20/feb/2011 19.12.54 R.E.B.A. onlus Contatta l'autore

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«La regione Campania potrebbe acquistare il termovalorizzatore di
Acerra per una cifra pari a 350 milioni di euro » È quanto denuncia in
una nota ufficiale Roberta Lemma, dirigente R.E.B.A. « Il
trasferimento della proprietà del termovalorizzatore di Acerra, da
Impregilo alla Regione Campania, era stato già previsto in un Decreto
legge del Governo del dicembre 2009 �“ spiega Roberta Lemma �“ dove si
profetizzava la conclusione dello stato di emergenza rifiuti in
Campania. Tutto questo grande affare è stato infilato, in sordina, nel
Milleproroghe, assieme all‘aumento della Tarsu e una ulteriore accisa
sulla benzina. Così Impregilo, proprietario del termovalorizzatore di
Acerra, vede schizzare in borsa il titolo. »Tutto questo è inaudito se
pensiamo ai recenti fatti di cronaca, davanti alle decine di denunce e
segnalazioni, prove e documenti relativi alla strage in atto. « Questo
mostruoso impianto è da chiudere e l’intera area da bonificare». Una
grande quantità di intercettazioni e denunce anche agli atti della
Commissione bicamerale di inchiesta sul traffico illecito di rifiuti,
specialmente nelle audizioni raccolte il 5 ottobre 2010. Giuseppe
Noviello, pm della sezione ambientale della Procura di Napoli, si dice
stupito davanti alla Commissione Bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei
rifiuti. Parla degli atti relativi alla gestione dei rifiuti in
Campania dal 2006 a oggi, «sorprende la facilita’ con cui dirigenti
che nulla avevano avuto a che fare con quella realtà’ si siano
adeguati al sistema»“. Noviello, assieme al collega Sirleo, e’ tra i
titolari dell’inchiesta ’Marea Nera’ sulla dispersione di percolato
nel tratto di mare che va da Caserta a Napoli. Non un «sistema’
criminoso organizzato �“ sottolineano i pm �“ ma una cattiva e omissiva
gestione delle discariche e dei controlli. Si facevano pressioni
perche’, anche le discariche che chiaramente non erano in grado di
lavorare in modo efficiente, accogliessero i rifiuti in grande
quantità». ”Marea nera” è legata all’inchiesta ’Rompiballe’ che
porto’, a gennaio, all’arresto di 14 persone tra cui Di Gennaro, ex
vice di Bertolaso e il prefetto Catenacci, ex commissario ai rifiuti
in Campania: «E’ la produzione incontrollata di percolato �“ hanno
sottolineato i pm �“ derivante dalla cattiva lavorazione dei rifiuti,
che tiene insieme le due inchieste» dichiarano Noviello e Sirleo.
Peccato che gli inquirenti si son visti sottrarre e smembrare
l’inchiesta Rompiballe in 4 faldoni. Due filoni dell’inchiesta restano
all’attenzione della magistratura napoletana, altri due saranno
valutati dall’ autorità giudiziaria romana. Sempre a Napoli saranno
citati a giudizio nei prossimi giorni i prefetti ed ex commissari
straordinari Bertolaso, Pansa e Catenacci che devono rispondere solo
della gestione irregolare dei rifiuti. Rischiano una ammenda in quanto
«qualcuno ha dimenticato di inserire, nel secondo libro del codice
penale, il reato di disastro ambientale e attentato alla salute
pubblica approvato da Prodi nel 2007, pochi giorni prima di cadere».
Nel decreto non si esclude la possibilità di dare in fitto,
l’impianto, per la durata di 15 anni, per un importo mensile di 2.5
milioni di euro. Precisa Roberta Lemma: «I primi sversamenti tossici
ad Acerra vengono identificati dalla Magistratura nel 1992 in località
Suessola. Qualcuno deve prendersi la briga di dare risposte certe a
questa popolazione colpita, non tanto dall’emergenza rifiuti, ma,
dall’emergenza salute e giustizia» A valutare l’impianto di Acerra è
stata Enea; a gestire l’impianto, la A2A tramite la società Partenope
Ambiente. Dal 15 gennaio 2010 Partenope Ambiente ha assunto la
gestione esclusiva del termovalorizzatore, affiancata da tecnici Fibe,
« quando sappiamo bene che la Fibe è sotto inchiesta da decenni. Come
è possibile vederla ancora figurare nella gestione di un impianto cui
servizio è di interesse pubblico?» Il trasferimento della proprietà
dell’inceneritore alla Regione Campania consentirà all’amministrazione
di gestire in proprio gli introiti derivanti dalla vendita
dell’energia prodotta mediante il ciclo di combustione dei rifiuti,
quantificati in circa 52 milioni di euro l’anno. « Soldi guadagnati
bruciando talquale e salute pubblica. Non si può pensare di starsene
zitti quando in piedi c’è un processo che vede imputato Impregilo
nell’aula bunker di Poggioreale �“ conclude la nota ufficiale �“ bisogna
finirla di far finta che in Campania non esiste un’ urgenza giustizia
e pulizia, nella classe politica locale, nazionale e tra gli impiegati
nelle istituzioni. »

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