ROSA NEL PUGNO TREVISO PIU' MARCO BIAGI, MENO MAURIZIO SACCONI

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19/mar/2006 15.18.23 Partito Socialista Treviso Contatta l'autore

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ROSA NEL PUGNO TREVISO PIU’ MARCO BIAGI, MENO MAURIZIO SACCONI

 

A chiusura dell’incontro della Rosa Nel Pugno di Treviso del 18 marzo con Marco Cappato, Ottavio Pasquotti ha voluto rendere omaggio a Marco Biagi, ricordando come la Rosa nel Pugno sia contraria alla abrogazione della legge 30, e che ne chiede anzi il completamento, con quella parte del  suo Libro Bianco rivolta alla tutela dei lavoratori.

 Il centro destra continua ad utilizzare il nome di Marco Biagi per difendere una legge che delle sue proposte ha recepito solo la parte che interessava all’industria

 Per la Rosa nel pugno, che su questo si differenzia nettamente dalle proposto di alcuni partiti dell’Unione, la legge 30 non va abrogata, ma modificata e completata con quanto serve ai lavoratori, trasformandola in una vera “LEGGE BIAGI”, secondo le idee ben dettagliate dal Libro Bianco di  Marco Biagi, da tutti continuamente richiamato.

 Marco Biagi, che tra l’altro è stato candidato dello SDI a Bologna, non va strumentalizzato, ma rispettato proprio dando piena attuazione alle sue proposte

Questo in particolare va ricordato a Maurizio Sacconi che continua ad utilizzarne il nome per difendere una legge che, così com’è concepita, è servita solo a trasformare lavoro stabile in lavoro precario: esattamente il contrario di quello che Marco Biagi voleva.

 La Rosa nel Pugno ritiene che il mondo del lavoro abbia bisogno di più Biagi, Ichino e Giavazzi, di meno Rizzo e Diliberto e niente di Sacconi

  

Giovedì 16 Marzo, TAVOLA ROTONDA SU LEGGE 30

  Giovedì 16 Marzo, a pochi giorni dell’anniversario dell’assassinio del Professor Marco Biagi, tavola rotonda presso la sede della Rosa Nel Pugno di Treviso sui problemi della legge “Biagi”

 Relatori: Paolo Biffis, candidato al Senato, Ottavio Pasquotti e Raffaele Ferraro candidati alla camera.

I relatori hanno ricordato come la Legge Biagi sia stata applicata solo per una parte delle teorie che Biagi ha sostenuto con convinzione, trasformando una idea per creare maggior flessibilità nel mondo del lavoro, ma anche maggior occupazione, in una legge che di flessibile ha solo la parte che riguarda i lavoratori, con il risultato che perfino l’ISTAT e anche la Banca d’Italia  hanno stigmatizzato che la trasformazione del solo lavoro stabile in lavoro precario ha prodotto una perdita complessiva delle ore effettivamente lavorate.

          Pur non dimenticando che uno dei punti qualificanti del programma di centrosinistra è il superamento della Legge Biagi, hanno ricordato come la posizione della Rosa nel Pugno possa sintetizzarsi in “più Giavazzi, più Boeri, più Ichino e ovviamente più Marco Biagi, ma con tutte le norme indispensabili per  integrare gli ammortizzatori sociali”.

 

          Non a caso, è Francesco Giavazzi che invita il centrosinistra, una volta vinte le elezioni, a mettere in campo «una terapia d’urto sui temi dell’economia», perché «a fuoco lento si muore».

 

Su questi argomenti troviamo da una parte Dl, Ds e Rifondazione, dall’altra una forza laica e riformista», vale a dire la Rosa nel Pugno.

Prodi sa che è inutile «nascondersi dietro un dito. Abbassare il cuneo fiscale va bene, ma non basta». Ciò di cui hanno bisogno le imprese è di «maggiore mobilità in entrata e uscita». Questo, però, vuol dire anche immaginare forti garanzie per i lavoratori, puntando a facilitarne il reinserimento sul mercato e garantendo nel frattempo la possibilità di gestire la transizione attraverso sostegni economici e meccanismi ispirati al "welfare to work" blairiano, che sono non solo più adeguati ai tempi, ma anche più "giusti", perché tutelano davvero chi si trova in una situazione di difficoltà.

          Sì, quindi, alla concertazione ma senza rimanerne vittime;  sì alla riforma delle authority, no agli aiuti di Stato alle imprese in fin di vita come Alitalia; sì all’abolizione del valore legale dei titoli di studio e al superamento degli ordini professionali.

           Un vero e proprio cavallo di battaglia della Rosa nel Pugno, quest’ultimo, rispetto al quale hanno denunciato l’atteggiamento dell’Unione considerato «troppo timido e dilazionato nel tempo».

           D’altro canto, se è vero che questa è una delle riforme «economicamente a costo zero, non lo è certo politicamente», perché si tratta di ridurre dei privilegi.

Rosa nel Pugno, Treviso

 

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