SEQUESTRI DI CANI. PAGANO I SOLITI NOTI.

09/feb/2009 11.02.45 FederFauna Contatta l'autore

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In un articolo de Il Resto del Carlino di ieri si evince che

i costi per il mantenimento dei cani sequestrati dalla

Forestale il 29 e il 30 dicembre scorso al veterinario

Giorgio Guberti di Ravenna (una bazzecola già stimata in

138.000 euro) saranno, in relazione a un Dpr del 29 marzo

1979, addebitati al Comune. Nella medesima giornata il Tg5

racconta di un sequestro di 1100 cuccioli (in realtà circa

110) nei confronti di un importatore milanese che li aveva

introdotti dall’Ungheria, sembra anche con tutta la

documentazione richiesta dalla legge, perché ritenuti

dagli agenti della Forestale che ha operato il sequestro

più giovani rispetto a quanto riportato sui documenti. I

giornalisti del Tg5 hanno poi incitato la gente a richiedere

l’adozione di questi cuccioli ed hanno comunicato ai

telespettatori il numero telefonico della Forestale per

ricevere informazioni in proposito.

Nel primo caso, quello di Ravenna, il Sindaco ha già

scritto una lettera alla Procura per sottolineare che il

conto da pagare è pari a circa 5% dei trasferimenti che il

Comune fa al Consorzio per i servizi sociali per l’aiuto

alle persone bisognose e agli anziani e che perciò, in

relazione ai tempi di crisi che attraversiamo, un esborso

del genere, che toglierebbe risorse alle persone, è

inconcepibile; nel secondo caso, quello di Milano,

l’operatore commerciale, che rimette in proprio, non ha

potuto che rivolgersi agli avvocati.

Proviamo quindi ad analizzare complessivamente le

situazioni: ci sono due operatori, uno che produce e uno che

commercia che, svolgendo entrambi un’attività economica,

pagano tasse, come la stragrande maggioranza dei cittadini

Italiani. Ci sono poi un Ministero con i suoi dipendenti e

agenti della Forestale che percepiscono uno stipendio

estrapolato dalle sopraccitate tasse. Ci sono infine

associazioni animaliste che si definiscono di volontariato

ed utilità sociale.

Cosa ha fruttato l’incontro di queste tre realtà? Per

prima cosa ha fruttato che i due operatori, non avendo più

reddito, non pagheranno più tasse e, se non interverrà

qualche Santo, o cambieranno attività o andranno ad

ingrossare le file di coloro che, per sopravvivere, si

rivolgono ai servizi sociali pagati con le tasse tutti gli

altri Italiani. I secondi, che con tali operazioni descritte

dai media come “tutela del benessere animale” hanno dato

giustificazione della loro esistenza, continueranno invece a

percepire uno stipendio che verrà pagano sempre dagli

Italiani, anzi, ora potranno chiedere anche l’aumento. I

terzi avranno fatto una gran bella figura e verranno

acclamati dai media come salvatori degli animali anche se la

cuccia e la pappa di questi ultimi, in realtà, la

pagheranno ancora una volta gli Italiani, o contribuendo di

più o vedendosi tagliare finanziamenti per altre

iniziative.

E gli Italiani cosa fanno? Alcuni scrivono e telefonano al

Tg5 col miraggio di portarsi a casa gratis un cagnolino da

1000 euro (bisogna ogni tanto dare un contentino al popolo

bue), mentre gli altri continuano a tacere e a pagare. Ma

qualcuno comincia a non essere più d’accordo!...





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