Processo ad operatori della coop. Lilium: basta menzogne, ecco perché è venuto da noi il giovane accusatore

11/lug/2014 12:08:13 Domino Contatta l'autore

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Pescara 8 luglio 2014

 

Processo ad operatori della coop. Lilium: basta menzogne, ecco perché è venuto da noi  il giovane accusatore.

 

In merito ad alcuni articoli apparsi sulla stampa abruzzese lunedì 7 luglio vogliamo qui di seguito denunciare gravi inesattezze e raccontare la versione dei fatti che spiegheremo dettagliatamente nelle Aule di Giustizia.

 

La storia clinica del giovane accusatore:

Il giovane, cui fanno riferimento gli articoli apparsi su alcuni quotidiani locali il lun 7 luglio 2014, viene ricoverato presso il reparto di  Pediatria dell’Ospedale “Z.Poma” di Mantova in data 7 aprile 2007.

A seguito di un provvedimento urgente del T.M. di Brescia  su stessa richiesta dei genitori – viene disposto l’inserimento del giovane in idonea comunità terapeutica.  Dopo solo una settimana dall’inserimento il minore presentava crisi di agitazione psicomotoria con eteroaggressività (tentativo di strangolamento di un altro ospite e nei giorni successivi tentativo di accoltellamento di un operatore) tale da comportarne il ricovero presso il Reparto di Neuropsichiatria Infantile di Monza.

Viene dimesso con diagnosi “Agìti eterolesivi con Disturbo di Personalità Borderline e Disturbo della Condotta”. Hanno fatto seguito alcuni inserimenti comunitari però falliti. Prima di entrare alla LILIUM  si trova ricoverato presso l’SPDC dell’Ospedale “Z. Poma” di Mantova.

Ecco cosa scriveva la stessa responsabile del SPDC al Tribunale dei Minori di Brescia a proposito del minore in questione: «dal giorno 7 settembre inizia ad essere teso, più oppositivo e minaccioso nei confronti degli ospiti, specie i più fragili ed anche nei confronti degli operatori. Da questa data inizia l'escalation di aggressività: pugni e calci agli ospiti ("perché non gli piacevano"), fughe dal reparto e dal circuito dell'ospedale con attraversamento di strade ad alta intensità di traffico senza alcuna prudenza. In occasione di una fuga, rincorso da due operatori, li ha assaliti con pugni e calci sferrati con forza brutale, tanto che si è dovuto ricorrere alle forze dell'ordine per farlo rientrare. Vista la violenza dell'agito, la guardia giurata di servizio all'Ospedale è scappata, invitando la scrivente a chiamare urgentemente il 112. In reparto nonostante le alte dosi di psicofarmaci ha iniziato ad aggredire con pugni altri utenti ed infermieri. Cinque infermieri hanno riportato contusioni e distorsioni tanto da dover ricorrere al Pronto Soccorso».

Dopo la richiesta del servizio di Mantova nel mese di ottobre 2009 il giovane faceva il suo ingresso presso la nostra Comunità Nostos (comunità della Lilium). Il ragazzo rimane tre anni nelle nostre strutture, anche dopo il raggiungimento della maggiore età, anche dopo che gli enti preposti chiedono le sua dimissione proprio per motivi anagrafici.

È proprio dietro sua richiesta che l’amministrazione della ASL di provenienza lo fa rimanere un altro anno!

 

Le affermazioni relative alle dichiarazioni degli agenti interrogati:

L’altra grave inesattezza riguarda ciò che è riportato in merito alla versione riferite ad  agenti della polizia giudiziaria della squadra mobile. Questi non hanno confermato tutte le accuse limitandosi e dichiarare di avere verbalizzato le denunce dei ragazzi. 

 

 

Le accuse del giovane:

Per quanto riguarda le accuse che il giovane ci rivolge, ci sentiamo sereni e certi di potere chiarire in modo molto dettagliato e puntuale, come già fatto in passato, la piena correttezza  e la legitimità.

                         

 

L’Interrogazione Parlamentare:

A proposito invece dell’Interrogazione Parlamentare che ha avuto per oggetto questa vicenda osserviamo con tristezza la scarsa capacità che alle volte colpisce anche chi è in buona fede di selezionare fonti attendibili e di ricostruire i fatti con lucidità. È proprio questo che chiediamo a gran voce e che riteniamo di avere il diritto di esigere anche in relazione al delicato compito che ci è affidato.

La Lilium si occupa di recuperare a una vita normale – per quanto possibile e a seconda dei casi – ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni affetti da gravi patologie psichiatriche. Tale recupero viene effettuato attraverso il coinvolgimento dei ragazzi in vari tipi di attività, che vanno dalla musicoterapia, alla danza terapia, all’ippoterapia, al laboratorio teatrale o manuale, il tutto sotto la guida e la supervisione di uno staff qualificato, composto da medici, psichiatri, psicoterapeuti ed educatori nelle varie discipline. Non è un lavoro facile, quello di chi opera all’interno di Lilium! A volte il personale stesso è stato vittima di aggressioni da parte di pazienti in preda a una crisi. I soggetti trattati dalla struttura sono spesso assegnati a essa dai servizi sociali dei luoghi di provenienza dei ragazzi, momentaneamente allontanati dalle famiglie perché queste non hanno né gli strumenti, né la forza per aiutare i propri figli in difficoltà.

In situazioni così delicate ed alle volte drammatiche interveniamo noi, con professionalità ed esperienza. Mai abbiamo dimenticato l’amore per questo lavoro che è anche un compito delicato e complesso, mai ci siamo pentiti di aver dedicato la nostra vita alla tutela dei minori con forti disagi e patologie psichiatriche ma ora chiediamo che i giudizi superficiali e falsi che così a fondo hanno colpito noi, il nostro lavoro e le nostre famiglie lascino spazio ad una giusta ed equa valutazione dei fatti.

E ciò  tanto più da l’esperienza recente da un altra simili  vicende , come quelle riguardante le accuse e la incriminazione  di dipendenti e dirigenti della CEARPES per ipotesi di maltrattamenti ed altri reati nei confronti dei ragazzi ospitati nella stessa struttura. Le stesse si sono  risolte dopo nove anni di processa con la totale loro assoluzione per inesistenza dei fatti  accertate e  sentenziate dal Tribunale penale di Chieti. Questi avvenimenti dovrebbero rendere più edotti e consapevoli i media dei gravissimi ed irreparabili danni di notizie frettolose ed inesatte ed non adeguatamente accertate e verificate , quali quelle giornalistiche in commento ,  anche mediante l’audizione e l’interlocuzione dei responsabili della struttura ospitante possono produrre.

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