Clownterapia: Missione Kossovo

Una esperienza indimenticabile, che vive dentro di me, che ti fa apparire in maniera diversa il futuro, il tuo stesso passato lo vedi con occhi diversi.

05/apr/2006 16.09.02 zefferino Contatta l'autore

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di Zefferino Di Gioia - clown dottore Zerò

Già da tempo volevo scrivere “dei pensieri” sulla mia esperienza in Kossovo.
E da molto tempo sfuggivo a questo impegno… quasi avessi bisogno del “giusto tempo” per metabolizzare il tutto e non essere vittima delle “semplici” emozioni del momento.
Ed invece!!
Quante immagini ritornano alla mente… quanti pensieri.
Una esperienza indimenticabile, che vive dentro di me, che ti fa apparire in maniera diversa il futuro, il tuo stesso passato lo vedi con occhi diversi.
Nel partire per il Kossovo, non conoscendo la lingua, le tradizioni di quel popolo, avevo dei timori, che sono scomparsi “quasi” immediatamente, al primo approccio .
Quanti palloncini!!! Una infinità.
Quanti sorrisi!! Una marea.
Ci sono dei visi scolpiti dentro di me. Quanto amore in una bimba Kossovara.
Riuscivamo a trasmettere “messaggi” con i segni, con la gestualità, con una pacca sulle spalle, con una stretta di mano, con un abbraccio, con il semplice parlare nelle rispettive lingue… quasi fosse diventata una “unica lingua universale”.
Non ci sono state difficoltà ad integrarmi come uomo... l’ospitalità Kossovara, nella sua semplicità, è stata squisita, né le ho avute come clown.
Tutti i ragazzi erano sempre pronti a gettarsi nella mischia, a continuare dentro e fuori la scuola, dove alloggiavamo, nel gioco che si era creato, che abbiamo creato.
Dentro..........altri volontari si sono associati alla nostra iniziativa… sembrava che non aspettassero altro che “essere clowns”... e tutti insieme, in un unico sforzo… nel trasmettere quel messaggio d’amore che ci ha portati a partire dalle comodità delle nostre case, per arrivare là, dove ti accorgi di quanta “modernità” siamo circondati nel nostro mondo, di quanto poco servirebbe per far rinascere un popolo dalla semplice speranza.
Tutto questo, certo, non fa dimenticare gli odi, non sopiti, tra l’etnia serba, “ormai” costretta a vivere in “enclave”, difesi dalla forze armate della Kfor, e la maggioranza albanese.
Nonostante gli sforzi, che a volte, a dire il vero, sembrano più apparenti che sostanziali, per farli appartenere ad un unico popolo, “quello Kossovaro”, ci vorranno decenni per tornare alla “cosiddetta normalità”.
Mi viene in mente una poesia del Giusti, “Sant’Ambrogio”, in cui si afferma, a proposito della divisione e delle sopraffazioni dei popoli, che: ”Giova a chi regna dividendo e teme popoli avversi affratellati insieme”.
Certo si parla di altri popoli, ma basta poco per accorgersi di quanto siano reali quelle parole.
E’ sufficiente guardarsi intorno: ”Sono in molti a giocare e a far leva sulle nostre emozioni”.
Siamo partiti convinti di portare un sorriso e con il timore che, nella nostra ”inesperienza”, forse sarebbe volato via al primo soffio del vento.
Siamo tornati portando dentro di noi una valanga di emozioni che ci stanno cambiando la vita.
Siamo partiti con l’idea di dare, e siamo tornati avendo ricevuto il dono prezioso… di aver afferrato il “senso di sofferenza” dei popoli.
E tutto questo!!!
Per colpa di un sorriso che, nella nostra “semplicità”, eravamo andati per regalare… e che, invece, ci è stato donato.


clownzero_@libero.it






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