Comunicati Stampa Nuovo Psi

10/mar/2007 12.00.00 www.nuovopsi.com Contatta l'autore

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Conclusioni Segreteria del 9 marzo 2007
Si è conclusa all'unanimità la segreteria nazionale del Nuovo Psi di venerdì 9 marzo, con all'ordine del giorno la situazione politica e le scadenze interne. E' stato approvato il documento elaborato e proposto dal compagno Mauro Del Bue, che alleghiamo di seguito. Tale documento dovrà essere la base della discussione del prossimo Consiglio Nazionale convocato per la fine di marzo (il 23 o il 30 del mese) che procederà all’approvazione del tesseramento e deciderà data e modalità della convocazione del Congresso Nazionale. E' stato inoltre approvato il tesseramento, con il positivo risultato di oltre 37mila iscritti. Si è sottolineata la totale autonomia di comportamento nelle imminenti elezioni amministrative da parte del Nuovo Psi, che presenterà o concorderà liste in tutte le città dove si vota col metodo proporzionale. E' stato inoltre deciso che il sito, con la responsabilità di Lorenzo Pirrotta, dia spazio esclusivamente al dibattito politico e non ai conflitti tra le varie istanze del partito.


Uniti per unire

1) Occorre prendere atto con soddisfazione che finalmente ciò che appariva solo una nostra difficile scommessa o una semplice e giustificata suggestione, quella di formare in Italia un nuovo partito erede del vecchio Psi, può prendere forma col concorso di tutte le forze socialiste figlie del vecchio Psi e anche con forze nuove che provengono da altre tradizioni. Quest'ultimo mi appare come l'elemento più convincente, una sorta di grande occasione di rivincita storica e politica per coloro che hanno inteso mantenere viva questa identità, anche quando appariva senza futuro e addirittura "impronunciabile nel nome".
2) Occorre chiarire bene i contorni di questa eventuale futura nuova formazione politica. Noi siamo gli eredi del socialismo riformista e liberale, di quella storia che ha avuto in Italia i suoi punti di riferimento irrinunciabili in Filippo Turati, Carlo Rosselli, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Bettino Craxi. Non ci interessano riedizioni di un socialismo confuso, vagamente populista e men che meno una nuova "gauche plurielle", all'interno della quale collocare un soggetto che si chiama socialista e che fa l'occhiolino alla sinistra estrema, massimalista e comunista. La nostra posizione è simile a quella dell'ex cancelliere Schroeder e cioè quella di una socialdemocrazia più propensa a intese con il centro-destra che non con l'inquilino di sinistra estrema, rispetto al quale vale il vecchio simbolo nenniano della "barriera ideale e politica".
3) La prima grande battaglia che aspetta gli interlocutori del nuovo soggetto politico è quella sul modello elettorale. Credo infatti che sia impossibile coronare il nostro percorso da successo se resterà invariato l'attuale sistema bipolare italiano. Con la nascita di coalizioni vengono infatti premiate non già le identità, quanto le collocazioni. E la nascita di un partito fortemente ispirato all'identità si scontrerebbe con il conseguente privilegio politico ed elettorale delle collocazioni nell'uno o nell'altro polo. Con risultati assai più positivi per i partiti forti ed espressione dei candidati premier e con problemi di visibilità e di attrazione per quelli minori, e solo identitari. Dunque è innanzitutto indispensabile, perchè il nostro tragitto abbia possibilità di successo, concordare idee e proposte con tutti i partiti dei due schieramenti attestati oggi sul modello elettorale tedesco, l'unico in grado di esaltare le identità, di superare le coalizioni e la conseguente necessità di collocazioni politiche.
4) Il percorso deciso a Bertinoro deve coniugarsi con i tempi della politica. Come spesso ha ricordato Gianni De MIchelis, non avrebbe alcun significato che il nostro partito, che esprime solo due deputati, si trasferisse nell'Unione, come più volte sollecitato dalo SDi, e come richiesto dai nostri scissionisti nell'ultimo non-congresso, semplicemente per creare uno Sdi un pò più forte. Non è questo il progetto che ci interessa. Noi vogliamo e dobbiamo contribuire, al pari dello Sdi e di altri movimenti socialisti, di coloro che nei Ds hanno posto la questione socialista all'ordine del giorno e non intendono però confondersi coi massimalisti e i comunisti, alla creazione di un soggetto socialista, riformista e liberale, che si presenti unito all'appuntamento delle prossime Europee e delle prossime Politiche. L'appuntamento è con ogni probabilità al 2009, peraltro l'anno in cui dovrebbe nascere il Partito democratico e forse anche determinarsi la scissione diessina. Dunque sconsiglierei fughe in avanti, appuntamenti solenni con costituenti da svolgere entro l'anno, annunci di imminenti fusioni e cambi di campo. Se l'appuntamento è al 2009 non vedo perchè nel 2007 dovremmo schierarci con l'attuale sinistra, passando così, noi due deputati, dall'opposizione a una traballante maggioranza, che però perdura.
5) La nostra proposta di legislatura è sempre stata quella del governo di ampie intese, sulla scorta dell'esperienza tedesca, e oggi anche austriaca e olandese. Il presidente Napolitano si è esposto personalmente su questa ipotesi, che solo la pervicace volontà di sostenere un governo senza maggioranza autosufficiente al Senato (la vicenda del rifinanziamento delle missioni italiane nel mondo lo dimostrerà ulteriormente) e l'aspro conflitto tra le due coalizioni, ha finora impedito. Il governo di ampie intese pare solo rinviato nel calendario della politica anche se difficile oggi da immaginare come imminente. Certo un governo siffatto, non solo sarebbe un utile rimedio ai mali dell'Italia, un ottimo viatico per riformare le istituzioni (anche se pericoloso per la legge elettorale che potrebbe sfornare), per riformare l'economia, per sviluppare una politica estera occidentale ed europea, ma fornirebbe ai socialisti lo strumento per superare l'ostacolo principale delle loro divisioni.
6) I due punti di merito irrinunciabili sono l'adesione del nuovo soggetto al Gruppo socialista europeo e al Pse, dai quali usciranno i diessini confluiti nel Partito democratico, ma anche una chiara politica sulla laicità e i diritti dei cittadini, che nè il Partito democratico, per il forte peso della Margherita, né il Partito delle libertà, per la sua natura popolare europea, sapranno garantire. Dunque in questo progetto devono essere coinvolti, a mio giudizio, anche i compagni radicali, peraltro i più vicini a noi sul piano del comportamento politico e sul piano dell'elaborazione programmatica.



 

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