Questione elettorale e unità dei socialisti. Mauro Del Bue
Dispiace che, mentre Turci e Caldarola, ma anche Cesare Salvi, si schierano apertamente per il modello elettorale tedesco, Enrico Boselli e lo Sdi affrontino un congresso sulla base di tesi che intendono consolidare questo bipolarismo. E’ solo una differenza di tecnica elettorale? Non credo. Veniamo ai dettagli. Il modello elettorale è certo conseguenza di obiettivi politici. E’ evidente a tutti che quello tedesco è l’unico che, evitando di costringere i partiti in coalizioni, esalta le singole identità. Quale modello migliore per esaltare la vecchia e rinnovata identità socialista di quello che non costringe aprioristicamente a scegliere una collocazione? E’ straevidente che il bipolarismo impone innanzitutto una scelta preventiva non solo dei partiti, ma anche dell’elettorato. Al “chi sei”, la domanda principale che le si frappone è il “con chi sei”. Dunque nella logica di schieramento le identità passano in secondo piano. La scelta
è appunto tra gli schieramenti e non tra le identità. O meglio tra le identità negli schieramenti, che vengono però soffocate. E si trasformano in identità programmatiche o di opportunità, non certo in identità storico-politiche. Non è un caso che i principali partiti in formazione, quello Democratico e quello delle Libertà, che pare per ora solo nella forma federativa, non abbiano caratteristiche storico-poltiche, ma solo programmatiche e di opportunità. Cito insieme queste due ultime prerogative non perchè le consideri strettamente assimilabili, ma perchè lo diventano nello schieramento bipolare all’italiana. Siamo infatti l’unico Paese in cui una molteplicità di partiti forma due blocchi sulla base di un programma l’adesione al quale spesso si motiva sulla base non già dell’effettiva convergenza, ma dello stato di necessità o dell’opportunità, appunto: quella di non perdere seggi o di vincere le elezioni (nel primo caso si tratta della motivazione dei piccoli partiti
che si aggregano per sopravvivere, nel secondo di quella dei grandi che ritengono le forze minori determinanti per sperare nel successo della coalizione). La legge elettorale delle regionali, il cosiddetto Tatarellum, facilita la riaggregazione bipolare del sistema politico. Il premio di maggioranza, l’elezione o la semplice designazione dei candidati a presidente, i diversi sbarramenti delle liste nel caso siano collegate o libere, testimoniano la volontà di mantenere fermo questo sistema politico. Osservo a tale proposito tre cose: la prima riguarda l’interesse generale del Paese. Ma davvero si pensa che l’attuale bipolarismo sia stato utile all’Italia? Ma davvero si può sostenere, a tredici anni dall’introduzione del Mattarellum, poi cambiato in Calderolum o Porcellum (che ha reintrodotto il proporzionale, ma inducendo ancora alle coalizioni, con misure incentivanti per i partiti coalizzati e penalizzanti per le liste terze o autonome), che l’Italia sia stata meglio
governata, che non ci siano state crisi degli esecutivi, che i governi siano stati più solidi, che la politica sia qualitativamente cresciuta, che il Paese (che da 14 anni premia sempre i partiti di opposizione) ne sia soddisfatto? Chi se la sente di dire di sì?
La seconda riguarda gli interessi delle forze d’ispirazione socialista. In questa area, tornata prepotentemente di moda, soprattutto per merito di non socialisti di tradizione, c’è una certa disomogeneità d’opinioni programmatiche (tra De Michelis e Mussi non ci sono grandi punti di convergenza nella politica estera e nel rapporto col sindacato, né sulla riforma delle pensioni, né sulla legge Biagi). Eppure socialisti di destra e socialisti di sinistra, che peraltro ci sono sempre stati e hanno saputo convivere (penso al vecchio Psi che ha saputo conciliare Riccardo Lombardi e Bettino Craxi) ci sono una tradizione da difendere e una collocazione internazionale da mantenere. Cioè una identità. Da Lombardi a
Craxi i socialisti non hanno avuto dubbi su divorzio e aborto. Sulle questioni di principio erano uniti. Certo, se negli anni settanta ci fosse stato il bipolarismo Lombardi e Craxi forse non sarebbero stati nello stesso partito. Aggiungo: credo che giustamente Turci e Caldarola abbiano ben compreso che il vecchio elettorato socialista, una parte del quale potrebbe essere ancora sensibile al richiamo alla vecchia identità, è oggi schierato nella Casa delle libertà e difficilmente, anche col richiamo della vecchia identità, sarebbe disponibile a passare dall’altra parte della barricata, se non, appunto, eliminando le barricate. Perché allora Boselli non lo comprende? Forse perché Boselli preferisce una nicchia nel bipolarismo piuttosto che una grande forza politica autonoma? O forse, perché, assai più realisticamente, ha già capito che occorre accontentarsi che la nicchia non venga vanificata da uno sbarramento eccessivo, che il problema è sopravvivere e che il resto son
sogni. Ma con quale entusiasmo dovremmo andare dinnanzi al Paese a chiamare a raccolta tutti i socialisti, se temiamo che dopo tale sforzo non si riesca a neppure a superare uno sbarramento elettorale minino?
Che dire, infine, degli interessi della sinistra italiana? Non c’è un sondaggio che non pronostichi una catastrofe unionista e un trionfo berlusconiano. Ma davvero questa sinistra, o centro sinistra, che sia ha l’intenzione di sfidare il cavaliere con una legge elettorale fatta su misura per lui? Il cavaliere non avrebbe neppure bisogno di sguainare la spada, gli basterebbe un silenzio d’oro a fronte della babele dei partiti di governo e della loro impresentabilità come coalizione. Che tra le tante tendenze della sinistra sia nata una nuova cultura, quella ispirata a Leopold Masòch?
On. Mauro Del Bue
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