Cementificazione selvaggia all’origine del disastro di Messina

La zona sud della provincia siciliana è infatti soggetta da molti anni ormai a inondazioni periodiche, quasi puntuali, ogni volta che le piogge si fanno insistenti per qualche giorno.

02/ott/2009 16.53.31 Blog Network Contatta l'autore

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Un fermo-immagine della tragedia

Un fermo-immagine della tragedia

L’alluvione di Messina è un disastro annunciato. La zona sud della provincia siciliana è infatti soggetta da molti anni ormai a inondazioni periodiche, quasi puntuali, ogni volta che le piogge si fanno insistenti per qualche giorno. Giampilieri, il paesino più colpito del messinese dall’alluvione di ieri e oggi, che ha pagato con almeno sei morti, era già stato colpito da un’alluvione simile il 25 ottobre del 2007, solo due anni fa, quando per puro caso non vi furono vittime.

Tragedie dovute certo alla pioggia, ma più ancora all’inadeguatezza delle politiche di prevenzione e pianificazione territoriali, a livello strettamente locale e regionale. E poi c’è la cementificazione selvaggia: concessioni edilizie rilasciate in maniera “leggera”, quando non colpevole, permettono di costruire in terreni a rischio d’inondazioni. E, ancora più grave, seppur consapevoli di tali rischi, le istituzioni locali non prendono alcun provvedimento, neanche per quanto riguarda la manutenzione ordinaria.

Sono accuse lanciate dal presidente dell’ordine dei Geologi della Sicilia, Gian Vito Graziano, in un’intervista all’Apcom “Nelle zone a sud di Messina, ma anche in altre province come a Palermo – dice Graziano - ogni anno si ripropongono sempre gli stessi problemi avvicinandosi ai mesi più piovosi. Oggi – prosegue – esistono strumenti di pianificazione regionale avanzati, che ci fotografano situazione quasi in diretta, ma non si interviene. La colpa è di un’assenza cronica di fondi, ma anche la manutenzione ordinaria come la pulizia di canali, fiumi e tombini non viene fatta”.

“Quella del messinese è una zona con una situazione idrologica molto diffusa – continua Graziano – con grandi e piccoli torrenti: già di per sè un reticolo idrografico diffuso produce una certa insabilità e se a questo si aggiunge la non manutenzione e un uso scellerato del territorio con costruzioni che non dovrebbero esserci il quadro è completo. In Italia purtroppo – conclude – viviamo sull’onda dell’emozione e appena smette di piovere cessa anche ogni allarme”.

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