Legge n. 56 del 18 febbraio 1989, nasceva venti anni fa la figura professionale dello Psicologo.

Il corso, inaugurato nel '71-'72 a Roma e a Padova, trovò un successo inaspettato: ma ora è nei guai- I neo dottori non trovano soddisfacente sbocco nel mondo del lavoro - Perché nessuno fece delle indagini sulle previsioni di impiego?

18/feb/2009 17.56.30 Dr. Aurora Cinelli Contatta l'autore

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Dr. Aurora Cinelli, Psicologa e Presidente di Monoceros onlus

 

 


Laurea in psicologia? Roba da matti. Il corso, inaugurato nel '71-'72 a Roma e a Padova, trovò un successo inaspettato: ma ora è nei guai- I neo dottori non trovano soddisfacente sbocco nel mondo del lavoro - Perché nessuno fece delle indagini sulle previsioni di impiego?”. Con questo accattivante titolo a doppio senso (Laurea in psicologia? Roba da matti), il 14 febbraio 1976 veniva pubblicato dal Resto del Carlino di Bologna l’articolo che denunciava l‘incoerenza fondante e fondamentale per l’evoluzione della psicologia in Italia: il distacco dalla realtà. In altri termini, è paradossale, ma i colleghi lo sanno bene, la psicologia vive ed è reale ed è scienza nel mondo accademico ma nel mondo reale è quasi un ologramma di sé. Da subito il corso di laurea ha offerto una formazione “illusionista” come pare confermare in quello storico articolo Sebastiano Bagnara: « II nostro corso di laurea […] è nato all'insegna di un paradigma della professionalità ormai svuotato di senso, con il solo e frustrante risultato di far credere che, in questo tipo di università fare un corso di laurea equivalesse automaticamente a dare una professionalità e poi a sancire una professione. […]».

Il problema di “sancire una professione “ è stato risolto nel 1989, precisamente il 18 febbraio, data in cui è stata varata la Legge n. 56 che istituiva la professione di Psicologo. Problema risolto quindi?  Apparentemente l’istituzione della professione sembrava risolutiva. Certo permane la costante necessità di adeguare l’offerta di servizi professionali, o gli ambiti di ricerca, alla domanda effettiva e pertanto la professione è in continua e perenne evoluzione (e per fortuna! Almeno in questo è in contatto con il mondo reale!). Al miglioramento del profilo professionale, alla ridefinizione  dei compiti dello psicologo si aggiungono gli obiettivi di qualità, la carta dei servizi dello psicologo, osservatori permanenti e temporanei sulla professione etc. etc. e allora dov’è il nodo da sciogliere? È sempre lo stesso: il lavoro inteso come posto di lavoro “da psicologo”, in linea con il percorso di studi e con le aspirazioni ed inclinazioni del neo dottore. Abbiamo conquistato a fatica posti che ci erano dovuti (ad es. la selezione del personale presso le aziende) e ci siamo ripresi la psicologia clinica ma, e purtroppo c’è ancora il ma, gli psicologi con la sola laurea, esame di stato ed iscrizione all’albo, cosa possono fare? Le consulenze. Le stesse consulenze del ’76, sì perché persino per fare lo psicologo di base, stando alle voci di corridoio, si dovrà essere specializzati in psicologia clinica o essere psicoterapeuti. Si può sempre tentare la via del concorsi, l’insegnamento, inviare centinaia di curricula e fare, se si è fortunati, altrettanti colloqui. Ma i fatti, le statistiche, indicano che i colleghi che svolgono attualmente un lavoro “da psicologo” sono comunque in numero insufficiente a giustificare il progressivo proliferare di facoltà di psicologia sul territorio nazionale.

L’interesse per la disciplina è alto dal ’71 ed è andato incrementando negli anni, e in proposito concordo con Palma, attuale presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi , quando asserisce che gli atenei compiano vere e proprie operazioni di marketing che omettono di chiarire le effettive probabilità di impiego relative ai vari indirizzi di laurea così ben confezionati e pronti per sfornare un professionista provetto. Pertanto, a mio modesto avviso, il trend dovrebbe essere: meno facoltà e più leggi che riservano o garantiscono agli psicologi la posizione lavorativa, nel pubblico o nel privato; più leggi che tutelino l’erosione della professione di psicologo da parte di altre categorie di lavoratori non adeguatamente preparati e privi di competenze psicologiche di spessore scientifico; più leggi che tutelino dagli esercizi abusivi della professione di psicologo, maggiori delimitazioni dei confini delle varie discipline che rischiano la sovrapposizione operativa, maggiore diffusione da parte delle istituzioni (la Presidenza del Consiglio dei Ministri ad esempio con Pubblicità Progresso) dei ruoli professionali degli psicologi e della necessità di ricorrere ad essi con fiducia per combattere il ricorso selvaggio a figure fraudolente, “maghi”, “cartomanti” e “astrologi” , che rinforzano la convinzione deresponsabilizzante che vi siano forze esterne alla persona che ne controllano le scelte, le decisioni e, generalizzando, la vita. Forse è necessario ricordare che la Psicologia, che è invece una scienza, tende a ricondurre alla persona le possibilità di cambiamento, in un ottica di responsabilità, con l’obiettivo di sviluppare le potenzialità sopite della stessa per meglio affrontare la realtà.

Un bilancio? Più di 64.000 sono oggi in Italia gli iscritti all’Ordine degli Psicologi e la gran parte di essi soffre per il medesimo sintomo dei primi 450 laureati del ’75: il lavoro, un adeguato e soddisfacente lavoro “da psicologo”,ché nel frattempo di lavori “da psicologi” se ne sono definiti e delineati con varie sfaccettature ma sempre più sviluppati in aula e solo in teoria.

L’articolo del ’76 recitava: “Nemmeno i docenti hanno le idee chiare sul ruolo dello psicologo […]Poi le idee se le sono chiarite e tanto, ma forse non abbastanza chiaramente tali idee sono state trasferite nelle leggi che regolamentano le attività degli psicologi e soprattutto in quelle che possono limitare l’erosione della professione e che ne garantiscono la spendibilità nel mercato del lavoro.

Chi meglio dello psicologo può divenire legislatore a tutela della categoria? Meditiamo…

 

E per completezza di informazioni ecco una lista delle aberrazioni in forma di disegno di legge che erodono la professione oppure di interventi che paiono come se fossero prioritari:

 

C. 2091
On. Giuseppe Berretta (PD)
Abilitazione dei laureati in scienze politiche e in altre materie equiparate all'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nonché della filosofia, psicologia e scienze dell'educazione nella scuola secondaria superiore
22/01/2009: Presentato alla Camera
Da assegnare alle commissioni

 

 

  • C. 1288
    On. Silvana Mura (IdV)
    Norme relative alla professione del consulente filosofico e istituzione del relativo albo professionale
    11/06/2008: Presentato alla Camera
    Da assegnare alle commissioni
  •  

·                               S. 58
Sen. Antonio Tomassini (PdL)
Norme sulla riabilitazione attraverso l'utilizzo del cavallo
29/04/2008: Presentato al Senato
28/10/2008: In corso di esame in commissione

 

C. 483
On. Anna Teresa Formisano (UdC) e altri
Disposizioni concernenti le attività di terapia di riabilitazione eseguite attraverso l'utilizzo del cavallo (ippoterapia)
29/04/2008: Presentato alla Camera
23/06/2008: Assegnato (non ancora iniziato l'esame)

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