"La follia della normalità". Perché il DMS V è fondamentalmente sbagliato

Nota del CCHR (Citizens Commission on Huyman Rights): nessun disturbo psichiatrico è mai stato dimostrato consistere in un'anormalità medica, malattia fisica o disturbo.

Persone Thomas Szasz, Oliver
Organizzazioni Associazione Psichiatrica Americana, Citizens Commission, Oxford
Argomenti medicina, psichiatria

01/ago/2011 11.00.16 CCDU onlus Contatta l'autore

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Nota del CCHR (Citizens Commission on Huyman Rights): nessun disturbo psichiatrico è mai stato dimostrato consistere in un’anormalità medica, malattia fisica o disturbo. Non uno. Nonostante decenni di "ricerca," miliardi di euro dei contribuenti spesi nel finanziamento di tali ricerche, miliardi spesi per attività di lobbying e di marketing, il fatto rimane lo stesso: gli elenchi dei comportamenti (che è tutto ciò di cui è costituito il DSM) non sono malattie. Non consistono in ciò di cui sono fatte le malattie. Se c'è una malattia, allora c'è qualche prova medica per dimostrare che l'anomalia esiste. E questo non è mai stato dimostrato per nessun disturbo psichiatrico. Ciò su cui questo articolo si concentra, tuttavia, è il pericolo ancora maggiore che la psichiatria attualmente pone alla società con l'imminente DSM V:  l'inclusione di Psichiatria "preventiva". Tradotto, significa diagnosticare le persone con disturbi mentali "prima" che si sviluppino i disturbi mentali stessi - cosa che non può essere clinicamente testata.

Per ulteriori informazioni, guarda il video del cofondatore del CCHR, professore di Psichiatria emerito, Thomas Szasz http://goo.gl/syKzS

 

etica Pratica, Università di Oxford

14 Luglio 2011 - di Oliver Matthes

 

Il DSM (Manuale di diagnostica e Statistica dei Disordini Mentali) è il sistema di classificazione dei disturbi psichiatrici ampiamente riconosciuto in tutto il mondo, pubblicato dall' Associazione Psichiatrica Americana (APA). È attualmente sotto un’importante revisione: la versione DSM-5 è prevista nel maggio 2013. La "Bibbia dello psichiatra" ha un impatto schiacciante: l’inclusione di un qualsiasi disturbo nel DSM ha un peso molto al di là dell’ufficio dello psichiatra. Determina la rimborsabilità del trattamento di quel disturbo e se le agenzie di vigilanza del farmaco approveranno i farmaci che verranno commercializzati per curarla.

 

Potrebbero essere discusse molte questioni interessanti nel DSM-5: le già prevalenti categorie "abuso di sostanza" e di "dipendenza" verranno sostituite da  "dipendenza e disturbi correlati", e verranno introdotte specifiche distinzioni in base al sesso e all’etnia… invece di distinguere entità diverse come il  "Disturbo autistico" e il  "Disturbo di Asperger", il manuale introduce il termine "spettro del  disordine dell’Autismo".

 

In questo scritto voglio concentrarmi su una particolare innovazione: l'introduzione delle cosiddette sindromi di rischio. Questo è un termine collettivo per tutte quelle condizioni che non soddisfano “ancora” i  “pieni" criteri diagnostici clinici, come ad esempio per la schizofrenia: in questo caso, si soffrirebbe della "sindrome psicotica attenuata". L'obiettivo è evidente: "giovani a rischio di una successiva manifestazione di un disturbo psicotico possono essere identificati".

(http://www.dsm5.org/ProposedRevision/Pages/proposedrevision.aspx?rid=412#)

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Questo è un cambiamento di paradigma chiaro verso la diagnosi precoce e la prevenzione in campo psichiatrico. Ma questo cambiamento è eticamente giustificato? Che senso ha diagnosticare il ‘rischio’ di una malattia quando la sua esistenza non è mai stata dimostrata e la stessa non è diagnosticabile con criteri oggettivi e scientifici?

 

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda: informarsi attentamente, non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, richiedere accurate analisi mediche e avvalersi sempre di un medico se si decide di smettere di assumere terapie a base di psicofarmaci, inoltre il cittadino ha il diritto  di richiedere l'applicazione del consenso informato e i medici  devono informare, codice di deontologia medica art. 33, 34 e 35, e possono segnalare le reazioni avverse ai farmaci compilando l'apposito modulo e indirizzandolo al responsabile di farmacovigilanza della propria zona, come indicato dall'Agenzia Italiana del Farmaco. 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Email info@ccdu.org

www.ccdu.org

 

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