Ruvolo (UDC) interroga Sacconi e Ronchi sulle introduzioni di cani

11/feb/2009 21.58.34 FederFauna Contatta l'autore

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Il modo di operare del Ministero della Salute sarebbe in

contrasto con le Direttive ed i Regolamenti dell’Unione

Europea.

(Roma, 11/02/09) Era già stato anticipato dall’On.

Martinello, il responsabile nazionale per agricoltura,

caccia e pesca dell’UDC, che il suo partito avrebbe

preparato un’interrogazione parlamentare per chiarire i

motivi per i quali il Ministero della Salute, applicando

norme nazionali su cuccioli oggetto di scambio

intracomunitario e norme comunitarie su cuccioli già

introdotti, non favorisca certo il lavoro degli operatori

regolari e nemmeno le Politiche Europee che vorrebbero,

invece, il libero scambio e l’armonizzazione delle norme.

L’On. Giuseppe Ruvolo, infatti, ha presentato ieri

un’interpellanza, dato che in data 14 gennaio 2008 il

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali

aveva inviato all'ANMVI una nota sul possibile contributo da

parte dei veterinari nel sensibilizzare i nuovi proprietari

di animali d'affezione sui possibili rischi legati

all'acquisto di cuccioli. In tale nota però, il Ministero

individuava tra le varie possibili irregolarità, alcune

di tipo oggettivo quali la mancanza del certificato TRACES o

del microchip ed altre di tipo soggettivo quali l’età

dei cuccioli (non dimostrabile in modo incontestabile se non

tramite la certificazione) e la presunta mancanza della

vaccinazione antirabbica quando, a seguito di una

titolazione anticorpale, vi fosse stato un risultato

inferiore a 0,5UI/ml.

FederFauna aveva già sottolineato più volte che la

titolazione anticorpale è un requisito richiesto solo in

ingresso da Svezia, Irlanda e Regno Unito e non dagli altri

Paesi UE, e che tutte le case farmaceutiche produttrici di

vaccini interpellate, confermano che la vaccinazione

garantisce l’immunità alla malattia ma non un

determinato titolo anticorpale.

FederFauna aveva sottolineato anche, e in alcuni casi di

contenzioso la Magistratura lo ha ribadito, che non vi è

motivo di dubitare della certificazione emessa dal

veterinario estero perché, lo confermano anche i testi di

anatomia, dai 50 ai 150 giorni sarebbe praticamente

impossibile stimare l’età con precisione. Tali

interpretazioni, continua FederFauna, mettono in seria

difficoltà gli operatori del settore ai quali vengono

chiesti requisiti che non sono in grado di garantire e

questo penalizza pesantemente gli scambi legali tra Paesi

UE. Sempre ad avviso del Sindacato di Allevatori e

Commercianti, non è nemmeno giustificata una tale forma di

repressione, visto che negli ultimi anni non risulterebbe

nessun caso di rabbia su cani oggetto di scambi commerciali

intracomunitari.

FederFauna, che nota con una certa soddisfazione che,

finalmente, sembra che qualcosa si stia muovendo,

continuerà con tutte le sue forze per riportare legalità

alla filiera e per salvaguardare operatori, acquirenti ed

animali.





Di seguito il testo dell’interpellanza:



Atto Camera



Interpellanza 2-00303

presentata da

GIUSEPPE RUVOLO

lunedì 9 febbraio 2009, seduta n.128



Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro del

lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Ministro

per le politiche europee, per sapere - premesso che:



in data 14 gennaio 2008 il Ministero del lavoro, della

salute e delle politiche sociali indirizzava

all'Associazione medici veterinari italiani (ANMVI) una nota

sul possibile contributo da parte dei veterinari nel

sensibilizzare i nuovi proprietari di animali d'affezione

sui possibili rischi legati all'acquisto di cuccioli;



nella nota si evidenzia che dai controlli ufficiali

effettuati dagli Uffici veterinari per gli adempimenti degli

obblighi comunitari (UVAC), dai Servizi territoriali e dai

Nas sulle partite di cuccioli introdotte da Paesi comunitari

sono emerse alcune non conformità quali: l'assenza di

certificazione «Traces» prevista dal Regolamento (CE) n.

599/2004 e dalla Direttiva 92/65/CE; l'assenza di

vaccinazioni nei confronti della rabbia e assenza di

attestazioni riguardo al vaccino utilizzato; la non

corrispondenza tra l'età degli animali indicata nella

documentazione di scorta e quella riscontrata all'esame

clinico; l'effettuazione della vaccinazione nei confronti

della rabbia prima dell'applicazione del microchip per la

corretta identificazione; l'esistenza di animali dichiarati

vaccinati ma aventi titolo anticorporale inferiore a

0,5UI/ml;



sarebbero, inoltre emersi alcuni fatti in contrasto sia con

le direttive ed i regolamenti della Comunità europea;



risulterebbe, tra l'altro, infatti, che il Ministero del

lavoro, attraverso gli Uffici veterinari per gli adempimenti

comunitari, avrebbe disposto controlli sulle partite di

cuccioli importate che non risulterebbero sempre omogenei e

non sempre sull'intera partita -:



se intenda verificare quanti casi di rabbia su cani oggetto

di scambi commerciali tra Paesi membri, si siano registrati

in Italia ed in Europa, negli ultimi anni;



se sia possibile che ad animali oggetto di scambio

intracomunitario siano applicate norme nazionali e non

quelle europee;



quali siano gli elementi in base ai quali viene delineato il

reato di «importazione clandestina».



(2-00303) «Ruvolo».







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