Religione e economia

Religione e economia L'economia secondo lo psicanalista Antoine Fratini Mentre alcuni politici ritengono che la crisi economica sia ormai in fase di superamento e invitano i cittadini e gli imprenditori a riprendere le loro abitudini di consumo e i loro investimenti, il nuovo libri di Antoine Fratini muove invece il coltello nella piaga affermando che quel che chiamiamo "economia" sarebbe più vicino ad una religione che a un sistema razionale.

04/giu/2009 10.34.21 antoine Contatta l'autore

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L’economia secondo lo psicanalista Antoine Fratini





Mentre alcuni politici ritengono che la crisi economica sia ormai in fase di

superamento e invitano i cittadini e gli imprenditori a riprendere le loro

abitudini di consumo e i loro investimenti, il nuovo libri di Antoine

Fratini muove invece il coltello nella piaga affermando che quel che

chiamiamo “economia” sarebbe più vicino ad una religione che a un sistema

razionale. La redazione dell'Associazione Psicoanalisti Europei ha intervistato l’autore ponendogli

alcune doverose domande.



Redazione: Il titolo del suo nuovo libro “La religione del dio Economia”

(CSA Editrice, Crotone, 2009) è quanto mai esplicito e provocatorio. Ci

vuole spiegare cosa intende per “religione economica”?



Antoine Fratini: Intanto non intendo semplicemente un modo di dire. La mia è

una affermazione basata su di una analisi accurata del rapporto dell’uomo

moderno con ciò che viene chiamato “economia”. Tutta una serie di

comportamenti relativi a quel rapporto appaiono profondamente ritualizzati,

anche se i cittadini per lo più ne sono inconsapevoli. Per esempio, le

banche assomigliano sempre più a delle chiese: si parla sottovoce, ci si

sottopone a moderni rituali tecnologici di entrata e di uscita e i vari

bollettini sull’andamento delle azioni che compaiono sugli schermi si

sostituiscono ai cenni “luminosi” mandati dai santi.



R: Quali dinamiche oscure sarebbero secondo lei alla base di questo

inconsapevole “scambio di religione”?



A.F: Sull’economia vengono “proiettati” valori che superano di gran lunga

quel che lo strumento economico permette razionalmente di aspettarci. In

sintesi ritengo che nel discorso politico odierno la parola “economia” abbia

preso il posto della parola “felicità”. La credenza e la speranza che il

profitto riesca a regalarci una condizione di felicità sono particolarmente

forti, diffuse e alienanti. Tale equivoco porta ad uno stato di

“possessione” che nella religione cattolica viene chiamato “passione” e che

porta con sé il patimento e il sacrificio di sé in vista della salvezza dell

’anima. Per questo, nonostante l’agio materiale, molti nutrono l’impressione

che la loro vita sia un sacrificio.



R: Lei parla anche di un pantheon economico…



A.F: E’ fin troppo agevole elencare le varie figure di questo pantheon: lo

Sviluppo, la Crescita, il Profitto, il Benessere… Tutte queste figure sacre

sottostanno a Economia che fa la parte del dio maggiore, come Zeus nell’

Olimpo della mitologia greca.



R: Esiste secondo lei una soluzione per potere uscire da questa condizione

di “possessione”?



A.F: Considerato come la credenza in Economia si è radicata nell’uomo

moderno, un cambiamento vero e proprio non può che passare in primis

attraverso una adeguata presa di coscienza della situazione. Ma tutte le

prese di coscienze suscitano paure, resistenze e richiedono tempo e impegno.

La crisi che l’economia mondiale sta attraversando attualmente potrebbe

veramente rappresentare una occasione per avviare un rapporto più sano con

una economia concepita in maniera più razionale. Il che la renderebbe

oltretutto meno pericolosa e più funzionale. Al contempo, i valori inconsci

che vi sono per ora legati potrebbero trovare una collocazione più felice

nel mondo della Natura (altro tema trattato nel mio libro), come avviene

segnatamente presso le civiltà tribali. In questo senso ricucire lo strappo

tra Uomo e Natura potrebbe realmente contribuire a renderci più felici.



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