carovane
abitazione, dei mezzi di trasporto al seguito.
A oltre quarant’anni dall’entrata in vigore della norma,
tra qualche settimana, in occasione delle solennità
natalizie, i più importanti e maestosi complessi italiani
si esibiranno assestati alla meglio a Milano in un’area
privata, a Firenze dentro il Palazzo dello Sport, a Roma in
un terreno demaniale, a Napoli presso un Parco di
divertimento permanente a testimonianza inconfutabile di un
palese disinteresse, di una censurabile sottovalutazione
culturale, in determinate manifestazioni di un’inaudita
avversione che hanno contrassegnato in questi decenni
l’effettiva posizione del Sistema-Repubblica nei confronti
del Circo.
Merito
Nel susseguirsi ciclico delle epoche, nell’affermarsi e
nell’esaurirsi delle più diverse e lontane civiltà
immutato, eccezionalmente immutato nella sostanza , si è
rivelato nei millenni il rapporto tra uomo e animale
(rectius essere vivente). Servizio, nell’accezione più
lata risulta l’espressione che meglio si presta a
caratterizzare la inesorabile dipendenza del secondo nei
confronti del primo.
Costituisce progresso realizzare le migliori effettive
condizioni affinché nell’”espletamento” di esso
venga garantita una sorta di “dignità”.
Finché l’uomo, ai fini della propria sopravvivenza, non
potrà fare a meno di alimentarsi di altri esseri viventi
(dai vitelli alle spighe) la sua preoccupazione in termini
di positiva evoluzione dovrà essere rivolta a concretare
condizioni di allevamento e/o di semina, di macello e/o di
mietitura via via sempre più “dignitose”.
Il circo, nel particolare il circo italiano, ha perseguito
nei decenni e persegue tutt’ora l’omologo obiettivo: ha
dismesso gli ormai mitologici serragli che ne accompagnavano
il cammino ancora negli anni ’50; ha rinunciato alla
presenza negli spettacoli e nell’ambito della comunità
di numerosi generi quali i primati e gli orsi bianchi; ha
selezionato le partecipazioni dotandosi di strutture di
ricovero e di trasporto quanto mai costose e confortevoli;
ha in una parola percorso la gran parte della strada oggi
invocata, senza sollecitazioni esterne, nell’ambito di un
autentico processo di autodeterminazione. E’ in grado di
gestire il proprio futuro razionalizzando ulteriormente in
materia e sempre nel rispetto delle rigorose normative già
in vigore, senza dover subire una inutile ed odiosa
punizione legislativa da parte di un sistema da sempre
additato negativamente per la propria ipertrofica vocazione
a normare.
Considerazioni conclusive
Alla splendida Licia Colò (non pensi che il mondo del
circo possa non amarla, non si può che amare una ragazza
così!) do assicurazione che, essendone ormai da anni
vietata l’importazione, non sussiste più un problema
relativo all’addestramento degli elefanti.
A Giorgio Panariello, artista di razza che ho molto
apprezzato nei suoi contributi al successo delle iniziative
AGISCUOLA, invio un invito a recarsi presso uno dei nostri
prestigiosi complessi: le performances dei primati con
abbigliamento a mo’ di umano costituiscono ormai una
pagina di storia lontana.
Alla deliziosa, direi incantevole, on.le Gabriella
Giammanco, da gattopardo privo ahimè di qualsiasi
illusione, mi permetto rivolgere una affettuosa
raccomandazione: ascolti, nel proseguo della propria
attività di legislatore, le ragioni di ogni parte e, quale
fresca e determinata debuttante parlamentare, faccia proprie
le istanze del circo e di tutto lo Spettacolo Italiano che,
per la propria storia e per i luminosi prodotti che continua
a regalare all’umanità, merita la considerazione
recentemente tributatagli dal Capo dello Stato.
Antonio Buccioni
Vicepresidente ENC
Consigliere Nazionale FederFauna