Lettera aperta ad Ermanno Giudici dell’ENPA sui “numeri della discordia”.

05/mar/2009 15.59.56 FederFauna Contatta l'autore

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Lettera aperta ad Ermanno Giudici dell’ENPA sui “numeri

della discordia”.

Per chi legge i giornali, il 6 febbraio i cuccioli

sequestrati a San Giuliano erano 110, ieri 80 di cui 12

deceduti; il 6 febbraio avevano 50 giorni e dopo una

settimana 90….e il benessere animale?...i conti non

tornano.



Caro Ermanno Giudici,

si ricorda? Ci siamo conosciuti lo scorso 11 settembre

durante una mostra di cuccioli organizzata da una nostra

consociata a Sesto San Giovanni. In quell’occasione, se

ricordo bene, Lei ed i Suoi agenti sbraitavate che doveva

essere sospeso l’evento, che non c’era nulla di

regolare, che si doveva sequestrare tutto, ma poi, alla

fine, mi risulta che la mostra si sia svolta perché gli

organizzatori si erano adeguati a tutte le prescrizioni,

comprese quelle dell’ultima ora, e, proprio la Sua

squadra, sia tornata a casa con una bella denuncina. Questa

premessa solo perché non vorrei cominciare una gara tra

gli affiliati delle Associazioni che rappresentiamo su chi

sia indagato in più procedimenti: Le consiglio di non

iniziarla perché, se non altro per un fatto anagrafico

(FederFauna esiste da circa un anno), non ne uscirebbe con

un bel risultato… Tengo ad anticipare altresì che

l’ENPA non è nemmeno l’Associazione animalista che mi

sta più antipatica: belli o brutti, Voi i canili li avete,

mentre ci sono altre Associazioni i cui esponenti parlano e

sparlano di animali senza avere mai raccolto una merda di

cane in vita loro!... Voglio spiegare ora a Lei e ai lettori

perché è giusto che FederFauna abbia sollevato una certa

polemica sull’affidamento del cuccioli di San Giuliano.

Innanzitutto è necessario ricordare che il 6 febbraio,

giorno del sequestro, stampa e TV avevano parlato di 110

cuccioli mentre ieri “IL GIORNO” ha parlato di 80: dove

sono finiti 30 cuccioli?

In secondo luogo, la matematica non è un opinione, 12

decessi su 80 sono il 15%, non il 10%. Ma non è nemmeno

questo che mi urta: mi urta che, sulla stampa, se muore il

10% di cani venduti da un commerciante o da un allevatore si

parli di “strage” mentre se muore il 15% di cani

affidati da un’Associazione animalista, prima diventi il

10% e poi si parli di “fatto fisiologico”. Mi urta che

il 6 febbraio fosse stato dichiarato che i cuccioli non

potevano essere ceduti dall’operatore: come mai dopo pochi

giorni potevano essere ceduti tramite Voi? Se il 6 febbraio

si è detto avessero 50 giorni, hanno compiuto un mese in

più, in una settimana? O forse era, come sosteniamo noi,

che dai due ai tre mesi nessuno è in grado di stabilire

l’età con precisione perciò deve considerarsi valida

la certificazione d’origine? Qualcuno aveva addirittura

paventato il rischio di diffusione di malattie e tale

rischio dopo non c’era più. O forse non c’era nemmeno

prima? Cosa è successo a quei cani in pochi giorni, quando

Voi stessi avete emanato una nota dove dichiarate di aver

visto i cuccioli lo stesso giorno degli affidatari? Mi urta

inoltre, che in caso di animali si parli sempre di

“traffico” quando si tratta invece di “scambi

intracomunitari” normati da un apposito Regolamento

europeo. Se l’operatore di San Giuliano teneva il cane

moribondo in frigo, lo condanniamo anche noi come

maltrattatore, ma non lo condanniamo perché ha importato

animali: si importano dalla Cina i trasportini e si

rivendono con un margine del 1000% ma nessuno parla di

“traffico”!... Per finire, Le consiglio di chiedere, non

ad un nostro Associato ma bensì all’USL di Bologna,

quanti cuccioli siano deceduti tra quelli sequestrati

ultimamente ed affidati ad un allevatore. Per i lettori

rispondo io: ad oggi neanche uno!... Anche il

“giornanimalista” Emilio Nessi, sopraggiunto

probabilmente con l’idea di poter raccontare l’ennesima

storia di morti e feriti, ha dovuto constatare che, in mano

ad un professionista, i cani sono tutti vivi e questo

conferma quanto da me affermato e cioè che il benessere

animale ha un costo e che quindi non può prescindere

dall’aspetto economico e, soprattutto, professionale.

Purtroppo, il bene non fa notizia e così non ne parla

nessuno, ma i fatti sono fatti. Giudici, se veramente Lei e

la Sua Associazione tenete al benessere animale come avete

già dimostrato in passato, cercate di uscire dagli schemi

dell’ “allevamento si, allevamento no”, “commercio

si, commercio no” e venite a discutere di “allevamento

come” o “commercio come” ad un unico tavolo con gli

operatori che salvaguardano il benessere animale se non

altro per un lecito interesse. Lasci che continuino a fare i

“talebani” altri che non hanno alle spalle la Vostra

storia.

Cordiali saluti.



Massimiliano Filippi

Segretario Generale FederFauna









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