Antiplagio news: madre coraggio contro itx nel latte ecc. Tetra brik ancora sotto accusa!

11/mar/2006 10.18.23 antiplagio Contatta l'autore

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Il Ministero della Salute (quale salute?) cosa sta facendo? Il profitto
di una multinazionale puo' prevalere sui diritti dei cittadini? Tutto
ha inizio nel 1994, quando la donna verifica la presenza di strani
arrossamenti sulla pelle. "Qualcuno gioca con la nostra salute!".
Intanto a Genova, ancora oggi, vengono trovati succhi di frutta
contaminati.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 11/3/06 http://www.
lagazzettadelmezzogiorno.it
Una farmacista di Canosa chiede di andare a fondo in una vicenda che
presenta ancora oggi molti aspetti controversi - Madre coraggio contro
il famigerato «Itx»
«Qualcuno ha giocato a mosca cieca con la nostra salute. Sono pronta a
fare da cavia»
Canosa - Un dubbio atroce: nei cartoni del latte, per quattro lunghi
anni, potrebbe essersi annidata una sostanza tossica, simile in tutto
ad un idrocarburo cancerogeno. «Stiamo giocando a mosca cieca con la
nostra salute. Sono pronta a fare da cavia ed ad offrirmi, assieme ai
miei bambini, per quelle verifiche di tossicità che, pare, solo il
ministro della Salute avrebbe il potere di autorizzare». Una storia
spigolosa che ha come protagonista una donna, farmacista e madre,
disposta a tutto pur di saperne di più di quella sostanza che, per
stessa ammissione delle case produttrici, è finita nel latte attraverso
il procedimento di stampa in offset delle etichette. La mamma coraggio
è Carmelinda Lombardi, una farmacista di Canosa che, un bel giorno di
ottobre, riceve, da un'azienda produttrice di latte, la disposizione di
ritiro dalla vendita del prodotto esposto sugli scaffali.
Isopropylthioxantone: un nome lungo e pieno di lettere cupe come una
maledizione azteca, per quella sostanza trovata «per caso» nel latte
dei bambini. In tre differenti prodotti, infatti, i laboratori
dell'Arpa della Regione Marche scoprono la presenza di Itx (lo
chiameremo così, d'ora in poi) e ne danno comunicazione al Ministero
della Salute, in data 8 settembre. Nessuno sa che pesci pigliare:
l'autorità sanitaria nazionale, che non dispone di informazioni idonee
a supportare la tesi della tossicità e prese di posizione adeguate; i
produttori degli imballi, i quali dichiarano di essere venuti nella
disponibilità di mezzi d'indagine della presenza dell'Itx solo da poco
tempo; i consumatori che, per reazione, boicottano gli acquisti.
Strano: la procedura per risalire alla presenza di idrocarburi
aromatici policliclici (simili in tutto all'Itx) è datata 1990. Da
quella data in poi, il «veleno» non avrebbe dovuto avere più segreti
per nessuno. Ma tant'è. Secondo quanto sostengono i tossicologi, l'Itx
provocherebbe reazioni di intolleranza a carico dell'apparato
digerente, dal gonfiore epatico fino alle gastroenteriti. Si ipotizzano
anche gravissime conseguenze di carattere genetico. Il dibattito divide
le acque: l'Efsa, l'autorità europea di sicurezza alimentare, sostiene
la non tossicità a breve e a lungo termine; l'Epa, l'agenzia americana
per la salute, classifica l'Itx con lo stesso indice dell'ammoniaca e
del vinil-benzene. Perplessi anche i rigorosi tedeschi, che a fine
anno, in un incontro straordinario del Comitato sulle plastiche
dell'istituto di valutazione del rischio, alzano le braccia,
dichiarando, ad un tempo, l'insufficienza di conoscenze sulla tossicità
degli inchiostri tipografici e la pericolosità dell'Itx. Risultato: le
aziende che producono «Tetrapack» cambiano il procedimento di stampa,
quello della rotativa che, per contatto, potrebbe aver contaminato il
lato atto ad ospitare la sostanza alimentare. L'offset va in soffitta:
si stampa, dicono, con «flexopress asciugato ad acqua». Il pericoloso
Itx, che serviva a fissare la stampa, è fuorilegge: adesso per
asciugare le impressioni si utilizzano getti di vapore. I dubbi della
dottoressa Lombardi non si fermano. Anche perché, in un range di tempo
compreso tra dicembre e febbraio, nel proprio organismo (lo dicono le
analisi) l'acido trans transmuconico, lo «spazzino» dell'Itx è
aumentato a dimisura. I valori sono doppi rispetto ad un benzinaio, ma
la donna lavora in farmacia: c'è qualcosa che non va. Sorretta dai
consigli del professor Giovanni Panunzio, presidente dell'associazione
«Telefono antiplagio» di Cagliari http://www.antiplagio.org/itx.htm,
decide di sottoporsi in prima persona alla sperimentazione,
sostenendone le spese. Ma i laboratori di analisi di mezza Puglia
rispondono picche: ci vorrebbe il visto del Ministero della Sanità. Lei
non ci sta e va dai carabinieri: sulla vicenda si apre un'inchiesta.
Nicola Curci

