Diversi farmaci sono collegati ad atti di violenza

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Psychiatric News

(Volume 46, Numero 3, Pagina 16)

Joan Arehart-Treichel

4 Febbraio 2011


Uno psichiatra che ha un particolare interesse per le forme di violenza è convinto che gli psichiatri debbano essere consapevoli del fatto che il farmaco contro il fumo vareniclina e gli antidepressivi sono stati collegati a comportamento violento.


L'associazione è stata fatta da Thomas Moore, Joseph Glenmullen, Dottore in Medicina, e Curt Furberg, laureato in Medicina. Moore è uno scienziato specializzato in tema di sicurezza e di normative sui farmaci presso l’Istituto per la Sicurezza delle Pratiche Mediche (ISMP) a Horsham in Pennsylvania. L’ISMP è una organizzazione no-profit che educa gli operatori sanitari e il pubblico a un utilizzo sicuro delle pratiche mediche. Glenmullen è un istruttore clinico di psichiatria alla Harvard Medical School, e Furberg è un professore di scienze della sanità pubblica presso la Wake Forest University.


In uno studio pubblicato nel numero del 15 dicembre 2010 di PLoS ONE, i ricercatori hanno utilizzato i dati dal 2004 al 2009 della Food and Drug Administration (FDA) Adverse Event Reporting System. E' stato scoperto che durante il periodo di studio, per 484 farmaci erano stati segnalati 780.169 casi di episodi gravi di vario tipo, e che di quegli eventi gravi 1.937 erano stati atti di violenza. Sono stati definiti come episodi violenti in ciascun rapporto contenente uno o più dei seguenti elementi: omicidio, aggressioni fisiche, abusi fisici, idee omicide, sintomi riferibili a violenza, e non descrizioni più ambigue come criminalità, aggressività, belligeranza o ostilità.


In seguito i ricercatori hanno cercato di scoprire se qualcuno dei 484 farmaci avesse un'elevata associazione con atti di violenza. Per considerare tale relazione un farmaco doveva essere associato ad almeno cinque casi di violenza, doveva avere almeno il doppio dei casi di violenza che si prevedeva gli fossero associati rispetto al volume complessivo degli episodi segnalati per lo stesso e le analisi statistiche dovevano indicare l’improbabilità che i casi associati alle violenze fossero eventi casuali.


I ricercatori hanno scoperto che 324 dei 484 farmaci (67 per cento) non aveva alcun legame con i casi di violenza e che 86 dei farmaci (18 per cento) avevano legami con solo uno o due casi di violenza. Tuttavia, 31 dei farmaci (6 per cento) sono risultati come eccessivamente correlati a casi di violenza. Fra questi farmaci sono inclusi la vareniclina, 11 antidepressivi, tre farmaci per il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, e cinque ipnotici/sedativi.


Inoltre, tra i 484 farmaci valutati, la vareniclina era collegata al maggior numero di casi di violenza, aveva la più alta percentuale di casi di violenza e la più alta probabilità statistica che i casi di violenza ad esso associati non fossero casuali.


Moore ed i suoi colleghi hanno sottolineato che “secondo tutte le misurazioni utilizzate in questo studio la vareniclina aveva la più alta associazione con la violenza”. “Inoltre, i farmaci antidepressivi hanno mostrato rischi sensibilmente elevati, anche quando comparati agli antipsicotici e agli stabilizzatori dell'umore. . .


Solo perché questi farmaci sono stati associati a casi di comportamenti violenti, non dimostra che abbiano effettivamente favorito tale comportamento. Eppure, per alcuni dei casi di violenza associati alla vareniclina, l’esame ha suggerito a Moore ed i suoi colleghi che ci possa essere un nesso causale. Ad esempio, gli individui in questione hanno iniziato a manifestare sintomi psichiatrici pochi giorni dopo che avevano iniziato a prendere vareniclina. Cioè sembravano spingersi alla violenza in modo insensato verso una qualunque persona che si trovasse vicino a loro e una volta smesso di prendere la vareniclina hanno cessato gli atti di violenza.


Come Moore ha detto a Psychiatric News, sia un precedente studio condotto dal suo gruppo di ricercatori che uno condotto da ricercatori della FDA, “ha osservato che l'insorgenza di effetti avversi per la vareniclina si verificano spesso prima che il soggetto smetta di fumare”, lasciando intendere che ciò che porta a comportamenti violenti si tratti proprio della vareniclina e non di astinenza da nicotina. Moore ha fatto notare che un ulteriore motivo per credere che sia il farmaco a portare a questi comportamenti violenti piuttosto che l’astinenza da nicotina è che “con la vareniclina prima di poter fissare una data, per l’obiettivo di smettere di fumare, devono passare sette giorni con dosi crescenti”,.


Il Dottore in Medicina Darrel Regier, direttore della Divisione Ricerca dell’APA (American Psychiatric Association) e direttore esecutivo della American Psychiatric Institute per la Ricerca e l'Istruzione, ha detto a Psychiatric News che questo studio è: “un esame preliminare di eventi avversi. . . che indicano un rischio di violenza verso gli altri”. “ [Anche i reperti provengono] da un database dell'FDA storicamente difficile da interpretare per i dati sugli eventi avversi. . . . Vi è una chiara necessità di condurre studi prospettici per vedere se la validità dei risultati può essere confermata. Lo stesso valeva per il prospettato rischio di suicidio associato agli antidepressivi. "


"Questo sembra essere uno studio ragionevolmente ben fatto con un elevato numero di farmaci valutati e molti controlli duplici" ha commentato Paul Fink, Dottore in Medicina ed esperto nello studio del comportamento violento e precedente presidente dell'APA. "Posso dirvi in qualità di psichiatra che ha praticato per un lungo periodo, che non sapevo che la vareniclina e gli antidepressivi erano stati collegati con la violenza verso gli altri. . . . Gli psichiatri e i professionisti della salute mentale devono essere consapevoli di questa associazione”.

Questo studio di ricerca non ha avuto finanziamenti esterni.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche oltre ad informarsi attentamente sugli effetti dei farmaci antidepressivi.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

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Fonte articolo:

http://pn.psychiatryonline.org/content/46/3/16.1.full



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