Nave dei veleni, troppa fretta di chiudere il caso

Nave dei veleni, troppa fretta di chiudere il caso Il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo Il mistero della nave dei veleni continua, anche se il Governo e il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso hanno fatto di tutto per archiviarlo in fretta.

05/nov/2009 16.33.36 Blog Network Contatta l'autore

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Il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo

Il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo

Il mistero della nave dei veleni continua, anche se il Governo e il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso hanno fatto di tutto per archiviarlo in fretta. Un tentativo messo in pratica il 29 ottobre scorso, quando il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo e Grasso hanno indetto una conferenza stampa dai toni trionfalistici per annunciare che il relitto che si temeva potesse essere del Cunsky, la cosiddetta ‘nave dei veleni’ che il pentito Francesco Fonti ha sostenuto di aver affondato al largo delle coste calabresi, in realtà era il relitto di  una innocua nave passeggeri, il Catania, affondato nel lontano 1917, come il Catania.

Meno male, si era detto. Però alcuni conti non tornavano. Innanzitutto, il procuratore Paola Bruno Giordano, che aveva guidato la prima spedizione del robot sul fondale per analizzare il relitto, il 13 settembre aveva dichiarato testualmente: “Per la prima volta è stata individuata una delle navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi segnalate da molte denunce. Le foto sono nitide: è un mercantile costruito nel dopoguerra“. Dunque, sul fatto che fosse carica di rifiuti, e che fosse “del dopoguerra”, per la Giordano non c’erano dubbi. Dunque, di certo non era una nave costruita nel 1906 e affondata nel 1917.

Martedì scorso, poi, Repubblica ha pubblicato un documento inedito, riguardante il verbale di un’audizione del Pm Franco Greco davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, avvenuta il 24 gennaio 2006. In quell’occasione, Greco ha sostenuto di aver rinvenuto non uno, bensì tre relitti nella stessa zona di mare, al largo di Cetraro. La cosa ‘curiosa’ è che nessuno di questi tre relitti corrispondono, per grandezza e per profondità al Catania. Intorno a uno di questi relitti, inoltre, c’era un alone di 200 metri quadri, scuro, che secondo Greco non poteva essere liquido e “doveva per forza essere il carico della nave che, poggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito”.

Ora la domanda è: se le istituzioni (il Parlamento) sapeva fin dal 2006 che al largo di Cetraro ci sono 3 navi affondate, e non una sola, perché si è dichiarata ‘inattendibile’ la testimonianza di Fonti dopo aver effettuato i rilievi su una sola nave, per di più non corrispondente alla descrizione delle altre tre? Perché, di fronte a questi scarsi risultati, si è chiuso il caso?

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