Condannato Otelma per diffamazione aggravata e ingiuria ai danni del prof. Giovanni Panunzio, fondatore di Telefono Antiplagio

di "La vita in diretta"), l'imputato si è reso colpevole di due reati: diffamazione

15/dic/2005 16.31.30 antiplagio Contatta l'autore

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L'UNIONE SARDA 15/12/05
Diffamazione: condannato il Divino Otelma
L'occultista diede del mago fallito al fondatore del Telefono antiplagio
Giovanni Panunzio
Il Divino Otelma questa volta dovrà svestire i panni di tramite tra le divinità
e il mondo reale, mettere mano al portafogli personale e pagare 5.000 euro
sull'unghia a Giovanni Panunzio, responsabile nazionale del Telefono antiplagio.
Una somma molto terrena che l'occultista genovese sarà costretto a tirare
fuori dopo la condanna arrivatagli addosso ieri mattina a palazzo di giustizia:
il giudice unico Giampaolo Casula ha ritenuto che dare del mago fallito a
Panunzio, fondatore di un'associazione che «mira a frenare i fenomeni di
occultismo che ormai dilagano, come le Madonne che lacrimano», come lui stesso
sostiene, sia palesemente diffamatorio. E siccome Otelma (difeso dall'avvocato
Ignazia Licheri) commise lo stesso errore due volte (in due differenti puntate
di "La vita in diretta"), l'imputato si è reso colpevole di due reati: diffamazione
aggravata e ingiuria aggravata. Il giudice ha più che raddoppiato la pena
richiesta dal pubblico ministero (700 euro), riducendo invece drasticamente
la provvisionale da riconoscere al diffamato (5 mila euro) per il quale il
legale di parte civile Giovanni Manca aveva chiesto 25 mila euro. Non è servito
al Divino, dunque, venire di persona in aula lo scorso 29 settembre e raccontare
il proprio punto di vista sulla vicenda. Come unico risultato ottenne il
trasferimento in massa di assistenti, legali, pubblici ufficiali e perfino
magistrati in quell'aula al piano terra nella quale l'occultista fece sfoggio
del suo abito da lavoro: una tunica verde con simboli arabeggianti, un cappello
nero e due babbucce gialle. Passarono in secondo piano infatti le sue risposte
alle accuse di Panunzio, che in precedenza aveva ricordato i motivi che lo
spinsero a sporgere denuncia: «Durante due diverse puntate della "Vita in
Diretta", ricordò, «Otelma disse che negli anni '90 ero stato un mago fallito
e che, non avendo avuto successo, mi ero riciclato. Inoltre affermò che avevo
subito una condanna penale. Forse quelle frasi sono conseguenza della nostra
denuncia all'Antitrust per un corredo della felicità che Otelma pubblicizzava
nelle reti televisive». «Otelma non fece altro che difendere la sua categoria
in una trasmissione dall'intento provocatorio», ha sottolineato l'avvocato
Licheri nell'arringa, «nella quale Alfredo Barrago (illusionista cagliaritano)
definì cialtronata uno dei trucchi del mio cliente e lo stesso Panunzio apostrofò
i maghi come cialtroni a tutti gli effetti. Insomma, Otelma non fece altro
che sostenere le ragioni dei suoi colleghi. Quindi non è colpevole». Il giudice
è stato di avviso differente. (an.m.)

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