CANOSA - Il racconto di Carmelinda Lombardi è qualcosa di
sconvolgente. Sia perchè la vicenda che narra la coinvolge
direttamente, sia perchè il racconto si trasforma nella denuncia di
esistenza, a Canosa, di un'elevata percentuale di bambini allergici,
tra quelli che hanno utilizzato latti liquidi, anzichè in polvere. «Ho
sempre bevuto - racconta la farmacista - grandi quantità sia di latte,
che di succhi di frutta contenuti in tetrapack. Nel 1994 ho iniziato a
presentare sulle mani alcuni arrossamenti e screpolature fortemente
pruriginose, che i dermatologi hanno diagnosticato come "strana
allergia". I test allergici ai quali mi ero sottoposta, infatti,
risultavano negativi. Fatto sta che questo problema alle mani non è
guarito né con creme, né con cortisonici, né con misure di prevenzione
di qualsiasi genere, come l'eliminazione di detersivi o l'utilizzo dei
guanti di cotone sotto i guanti di lattice». «Nel 2000 - aggiunge la
dottoressa Lombardi - nasce la mia prima figlia. La allatto al seno per
due anni, anche perchè la bimba rifiuta ogni tentativo di svezzamento e
si ammala continuamente. Il risultato è che mia figlia risulta
allergica al latte ed a tanti altri allergeni. Al nascere della mia
seconda figlia, decido di svezzarla prima, utilizzando il latte "Nidina
due", che la bimba assume in grandi quantità. La stessa bimba, però, si
ammala spesso di linfoadenopatie inspiegabili, poiché non presenta
patologie che giustifichino questo tipo di manifestazioni. Si
susseguono, inoltre, frequenti gastroenteriti e alle visite mediche
presenta un fegato gonfio al tatto. Compiuto un anno di età le
sostituisco il latte "Nidina due" con il latte "Mio", che finisce per
provocarle diarrea persistente. Sostituisco nuovamente il latte "Mio"
con il latte "Primi passi", ma le cose non cambiano». «Nel 2005 -
conclude Carmelinda Lombardi - nasce il mio terzo bimbo. Lo allatto
sempre al seno e, a quattro mesi, smette di crescere. Alle verifiche
scopro che anche lui è allergico al latte. I medici interpellati mi
consigliano di non bere più latte e derivati, ma di assumere latte di
soya. Così inizio a bere il latte "Aptamil 2 soya liquido", ma il
bambino rigurgita abbondantemente, per cui sospendo l'assunzione e bevo
un altro tipo di latte di soya sempre in tetrapack. Provo, così, a
svezzarlo dandogli il summenzionato latte di soya, ma il bimbo vomita.
Da quel momento in poi non ho smesso un attimo di interrogarmi
sull'accaduto». Antonio Bufano

IL SECOLO XIX 11/3/06 http://www.ilsecoloxix.it
Genova, le analisi confermano succhi di frutta contaminati
dall'inchiostro usato sui cartoni
Le aziende coinvolte hanno già ritirato le confezioni dai negozi
Genova - I risultati degli esami condotti dall'Arpal di Genova parlano
chiaro: «I campioni di alimenti Parmalat e Zuegg sottoposti ad analisi
nei mesi scorsi poiché potenzialmente contaminati dall'Itx, sono
positivi». È una svolta, e in qualche modo riapre il caso dei cibi
intaccati dall'Isopropylthioxanthone, la sostanza utilizzata nella
stampigliatura dei cartoni in tetrapak la cui presenza era stata
rilevata inizialmente in cartoni di latte per bambini Nestlè e Milupa.
I primi investigatori ad occuparsene erano stati quelli della procura
di Ascoli, ma gli accertamenti erano stati poi estesi a tutt'Italia
interessando anche la Liguria. La Guardia forestale, sulla base d'una
circolare interna diffusa dalla Coop con cui si chiedeva di ritirare a
scopo precauzionale, oltre al latte Nestlè e Milupa, anche svariate
tipologie di succhi Parmalat e Zuegg contenute in tetrapak, aveva
sequestrato oltre 24 mila confezioni in un magazzino di Arenzano.
Successivamente sono state disposte analisi su 14 campioni diversi, che
rappresentassero il ventaglio di alimenti rimossi dagli scaffali dei
supermarket. E i riscontri forniti dall'Agenzia regionale per la
protezione dell'ambiente portano decisamente in questo senso,
certificando che in 12 casi su 14 l'Itx era presente.
La novità potrebbe presto determinare aggiornamenti nell'inchiesta
penale avviata al palazzo di giustizia genovese, dov'è stato aperto un
fascicolo contro ignoti per la commercializzazione di alimenti
adulterati. Intanto la Parmalat ha chiesto e ottenuto una revisione
delle analisi, che saranno eseguite entro sessanta giorni all'Istituto
superiore di sanità, una specie di secondo grado di giudizio in
materia. Va comunque ribadito che, allo stato, a carico della casa
produttrice emiliana non sono emerse responsabilità (così come nei
confronti della Zuegg) e anzi erano stati proprio i vertici
dell'azienda a far rimuovere migliaia di confezioni per tutelare i
consumatori.
Che tipo di rischio, concreto, hanno corso questi ultimi? È il nodo
cruciale, su cui finora purtroppo è stata fatta poca chiarezza. I
pronunciamenti dell'Istituto superiore di sanità e dell'Efsa (European
food safety authority, l'autorità europea per la sicurezza alimentare)
escludono che l'Isopropyl sia genotossico, pur definendo
«indesiderabile» la sua assunzione in ogni quantità. Molto più
approfonditi, e però meno accreditati in Italia, sono gli studi
condotti dall'Epa (Environmental protection agency) americana, che
quantifica in 50 microgrammi per litro la soglia da non superare per
scongiurare possibili ripercussioni sulla salute. Nel caso degli
alimenti sequestrati in provincia di Genova, e risultati positivi, il
limite è stato oltrepassato in almeno tre occasioni. Senza dimenticare
che le limitate informazioni sulla tossicità dell'Itx hanno spesso
ispirato gli attacchi "Altroconsumo". «Al di là delle rassicurazioni
ufficiali - ribadiscono i portavoce - è sbalorditivo scoprire adesso
cosa davvero hanno mangiato e bevuto migliaia di persone per anni».
Matteo Indice




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