Ancora cani sequestrati a San Giuliano Milanese. Di chi le colpe?

Si evince dai servizi televisivi che l'importatore che aveva introdotto i cuccioli, aveva dato la preventiva comunicazione all'ufficio UVAC competente secondo le norme vigenti e che i cuccioli erano accompagnati da tutta la documentazione sanitaria richiesta.

06/feb/2009 13.13.45 FederFauna Contatta l'autore

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I media hanno diffuso ieri la notizia dell’ennesimo

sequestro di cuccioli importati da parte del Corpo Forestale

dello Stato. L’operazione che si è svolta l’altro

giorno a San Giuliano Milanese, ha portato al sequestro di

oltre cento cani. Si evince dai servizi televisivi che

l’importatore che aveva introdotto i cuccioli, aveva dato

la preventiva comunicazione all’ufficio UVAC competente

secondo le norme vigenti e che i cuccioli erano accompagnati

da tutta la documentazione sanitaria richiesta. Durante la

perquisizione sembra sia stato trovato un cucciolo moribondo

ma ancora vivo, avvolto in una coperta e chiuso in un frigo

spento e questo fatto non può che portare ad una condanna

incondizionata dell’operatore che, davanti alle telecamere

di Striscia La Notizia, si è giustificato dicendo che

probabilmente un collaboratore poco attento aveva ritenuto

l’animale già morto e lo aveva quindi allontanato dal

resto dei cani. Tale condotta, probabilmente, costerà al

titolare della struttura un’accusa per maltrattamento.

L’altra infrazione contestata è una presunta

difformità tra l’età dei cuccioli riscontrata da chi

ha operato il sequestro e quella riportata sulla

documentazione di scorta.

FederFauna, la Confederazione delle Associazioni di

Allevatori, Commercianti e Detentori, prende le distanze

dall’operatore che, tra l’altro, non è nemmeno

iscritto al Sindacato, e non può che unirsi a chi condanna

una condotta gravemente disattenta al benessere animale per

quanto riguarda il cucciolo ritenuto morto che poi morto non

era.

FederFauna, tuttavia, approfitta dell’occasione per

rimarcare il proprio profondo dissenso sull’accusa di

falso rivolta all’operatore solo perché un veterinario

che sicuramente non era presente in allevamento il giorno in

cui sono nati i cani, mette in dubbio la certificazione

fornita dal suo collega straniero. Il dissenso si fa ancor

più pesante sul fatto che, in questi casi, l’accusato

sia sempre l’operatore che non è certo l’autore della

certificazione.

Ormai da anni gli importatori Italiani regolarmente iscritti

all’UVAC e che quindi comunicano le introduzioni, sono

bersagliati da un fuoco incrociato fatto dai media che li

dipingono tutti come delinquenti senza distinzioni e dalle

stesse autorità sanitarie italiane che interpreterebbero

le Norme Europee richiedendo dei requisiti che gli operatori

non sono oggettivamente in grado di fornire perché non di

loro competenza e ciò va a danno oltre che dell’impresa

legale legata agli scambi intracomunitari di animali

d’affezione, anche dei rapporti con gli altri Paesi membri

dell’Unione Europea.

Secondo FederFauna è a causa di questi atteggiamenti che

l’armonizzazione delle norme ed il libero scambio

auspicati dalle Politiche Comunitarie, si traducono invece

in aumento costante dell’abusivismo e dell’illegalità.



FederFauna

Confederazione Europea delle Associazioni di

Allevatori, Commercianti e Detentori di Animali

European Confederation of Associations of Animals Farmers,

Traders and Holders

Via Goito, 8 - 40126 Bologna - Tel. 051/6569625 - Fax

051/2759026 www.federfauna.org









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