ROSA NEL PUGNO TREVISO PIU’ MARCO BIAGI, MENO MAURIZIO SACCONI

A chiusura dell’incontro della Rosa Nel Pugno di Treviso del 18 marzo con Marco Cappato, Ottavio Pasquotti ha voluto rendere omaggio a Marco Biagi, ricordando come la Rosa nel Pugno sia contraria alla abrogazione della legge 30, e che ne chiede anzi il completamento, con quella parte del suo Libro Bianco rivolta alla tutela dei lavoratori.
Questo in particolare va ricordato a Maurizio Sacconi che continua ad utilizzarne il nome per difendere una legge che, così com’è concepita, è servita solo a trasformare lavoro stabile in lavoro precario: esattamente il contrario di quello che Marco Biagi voleva.
Giovedì 16 Marzo, TAVOLA ROTONDA SU LEGGE 30
I relatori hanno ricordato come la Legge Biagi sia stata applicata solo per una parte delle teorie che Biagi ha sostenuto con convinzione, trasformando una idea per creare maggior flessibilità nel mondo del lavoro, ma anche maggior occupazione, in una legge che di flessibile ha solo la parte che riguarda i lavoratori, con il risultato che perfino l’ISTAT e anche la Banca d’Italia hanno stigmatizzato che la trasformazione del solo lavoro stabile in lavoro precario ha prodotto una perdita complessiva delle ore effettivamente lavorate.
Pur non dimenticando che uno dei punti qualificanti del programma di centrosinistra è il superamento della Legge Biagi, hanno ricordato come la posizione della Rosa nel Pugno possa sintetizzarsi in “più Giavazzi, più Boeri, più Ichino e ovviamente più Marco Biagi, ma con tutte le norme indispensabili per integrare gli ammortizzatori sociali”.
Non a caso, è Francesco Giavazzi che invita il centrosinistra, una volta vinte le elezioni, a mettere in campo «una terapia d’urto sui temi dell’economia», perché «a fuoco lento si muore».
Su questi argomenti troviamo da una parte Dl, Ds e Rifondazione, dall’altra una forza laica e riformista», vale a dire la Rosa nel Pugno.
Prodi sa che è inutile «nascondersi dietro un dito. Abbassare il cuneo fiscale va bene, ma non basta». Ciò di cui hanno bisogno le imprese è di «maggiore mobilità in entrata e uscita». Questo, però, vuol dire anche immaginare forti garanzie per i lavoratori, puntando a facilitarne il reinserimento sul mercato e garantendo nel frattempo la possibilità di gestire la transizione attraverso sostegni economici e meccanismi ispirati al "welfare to work" blairiano, che sono non solo più adeguati ai tempi, ma anche più "giusti", perché tutelano davvero chi si trova in una situazione di difficoltà.
Sì, quindi, alla concertazione ma senza rimanerne vittime; sì alla riforma delle authority, no agli aiuti di Stato alle imprese in fin di vita come Alitalia; sì all’abolizione del valore legale dei titoli di studio e al superamento degli ordini professionali.
Rosa nel Pugno, Treviso