I test nelle scuole di Rovereto stanno continuando?

Fontana, responsabiledella direzione cura e riabilitazione dell'Azienda provinciale per i servizisanitari, ha affermato chel'Azienda sanitaria condivide il divieto di svolgere test sullo stato psichico degli alunni.

20/mar/2008 23.49.00 CCDU Onlus Trento Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

 

Trento,21 marzo 2008

Spett.le Redazione

Per pubblicazione

 

 

COMUNICATOSTAMPA

 

I test nelle scuole di Rovereto stanno continuando?

 

Dopo la telefonata allarmata di ieri da parte di uninsegnante di una scuola di Rovereto che ci ha comunicato che i sondaggidell’indagine “La Testa Altrove” promossi dal dr. Campolongodel Lions Host sono stati distribuiti in alcune scuole di Rovereto, cichiediamo se, nonostante le recenti prese di posizione sfavorevoli ai test divari organi amministrativi e istituzionali, i test non stiano continuando.

 

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani chiedeal provveditorato, o a chiunque sia preposto a investigare eventualiviolazioni, di intervenire per verificare queste notizie e avviare tutte leprocedure necessarie per tutelare i bambini.

 

Nel corso dell’audizione sulla legge n. 259"Disposizioni in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini eadolescenti" e approvata all’unanimità da parte della IV Commissionepermanente della Provincia di Trento, il dott. Fontana, responsabiledella direzione cura e riabilitazione dell'Azienda provinciale per i servizisanitari, ha affermato chel'Azienda sanitaria condivide il divieto di svolgere test sullo stato psichico degli alunni. Evidenzia a questoproposito la differenza tra la somministrazione di questionari anonimi perindagini sui comportamenti e testfinalizzati a screeningdiagnostici. Sottolinea che l'Azienda sanitaria non ritiene che la scuola sial'ambiente adeguato per rilievi diagnostici e ricorda che a fronte dellarichiesta di interventi riabilitativi nelle scuole essa ha sempre espressoparere negativo segnalando che le sedi appropriate per tali attività sonoquelle dell'Azienda sanitaria appositamente deputate. Nella stessa audizione ildott. Renna, dirigente del servizio per lo sviluppo e l'innovazione delsistema scolastico e formativo, ha avvisato che la struttura provinciale dicompetenza può occuparsi del problema nella prospettiva di risolvere difficoltàdi apprendimento, diversa dall'approccio sanitario. In questo senso avverte chei test, di cui all'articolo 6 del disegno di legge n. 259, non rientrano nellacompetenza del dipartimento istruzione. Afferma che quest'ultimo è estraneo atali attività e il sostegno inizialmente accordato ai convegni svolti inVallagarina, che si giustificava come attività di aggiornamento dei docenti, èstato ritirato poiché non si tratta di una pratica che si voleva introdurrenella scuola trentina, né tantomeno di un indirizzo per il futuro.

 

Nelcorso della tavola rotonda ADHD Disturbo da Deficit dell’Attenzione eIperattività “I lati oscuri di una ‘nuova’ malattia curatacon la somministrazione di psicofarmaci a bambini e adolescenti” l’avvocatoDi Francia ha sostenuto quanto segue: “Non impedire un evento che si hail dovere di impedire, equivale a cagionarlo: art. 40, comma 2 c.p.). Peraccertare se una interferenza è legale oppure illegale occorre riferirsi allalegge. Soltanto la legge può consentire le interferenze ed indicarne lemodalità. Soltanto la legge può negare o limitare nella persona –minore omaggiore di età– l’esercizio di un sacrosanto diritto, qual èquello alla riservatezza. Legge e non atto amministrativo, qual è quelloassunto in nome di una generica e non meglio precisata autonomia scolastica,come, purtroppo, è accaduto. La giustificazione è, a dir poco, singolare. Chifrequenta l’ambiente scolastico sa perfettamente che, in tale ambiente,nulla si muove se non dopo che sia pervenuta una specifica circolare. È,dunque, pensabile che, in una materia tanto delicata, qual è un’indaginepsicologica sui bambini, il diritto alla riservatezza, il diritto al consensoinformato, il diritto alla privacy, possano essere violati in base ad unagenerica e non meglio precisata “autonomia scolastica”? È benechiarire che “autonomia” non vuol dire autarchia; non vuol direfare quello che si vuole; non vuol dire “sovranità”. Vuol dire piùsemplicemente, facoltà di agire all’interno di una sfera, più o menoampia di competenze, fissata dalla legge.

 

Sidice che i test vengono fatti solo per contribuire alla conoscenza del fenomenonelle scuole trentine, ma teniamo a ribadire che prima negli USA e poi nellealtre nazioni, si può facilmente osservare che viene messa in atto e replicatafedelmente la stessa modalità operativa: si tratta non tanto di un allarmemedico scientifico, quanto di una precisa strategia di marketing. La strategiadi marketing è organizzata come segue:

1)        Vengono pubblicati, su riviste e giornali, una seriedi articoli, dove “esperti del settore”, annunciano la presenza ditale malattia, nonché la necessità di diagnosticarla precocemente. BisognaCREARE il problema, convincere la popolazione che questo problema esiste, che ègrave e che si tratta di una malattia (disturbo neuro-biologico)!

2)        Gli psicofarmaci atti a “curare” talemalattia vengono approvati e introdotti sul mercato.

3)        Si organizzano convegni scientifici sul“problema” e si formano organizzazioni di familiari, che chiedono agran voce il “diritto alle cure e alla diagnosi precoce”.

4)        I test per fare la diagnosi vengono distribuiti inalcune scuole e gli insegnanti vengono, tramite corsi di formazione, addestratiad etichettare i bambini o a segnalarne i casi.

5)        Mentre cresce la campagna stampa, al fine di“sensibilizzare” la popolazione, vengono approvate leggi che,stabiliscono che i test con le domandine vengano eseguiti a tappeto in tutte lescuole, sin dalla prima infanzia.

 

Ilrisultato finale: potenziali milioni di nuovi consumatori di pillole e tutti idisastri conseguenti. Si aggiunga infine che se da un lato la scuolarappresenta il luogo privilegiato di osservazione del disagio dei bambini edegli adolescenti, dall’altro il suo compito principale ed essenziale èquello dell’apprendimento, certamente non quello di trasformarsi o diessere trasformata in un laboratorio di igiene mentale. Uno Stato democratico èal servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; nonentra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole.

 

L’usodi farmaci come il Ritalin sta facendo correre “rischi tremendi” adun’intera generazione di ragazzi. Il farmaco è prescritto, per“controllare il comportamento in breve tempo” e non per ridurre unidentificabile rischio per la salute del bambino. Nella nostra società non siera mai verificato un controllo chimico del comportamento umano di così vastascala al di fuori degli ospedali e dei manicomi. Ricordiamo che dal 2004 negliUSA, la FDA ha emanato una direttiva relativa a "black box" labelwarning indicando che molti antidepressivi possono incrementare il rischio dipensiero e di comportamento in alcuni bambini ed adolescenti. Il black-boxwarning è il più serio genere di avvertimento relativo alla prescrizione difarmaci (consiste in una etichetta con riquadro nero che avverte il consumatoredei rischi – lo stesso genere di etichette che oggi vediamo in Italia suipacchetti di sigarette e che ne ricordano i rischi del consumo).

 

PaoloRoat

             CCDU ONLUS Sezione di Trento
www.ccdutrento.org - ccdutrento@tiscali.it

Sito nazionale: www.ccdu.org

 

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl