
ROSA NEL PUGNO TREVISO SACCONI BIAGI
Caro Maurizio Sacconi,
è di cattivo gusto continuare a chiamare Legge Biagi una legge che ha applicato solo una parte delle teorie che Biagi ha sostenuto con convinzione, trasformando una idea per creare maggior flessibilità nel mondo del lavoro, in una legge che di flessibile ha solo la parte che riguarda i lavoratori, con il risultato che perfino l’ISTAT ha ormai certificato che si è trasformato solo lavoro stabile in precario con una perdita complessiva delle ore effettivamente lavorate.
Noi crediamo che sia necessario recuperare le proposte di un grande Socialista, che è stato anche iscritto allo
Da questo punto di vista, un esercizio importante sarebbe quello di esplorare la distanza (che c'è, e non è poca) tra quella che tu continui a definire la "legge Biagi" e -invece- il Libro Bianco che Marco Biagi aveva, ben prima, realizzato. In realtà, è proprio quella prima opera ad indicare il cammino da riprendere, perché non si limitava a prevedere forme di flessibilità per i lavoratori, ma inseriva forme importanti di riequilibrio: sia riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, sia portando anche altri sul mercato, superando la cattiva abitudine italiana per cui le riforme liberali si fanno solo sul blocco sociale "altrui".
Ad esempio il meccanismo della cassa integrazione (concepito per sostenere settori non più trainanti) potrebbe essere abbandonato, a beneficio -invece- di meccanismi ispirati al "welfare to work" blairiano, che sono non solo più adeguati ai tempi, ma anche più "giusti", perché tutelano davvero chi si trova in una situazione di difficoltà.
Per questo, alla vigilia dell'anniversario della morte di Biagi, organizzeremo, come Rosa nel pugno, iniziative utili a far conoscere le vere proposte di Marco Biagi, grande Compagno Socialista.
Ottavio Pasquotti Raffaele Ferraro
Rosa Nel Pugno di Treviso
Treviso 3 marzo 2006