Trovare alternative ai potenti sedativi

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Boston Globe - 30 aprile 2012

Di Kay Lazar

 

Marjorie Bontempo era una donna nuova dopo il suo passaggio nel Life Care Center di Nashoba Valley, una casa di cura di Littleton dove il personale non crede nell'uso di farmaci antipsicotici semplicemente per calmare i residenti.

 

Un medico le aveva prescritto un antipsicotico un anno prima, dopo che la malattia di Alzheimer l’aveva trasformata da sarta esperta, soldato della pace familiare, in una donna scontrosa, confusa, che si rifiutava di mangiare. Il farmaco ha sedato la sua aggressività ma l’aveva lasciata frastornata, come dice la figlia, Patty Sinnett.

 

Le infermiere di Nashoba hanno tolto alla Bontempo il potente sedativo. E quando la Sinnett è tornata a farle visita l’ha trovata nel salone a guardare un film di Clark Gable.

"Ha cominciato a  spiegarmi tutto il film, come avrebbe fatto una persona normale” ha detto la Sinnett. " Era la prima volta che avevo una conversazione con lei da un anno. E’ stato incredibile.

 

Littleton fa parte di un piccolo (ma rapidamente crescente) numero di case di cura risolute a trattare l’agitazione e il comportamento dirompente  - comportamenti che spesso accompagnano la demenza - senza ricorrere a farmaci antipsicotici.

 

Il Globe ha riferito che molte case di cura continuano a basarsi eccessivamente sugli antipsicotici per trattare i residenti aggressivi, anche se la maggior parte di questi residenti non presentano condizioni che secondo i regolamenti della stessa casa di cura giustificherebbero l'uso dei farmaci. E nonostante le autorità federali abbiano avvertito degli effetti collaterali a volte letali nel caso di antipsicotici presi da pazienti anziani affetti da demenza.

 

Gli scettici ribattono che a volte i farmaci sono necessari per proteggere i malati e il personale, e che molti degli approcci non farmacologici provati richiedono una formazione specializzata, e spesso anche più personale. Ciò però non cambia la sostanza: le agenzie di vigilanza sui farmaci non hanno approvato nessun farmaco in modo specifico per gestire i comportamenti difficili esibiti da residenti con demenza.

 

Il direttore di questo centro, Nancy LaRock, perlustrando le cartelle di ogni paziente, ha scoperto che a circa 30 dei 120 ricoverati venivano somministrati farmaci antipsicotici, ma la metà di questi non mostrava una condizione che giustificasse tali farmaci. Grazie a centri come il  Nashoba, l'uso di farmaci nelle case di cura con pazienti senza malattie mentali è sceso dal 2005.

 

A Nashoba, attività e cura sono abbinate alle personalità individuali e abilità dei residenti.

Per esempio, nel caso della signora Bontempo, che quando è arrivata nel 2010 non mangiava, hanno scoperto il suo amore per la cioccolata calda, così gliene portano una tazza all'inizio di ogni pasto e questo risveglia il suo appetito. E lei è raramente aggressiva.

 

Erica Labb, direttore del programma di unità di cura di demenza di Nashoba spiega che si tratta solo di continuare a provare nuove cose fino a trovare il giusto “ingrediente”. Per questo i membri dello staff fanno domande dettagliate ai familiari sulla personalità di un paziente prima del morbo di Alzheimer:  l'ora del giorno che preferivano per il bagno, i cibi preferiti, gli hobby, ecc. Molti dei residenti non sono più in grado di parlare, così i loro comportamenti - lacrime, urla, sorrisi - sono modalità di comunicazione. “Se qualcuno è aggressivo durante la doccia, può essere che abbia paura, così noi iniziamo col lavargli solo i piedi “ ha detto la Labb.

 

In un caso recente, un residente di sesso maschile ha reagito inspiegabilmente colpendo gli altri, ma tenendo traccia delle sue azioni, le infermiere hanno scoperto che ha colpito solo durante il giorno, e solo quando era in una determinata sezione di una stanza. "Abbiamo capito che la luce gli faceva male agli occhi e tutto quello che abbiamo fatto è stato far sì che la luce non gli arrivasse negli occhi e la cosa non è più accaduta”.

 

Il Dr. Jonathan Evans, direttore medico presso due case di cura della Virginia, ha detto che ha prescritto farmaci antipsicotici per anni ai pazienti con demenza, spesso sotto la pressione dei membri dello staff sopraffatti o delle famiglie angosciate che credevano che i farmaci avrebbero aiutato i loro cari. “Siamo addestrati come i medici a pensare che ogni problema ha una potenziale soluzione e la soluzione più ampiamente usata è un farmaco, ma questo non funziona per ogni problema” ha detto Evans.

 

Evans ha smesso di prescrivere antipsicotici ai pazienti con demenza, aggiungendo che dedicherà la sua presidenza alla American Medical Directors Association a educare altri operatori sanitari sul fatto che i difficili e impegnativi comportamenti dovuti a demenza possono essere causati dal dolore non trattato dovuto ad artrite, infezioni o paura e curabile senza psicofarmaci.

 

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ritiene sia necessario un aumento di alternative umane, razionali e senza psicofarmaci alle cure psichiatriche degli anziani. Bisogna sporgere denuncia alle autorità competenti se si è a conoscenza di professionisti della salute mentale che usano mezzi coercitivi, cattiveria o minacce per far “accettare” un trattamento psichiatrico o il ricovero di un anziano contro la sua volontà. Spedite una copia della denuncia al nostro Comitato.

 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Mail info@ccdu.org

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Leggi il resto dell'articolo qui: http://www.boston.com/news/local/massachusetts/articles/2012/04/30/finding_alternatives_to_potent_sedatives/?page=full

 

 

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