"Sybil" era una creazione psichiatrica?

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New Scientist
By Samantha Murphy
October 20, 2011

E’ il racconto che ha lanciato un migliaio di alter ego: la famosa storia vera di "Sibilla", che ha sopportato anni di tortura per mano della sadica madre ed è diventata una mite e angosciata adulta nella cui testa, è stato detto, albergavano sedici personalità.

Per molti, lei offrì un'introduzione sorprendente ad una condizione rara ed intrigante: poi noto come disturbo di personalità multiplo (MPD), una malattia della mente che colpisce soprattutto donne, nella quale una persona  ospita numerose personalità molto diverse che rappresentano aspetti frammentati di un passato infestato dagli spettri.

Fortunatamente, con l'aiuto e la costante dedizione al suo trattamento da parte del suo psichiatra - che ha incluso molti colpi alle finestre dell’ ufficio e chiamate a casa a tarda notte - Sybil finalmente era capace di essere d’accordo con gli altri aspetti di sé stessa ed integrarli, trionfando sulla sua malattia. La storia era perfetta per un libro avvincente, uno show di Broadway ed un film anche più coinvolgente nel
1976 (ed un remake meno affascinante nel 2007). Libro e film divennero non solo dei classici immediati, ma persino strumenti d’insegnamento per studenti di psicologia.

Ma secondo la giornalista investigativa Debbie Nathan, la storia di Sybil ha un solo grande problema: è soprattutto una menzogna.

In “Sybil Exposed”, Nathan, famosa per la sua esposizione sulla “sindrome di memoria recuperata", va attraverso la storia, domanda dopo domanda, cercando ogni più piccolo dettaglio. Una notevole impresa di ricerca che districa, separandoli, i fatti dalla finzione e rivelare un resoconto anche più interessante ed istruttivo di, non 16, bensì solo tre personalità: l'autrice, Flora Schreiber, la psichiatra Cornelia Wilbur, e "Sybil", Shirley Mason.

Quello che Nathan ha trovato fra gli archivi è stato “scioccante ma assolutamente appassionante", lei dice. Le 16 personalità della Mason non erano apparse spontaneamente come fanno nel libro e nel film, ma erano state “provocate da molti anni di trattamenti non ortodossi che violavano praticamente ogni standard etico di pratica per professionisti di salute mentale", lei scrive.

Questa è una vera bomba da gettare in una battaglia rovente iniziata nei tardi anni novanta, e che ancora oggi si sta combattendo. Il punto cruciale riguardo l’ MPD, da quando fu rinominato come disturbo di identità dissociativo, è se esiste come un disturbo di stress post-traumatico artefatto, che è il suo unico male, o se è soltanto il prodotto di una terapia ottimistica, di rinforzo e di una clientela speranzosa.

Dato che la prossima edizione della bibbia della psichiatria, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, è in fase di sviluppo, questo non è un semplice cavillo.

Nathan usa citazioni esatte tratte dalle trascrizioni delle vere sessioni di psicoanalisi, ricavati dai diari della Mason e dagli appunti dell’autrice Schreiber, per offrire un affascinante spaccato di come queste tre donne hanno trasformato la malattia e il desiderio in affari.

Quando Wilbur, un’ ambiziosa psichiatra donna in un campo pieno di uomini, trova Mason, una paziente adorante e bisognosa di attenzione, non passa molto tempo prima che loro prendano parte ad un tipo contorto di relazione genitore-figlia . Nathan mostra come la Wilbur provvide alla sua paziente con attenzione e affetto, e come la Mason con entusiasmo eseguì qualsiasi cosa facesse piacere alla Wilbur.

Ad un certo punto la Mason scrisse una lettera cercando di confessare alla Wilbur di essersi inventata queste personalità. Le chiese anche che smettessero di demonizzare sua madre, che la Wilbur aveva indicato come una violentatrice depravata ma che Nathan suggerisce essere solo religiosamente severa ed emotivamente imprevedibile. La Wilbur rigettò la lettera come meccanismo di difesa, e la sua paziente, decisa a non perdere l'interesse della dottoressa, ha continuato la sciarada. Subito dopo, le due donne incontrarono la Schreiber che trasformò la loro storia nella leggenda sexy e redditizia che conosciamo oggi.

Sybil rimane un buon libro e un buon film, ma forse la versione di Nathan della storia è quella che ha valore insegnare nei corsi. Sebbene sia la storia meno sensazionale, è di ammonimento. È un promemoria solenne del perché la sfiducia affligge il campo della salute mentale, e del perché noi dobbiamo sempre stare attenti a stabilire i fatti chiaramente, e lasciare alla narrativa il fatto di farsi trasportare dalla storia.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.

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Fonte articolo:
http://www.newscientist.com/blogs/culturelab/2011/10/was-sybil-a-psychiatrists-creation.html

 

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