Trento. Libertà di scelta terapeutica

14/mar/2009 09.22.19 CCDU Onlus Trento Contatta l'autore

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Libertà di scelta terapeutica

Domenica, 15 marzo terremo un tavolo informativo a Trento, Via Mazzini (a due passi dal Duomo), dalle 9:00 alle 18:00, sulla libertà di scelta terapeutica e l'abolizione dei trattamenti forzati nel campo della salute mentale. La campagna ha già raccolto centinaia di firme nel corso del primo tavolo informativo ed è partita anche su facebook (http://apps.facebook.com/causes/242233) dove in poco più di un giorno ha già raccolto più di 100 adesioni.

La campagna denuncia un’IPOCRISIA diffusa.

In Trentino sembra proprio che la psichiatria pubblica non lasci nessuno spazio alla libertà di scelta e le strutture alternative in grado di ampliare l’offerta terapeutica sono fortemente avversate. La Provincia aveva creato una struttura residenziale riabilitativa in loc. Man. In seguito il progetto è stato “annesso” al servizio di psichiatria di Trento che ha inserito dei pazienti cronici snaturando completamente il progetto originale.

Nell’interrogazione provinciale N. 119 del 10 febbraio 2009 si afferma: ”… nonostante le intenzioni garantiste del legislatore ci pervengono segnalazioni di eventuali abusi e violazioni dei diritti fondamentali della persona per quanto concerne la libertà personale e di scelta terapeutica.” E parecchi giovani trentini ci hanno raccontato di essere costretti a recarsi periodicamente presso la psichiatria per un’iniezione forzata di psicofarmaci.

Ludovico, 28 anni, è stato portato in psichiatria per problemi di alcol. Dopo anni di “psichiatrizzazione” si è ritrovato con una condanna a una vita di assistenzialismo e di “terapia” farmacologica. Fortunatamente si è rivolto fuori regione, l’hanno disintossicato dai farmaci, hanno scoperto che non aveva “nessuna patologia psichiatrica” e lo hanno reinserito nella società.

Pasqualina era una ragazza normale. Ha conosciuto la psichiatria per problemi di anoressia. Ha subito vari ricoveri coatti, le hanno somministrato molti psicofarmaci ed è stata legata al letto più volte. Una volta voleva vedere un dietologo ma lo psichiatra si è opposto.

Ilaria era una ragazza sportiva e si è rivolta in psichiatria a causa di un problema sul lavoro. Lì l’hanno subito riempita di farmaci. Ora è fisicamente distrutta, non riesce a lavorare, ha una pensione di invalidità ed è costretta a fare una puntura di psicofarmaci ogni 15 giorni.

Purtroppo ci sono pervenute anche altre storie. (Nota: abbiamo usato nomi di fantasia.)

o              Diagnosi sbagliate. Spesso le persone ci raccontano di ricevere delle diagnosi dopo pochi minuti di colloquio.

o              Mancanza di consenso informato. “La psichiatra mi ha anche detto di non leggere le controindicazioni degli psicofarmaci e di prenderli e basta.”

o              Somministrazione forzata di psicofarmaci. “…Ho rifiutato i farmaci e lì sputavo e mi hanno obbligato a prenderli con la forza. Mi facevano aprire la bocca per controllare.”

o              TSO illegittimi. A volte l’unica motivazione del TSO è il rifiuto alle cure “imposte” dallo psichiatria.

o              Contenzione. “Una volta sono stato legato e imbottito di farmaci. Io non avevo fatto male nessuno e mi hanno tenuto legato al letto per tre giorni come una bestia.”

Le persone non hanno bisogno di torture o violazioni dei loro diritti umani. Nel corso degli anni il CCDU ha individuato svariate strutture in Italia dove sono state realizzate attività e assistenza efficaci e rispettose dei diritti umani. La creazione di queste strutture non solo fornisce sicurezza, riabilitazione e tutela dei diritti umani, ma i costi per le Regioni e lo Stato sono ridotti enormemente.

 

CCDU Trento

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