La Repubblica: Gelmini di fronte alla scuola in lutto - Il fondatore di Telefono Antiplagio, Giovanni Panunzio, critica il ministro dell'Istruzione. Corrado Augias risponde.

17/set/2008 14.14.17 antiplagio Contatta l'autore

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LA REPUBBLICA - MERCOLEDI' 17 SETTEMBRE 2008

Pagina 36 - Commenti



GELMINI DI FRONTE ALLA SCUOLA IN LUTTO

CORRADO AUGIAS



Caro Augias, il

ministro Mariastella Gelmini, ripetendo parole trite e ritrite di

esponenti del centrodestra, ha stigmatizzato le proteste del primo

giorno di scuola degli insegnanti, affermando: "Trovo vergognoso che si

strumentalizzino i bambini per cavalcare proteste che sono solo

politiche". Sarebbe il caso invece che il ministro della Pubblica

Istruzione guardasse altrove e non strumentalizzasse, lei si', una

forma di protesta legittima per sbandierare la sua preoccupazione nei

riguardi dei bambini. Dovrebbe osservare con attenzione, per esempio,

la tv concepita dal suo Presidente del Consiglio e avere il coraggio di

dire, non solo che e' violenta e diseducativa, talvolta quasi oscena,

ma anche che e' vergognoso che strumentalizzi i bambini per finalita'

che sono solo commerciali. I bambini si tutelano sempre, non solo

quando si vogliono difendere i propri interessi o la propria immagine.

Evidentemente il ministro Gelmini, in tema di strumentalizzazioni, non

ha niente da imparare... ne' da insegnare.

Giovanni Panunzio,

insegnante



Confesso di essermi sbagliato. L'uscita sui bambini

strumentalizzati e' stata davvero vecchio gergo politichese. Ho creduto

per qualche settimana che il ministro Gelmini, proprio perche' giovane

e sprovveduta, fosse il rimedio per una scuola che negli ultimi anni ha

subito la violenza di riforme inquinate dall'ideologia. Un'ideologia

paritaria e un po' lassista di sinistra capace di trasformare la scuola

in un inutile diplomificio; un'ideologia di destra che voleva

trasformarla nella parodia di un'azienda. Errori entrambi madornali i

cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. La Gelmini mi era sembrata

il rimedio del senso comune: a scuola si va per imparare, in classe si

ascolta la lezione, a costo della noia; chi non sta alla regola viene

sanzionato con un voto in condotta; l'uniforme scolastica (il

grembiule) attenua le disparita' sociali tra gli allievi; l'educazione

civica fa parte dell'apprendimento perche' a scuola s'impara anche a

mantenere, contenere, i rapporti con gli altri; agli insegnanti si deve

rispetto, alcuni sono bravi, altri no, tutti comunque incarnano la

fondamentale funzione sociale della trasmissione del sapere da una

generazione all'altra. Eccetera. Senso comune, appunto, troppo spesso

smarrito nei fumi delle ideologie che sono cosa ben diversa da una

visione culturale, per esempio quella che impronto' la riforma Gentile

del 1923. Conosco le obiezioni al provvedimento e in parte le

condivido; resta, innegabilmente, una riforma degna del nome. Senso

comune, pero', come premessa a una visione globale, a un disegno di

lungo respiro. Tanto piu' necessario perche' ci sono stati tagli di

fondi e di personale. Se l'idea complessiva manca, il grembiule e il

voto in condotta diventano futilita' di un ministro che in quanto a

condotta ha molto da rimproverarsi per aver acquisito in modo quasi

fraudolento i titoli di cui si fregia. Peccato, ci avevo creduto,

povera scuola.

Corrado Augias





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