GIUSTIZIA AMARA PER LA BAMBINA DISABILE

07/apr/2010 07.05.39 CCDU Onlus Trento Contatta l'autore

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GIUSTIZIA AMARA PER LA BAMBINA DISABILE

Chi ripagherà i danni a una bambina rimasta senza papà morto di crepacuore?

 

Modena. Si è risolta positivamente la vicenda della bambina disabile sottratta ai genitori e sottoposta a trattamento psicofarmacologico. Della vicenda si era occupato anche il senatore Cristano De Eccher, noto per le sue battaglie in favore dei bambini e contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini, che aveva presentato un interrogazione parlamentare sulla minore di Mirandola con problemi di “ritardo mentale” curata con un farmaco antipsicotico usato per pazienti psichiatrici e anziani affetti da demenza e con problemi comportamentali psichiatrici e schizofrenici, in altre parole con un farmaco non assolutamente testato per i bambini.

 

Riportiamo un estratto di quanto sottolineato dall’avvocato nella sua lettera di denuncia: “La vicenda di questa bambina di 7 anni nasceva nel mese di dicembre 2007, quando la scuola elementare di Cavezzo effettuava una segnalazione al servizio NPI dell’AUSL di Modena distretto di Mirandola e al Tribunale per i Minorenni di Bologna su una presunta e preoccupante situazione di accudimento precario. In un batti baleno, il 10 gennaio 2008, il Tribunale minorile emetteva un provvedimento in cui veniva disposto l’affidamento della bambina al servizio sociale dell’AUSL di Mirandola, affinché la stessa minore venisse collocata in idonea struttura, e regolasse i rapporti con i genitori. Dopo la richiesta di sospendere, immediatamente, l’assunzione del sopra indicato farmaco da parte dell’avv. Francesco Miraglia, in pieno accordo con i genitori della bimba, veniva presentato ricorso al Tribunale per i Minorenni, per contestare l’uso del citato psicofarmaco a danno della bambina e per chiedere il rientro della stessa bambina nella propria famiglia, anche attraverso una CTU. Ebbene, dopo un anno di perizia, in data 3 aprile 2010, veniva notificato un decreto dal Tribunale minorile che così decideva: <<Si evince l’opportunità di sperimentare i rientri della minore presso la madre … con l’obiettivo, se opportuno e possibile, di giungere ad un rientro definitivo della minore.>>

Ancora una volta, in qualità di avvocato sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica per denunciare, come nella nostra regione considerata il paradiso dei servizi socio-sanitari, una bambina è stata costretta a subire una sofferenza inaudita e l’allontanamento dai propri genitori. Gli stessi genitori sono stati considerati colpevoli dai servizi sociali e dal Tribunale per i minorenni per aver danneggiato la propria figlia, quando invece sono stati i servizi della NPI del territorio a prescrivere psicofarmaci non testati per i bambini e a colpevolizzare la stessa famiglia senza dare una adeguato sostegno.”

 

Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani è stato subissato da richieste di aiuto di genitori disperati che avevano perso i loro bambini sulla base di valutazioni soggettive ed opinabili di psicologi e assistenti sociali che avevano indotto il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e totalmente sproporzionati. I danni fisici e psicologici conseguenti a questi provvedimenti sono sempre drammatici e spesso durano per tutta la vita. Purtroppo in questa vicenda il papà della bambina è morto in seguito ad un attacco cardiaco poco dopo aver visitato la bambina presso i servizi sociali.

 

Il fatto che in questo caso il giudice minorile abbia recepito la sofferenza della bambina e ne abbia disposto un graduale rientro in famiglia è da considerarsi positivo, ma è indubbiamente un’ulteriore dimostrazione che sia i servizi socio-sanitari che la cosiddetta giustizia minorile necessitano di una radicale riforma. La giustizia minorile con i suoi annessi e connessi non funziona, le nostre istituzioni trattano i bambini che presentano spie o segni di disagio come veri e propri malati di mente da chiudere in orfanotrofio o in piccoli manicomi, mentre i genitori di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, possono ritrovarsi accusati di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere “scientifico”.

 

Occorre che l’opinione pubblica prenda conoscenza e coscienza di queste problematiche. Urge una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni e dei rappresentati politici della necessità di una riforma radicale dei vari servizi socio-sanitari e del tribunale che metta al primo posto la famiglia e le restituisca il ruolo fondamentale che ha sempre avuto nel corso dei millenni.

 

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