FederFauna ai Ministri: l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul Lavoro?

09/gen/2009 09.05.37 FederFauna Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.



----- Messaggio Inoltrato -----

Da : "info@federfauna.org"

A :

ufficiocentrale@ansa.it,cultura@ansa.it,cronache@ansa.it,dea@ansa.it

,fotografico@ansa.it,internet@ansa.it,multimedia@ansa.it,network@ansa.it

,politico@ansa.it,salute@ansa.it,scienza@ansa.it,ambiente@ansa.it

,redazione@voceditalia.it,segreteria.bologna@dire.it,ambiente@dire.it

,welfare@dire.it,politico@dire.it,segreteria.roma@dire.it,segr.direzione@dire.it

,web@dire.it,relazioniesterne@dire.it,n.perrone@dire.it,direzione@dire.it

Oggetto : FederFauna ai Ministri: l’Italia è ancora una

Repubblica fondata sul Lavoro?

Data : Fri, 09 Jan 2009 08:53:05 +0100



Nei primi giorni dell’anno, la Confederazione delle

Associazioni di Allevatori, Commercianti e Detentori di

animali (FederFauna) ha inviato a tutti i Ministri ed al

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una lettera per

denunciare la crisi in cui versano i segmenti economici

legati agli animali d’affezione. Secondo fonti ufficiali,

si stima che il settore abbia un giro d’affari diretto

intorno ai 5 miliardi di euro l’anno e FederFauna,

impegnata attivamente nella sua tutela, comunica che oggi

questo risente, oltre che della generale flessione dei

consumi già denunciata da ConfCommercio e nota a tutti,

anche di un’altra forma di crisi dovuta al costante

aumento dell’abusivismo che, scrive il Sindacato, le

Istituzioni non hanno fino ad ora mostrato di saper o voler

controllare. Secondo FederFauna, infatti, una serie di

normative e provvedimenti, adottati durante gli ultimi anni,

non premiano l’impresa ma purtroppo la affossano ed hanno

la conseguenza secondaria, ma per nulla trascurabile, di dar

spazio al mercato nero. FederFauna fa notare che il Governo,

che anche molti imprenditori legati al settore animali hanno

voluto e sostenuto, mentre predica la fiducia

nell’economia Italiana per vincere la crisi, sta a

guardare un Parlamento che partorisce provvedimenti che

inseriscono l’attività cinotecnica tra le attività

agricole ma non riconoscono gli sgravi e gli incentivi per

il suo rilancio; norme per trasformare gli animali dei

circhi da fonti di reddito a nuovi costi per la

collettività; regolamenti che, rischiando anche di aprire

contenziosi con altri Paesi Europei, impongono regole in

pieno contrasto col principio di libero scambio

all’interno della Comunità. Alcune Regioni emanano norme

che vietano di fatto o limitano al lumicino l’esposizione

e il commercio degli animali e tutte le attività ad esse

collegate o peggio, escludono gli imprenditori privati dalle

gare d’appalto per la gestione dei canili uscendo da

qualsiasi logica di mercato e quindi lancia

l’interrogativo: “l’Italia è ancora una Repubblica

fondata sul Lavoro?”



Di seguito il testo della lettera:



Esimio Sig. Ministro,

FederFauna, nata da circa un anno come Confederazione di

Associazioni (oggi oltre 20), è l’unico Sindacato che si

batte per tutelare a 360 gradi quanti, tra Allevatori,

Commercianti e Detentori, vivano di e con gli animali

nell’ambito della legalità e della trasparenza. I circa

45 milioni di animali d’affezione presenti nel nostro

Paese, dei quali meno del 6% è rappresentato dai randagi e

meno dell’1% è detenuto presso strutture come canili,

gattili o centri di custodia e recupero, la dice lunga

sull’importanza economica di questo settore per il quale

organi ufficiali stimano un giro d’affari diretto intorno

ai 5 miliardi di euro l’anno. Agli animali d’affezione

si aggiungono, inoltre, gli animali da reddito non destinati

all’uso alimentare, cosicché il settore, che al

contrario di altri non produce costi sociali, garantisce in

modo diretto una sana economia e una solida occupazione e

la esporta, tramite le attività collaterali che spaziano

dal settore della produzione e commercializzazione dei

mangimi fino a quello della moda, anche in tutti i livelli

della società.

FederFauna ritiene che tali attività ed i milioni di

Italiani che traggono da esse sussistenza vadano tutelati in

un Paese la cui Costituzione proclama: “L’Italia è una

Repubblica fondata sul Lavoro” e che il benessere animale,

quello vero, debba essere strutturato nelle legislazioni

sulla realtà di queste persone e non su sensazioni

ideologiche che producono spesso effetti opposti ai buoni

intenti sbandierati e urlati. Purtroppo, durante gli ultimi

anni, non è stato così ed ora FederFauna lancia un grido

d’allarme. Non è la flessione dei consumi del 2,1% già

denunciata ad ottobre da ConfCommercio che ci spaventa ma,

per esempio, il pauroso calo di iscrizioni all’ENCI,

quello pauroso del numero di cani introdotti legalmente da

vari Paesi Comunitari, quello pauroso delle vendite di

animali nei pet shop (alcuni dicono che a Natale si sia

venduto dal 25 al 35% in meno di un anno fa) causati

unicamente da una serie di normative e provvedimenti che non

premiano l’impresa ma purtroppo la affossano e che hanno

la conseguenza secondaria, ma per nulla trascurabile, di dar

spazio al mercato nero. Infatti il 2008 è stato un anno in

cui è aumentata a dismisura la vendita di animali tramite

il web che risulta incontrollabile; molte attività hanno

chiuso la partita IVA per passare a forme “amatoriali”;

sono nati numerosi nuovi operatori che hanno preferito

rimanere nel sommerso ed hanno soppiantato quelli ufficiali

perché, in Italia oggi, chi paga le tasse è solo

bastonato e non si premia assolutamente chi vuole lavorare

alla luce del sole.

E le istituzioni cosa fanno? Il Governo, che molti di noi

hanno voluto e sostenuto, mentre predica la fiducia

nell’economia Italiana per vincere la crisi, sta a

guardare un Parlamento che partorisce provvedimenti che

inseriscono l’attività cinotecnica tra le attività

agricole ma non riconoscono gli sgravi e gli incentivi per

il suo rilancio; norme per trasformare gli animali dei

circhi da fonti di reddito a nuovi costi per la

collettività; regolamenti che, rischiando anche di aprire

contenziosi con altri Paesi Europei, impongono regole in

pieno contrasto col principio di libero scambio

all’interno della Comunità. Alcune Regioni emanano norme

che vietano di fatto o limitano al lumicino l’esposizione

e il commercio degli animali e tutte le attività ad esse

collegate o peggio, escludono gli imprenditori privati dalle

gare d’appalto per la gestione dei canili uscendo da

qualsiasi logica di mercato.

Quindi ci chiediamo: l’Italia è ancora una Repubblica

fondata sul Lavoro?

Esimio Sig. Ministro,

FederFauna, che non ha perso la speranza e non ha ancora

perso la fiducia che ha riposto in questo Governo, è a

chiederLe urgentemente un colloquio in cui poterLe meglio

esporre le problematiche e suggerirLe umilmente le possibili

soluzioni, elaborate da chi opera sul campo, per uscire da

una situazione che non penalizza solo le nostre imprese ed i

lavoratori ad esse legate ma una parte importante del

sistema Italia.

Cordialmente.







blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl