Oggi Giornata Memoria Rwanda Comune Roma

In programma la proiezione del documentario della regista Cristina Comencini realizzato in occasione della visita della delegazione romana guidata dal sindaco Walter Veltroni in Rwanda e l'apertura di una tavola rotonda riguardo la storia e l'attualità del genocidio rwandese con la presenza di ospiti autorevoli: Professoressa Flavia Lattanzi già giudice del Tribunale Penale Internazionale (ONU) per i crimini del Rwanda (Arusha, Tanzania) Yolande Mukagasana, sopravvissuta del genocidio, autrice del libro La morte non mi ha voluta, premiata con la "Menzione Onorevole" Unesco per l'educazione alla Pace Paola Turci vincitrice della 4ª edizione del premio Amnesty Italia 2006 con la canzone "Rwanda" Jean-Pierre Ruhigisha, sociologo e presidente della Comunità rwandese di Roma La presidente della Onlus Bene-Rwanda, dott.sa Françoise Kankindi Moderatore il Console onorario del Rwanda in Italia dott.

02/feb/2007 12.49.00 benerwanda Contatta l'autore

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2 FEBBRAIO 2007: GIORNATA DELLA MEMORIA DEDICATA AL GENOCIDIO RWANDESE DEL 1994

 

                                                                                             

Il giorno venerdì 2 febbraio 2007 a partire dalle ore 17 presso la Casa della Memoria e della Storia del Comune di Roma in Via Francesco de Sales 5 (Trastevere), l’associazione Bene-Rwanda Onlus organizzerà una serie di attività per la commemorazione del genocidio dei Tutsi rwandesi del 1994 nell’ambito delle iniziative attorno alla Giornata della Memoria.

In programma la proiezione del documentario della regista Cristina Comencini realizzato in occasione della visita della delegazione romana guidata dal sindaco Walter Veltroni in Rwanda e l’apertura di una tavola rotonda riguardo la storia e l’attualità del genocidio rwandese con la presenza di ospiti autorevoli:

 

 

  1. Professoressa Flavia Lattanzi già giudice del Tribunale Penale Internazionale (ONU) per i crimini del Rwanda (Arusha, Tanzania)
  2. Yolande Mukagasana, sopravvissuta del genocidio, autrice del libro La morte non mi ha voluta, premiata con la “Menzione Onorevole” Unesco per l’educazione alla Pace
  3. Paola Turci vincitrice della 4ª edizione del premio Amnesty Italia 2006 con la canzone “Rwanda”
  4. Jean-Pierre Ruhigisha, sociologo e presidente della Comunità rwandese di Roma
  5. La presidente della Onlus Bene-Rwanda, dott.sa Françoise Kankindi

 

Moderatore il Console onorario del Rwanda in Italia dott. Francesco Alicicco

 

L’evento si avvale del patrocinio del Consigliere Delegato per la Memoria Storica del Comune di Roma, professor Sandro Portelli, che sarà presente in sala e introdurrà la giornata.

 

Saranno presenti all’evento i membri della Comunità dei rwandesi in Italia  e della Onlus Bene-Rwanda, testimoni diretti degli avvenimenti dell’ultimo cinquantennio in Rwanda che costrinsero molte persone a rifugiarsi all’estero e che portarono alla pianificazione e all’esecuzione del genocidio del 1994.

 

Si prevede la presenza in sala degli alunni delle scuole romane che parteciparono alla visita del sindaco Walter Veltroni in Rwanda e che sono attivi in programmi di sostegno a distanza a bambini rwandesi.

La giornata si concluderà presso il ristorante africano Sahara, viale Ippocrate 43 Roma www.ristorante-sahara.com, dove è organizzata una cena per la raccolta fondi a favore della Onlus (partecipazione facoltativa, menù euro 25, parte dell’incasso per sostenere le attività di Bene-Rwanda Onlus). Per prenotazioni e informazioni: email a info@benerwanda.org o telefonare al 329 3003293, sito web www.benerwanda.org

 

Nell’estate del 1994, mentre l’attenzione mediatica internazionale era concentrata sui mondiali di calcio negli Stati Uniti, in Rwanda si consumava una delle più grandi tragedie della storia moderna: nel giro di tre mesi, tra il 6 aprile e il 19 luglio 1994, un milione di cittadini appartenenti all’etnia minoritaria Tutsi veniva trucidata dagli estremisti Interahamwe appartenenti alla maggioranza Hutu. Un omicidio ogni dieci secondi avveniva sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale che ignorò le invocazioni d’aiuto del Generale Dallaire, comandante della missione di pace dell’Onu.

 

La maggior parte degli organi d’informazione preferì riferire di un semplice “scontro tribale tra selvaggi”. Ma la realtà era un’altra, intricata e profonda, e aveva a che vedere principalmente con la complessità dell’eredità post-coloniale. Isolare e studiare questo sistema è da considerarsi prioritario nella convinzione che tale operazione possa servire a non dimenticare la tragedia del Rwanda e a permettere di riconoscere i segnali premonitori di imminenti catastrofi umanitarie a livello planetario. L’urgenza e l’attualità dell’approfondimento di un dibattito sulla “cultura del genocidio” da un punto di vista storico e culturale è dimostrata dai crudeli fatti che continuano a insanguinare l’Africa in questo stesso momento.

 

La Onlus Bene-Rwanda, che in lingua Kinyarwanda significa “figli del Rwanda”, è stata fondata ed è diretta da cittadini rwandesi residenti in Italia e ha l’obiettivo di conservare e valorizzare la memoria dei tragici avvenimenti che colpirono il popolo rwandese nel 1994 diffondendo al contempo gli strumenti per riconoscere i segnali premonitori al formarsi di una “cultura del genocidio”. Di conseguenza le attività dell’associazione sono basate sulla valorizzazione di aspetti culturali e umanitari: la divulgazione di un’informazione aggiornata e di qualità sugli avvenimenti del passato e del presente rwandese e la difesa dei diritti umani rappresentano i principali strumenti di cui intende avvalersi il gruppo di lavoro Bene-Rwanda.

 

La nostra filosofia si basa sulla convinzione che la condanna dei “colpevoli” non sia l’unico modo per ottenere giustizia; il nostro impegno è quello di portare sul banco degli imputati la genesi di un sistema capace di produrre un milione di morti in soli tre mesi. Attraverso lo studio e l’analisi di quella “cultura del genocidio”, che maturò in Rwanda attraverso molti anni, intendiamo riconoscere all’uomo le sue capacità critiche e dotarlo degli strumenti per riconoscere i segnali premonitori di imminenti tragedie umanitarie.

 

 

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Ufficio Stampa                                                                    Francoise Kankindi

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