Unità dei socialisti il momento è adesso. di On.Battilocchio (Nuovo Psi)

16/apr/2007 21.10.00 www.nuovopsi.com Contatta l'autore

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 Alessandro Battilocchio
“Partire dal passato per costruire il futuro: rilanciare una forza socialista su formazione, energia, diritti”.

Attendiamo con grande interesse le conclusioni del Congresso Nazionale dello Sdi, dal quale mi auguro giungerà una spinta netta e chiara per la prospettiva di unità socialista. Gli anni che ci dividono da quel terribile ’92 sono stati difficili: la furia giustizialista che ogni tanto sembra fare nuovamente capolino in maniera assai sgradevole, sembrava aver raggiunto l'obiettivo che né la monarchia reazionaria di fine Ottocento, né il fascismo nel Ventennio, avevano colto: annientare i socialisti.
Seneca diceva che ‘i navigatori di valore si vedono quando la vela è a brandelli’, e grazie proprio ad un coraggioso manipolo di socialisti italiani, che ha ritenuto, malgrado tutto, che valesse la pena tenere aperta la porta delle storiche sezioni, oggi possiamo seriamente rilanciare una prospettiva d'avvenire per il socialismo riformista e liberale in Italia. Non nascondiamoci comunque che su questo percorso troveremo tanti nemici che tenteranno, di continuo ed anche con mezzi bassi, di metterci i bastoni tra le ruote: sono gli stessi che in questi anni, a destra come a sinistra, hanno tentato di convincerci ad ammainare bandiera. Sono coloro che hanno provato a sottrarci il nome, l'identità, la storia, ma non sono riusciti né riusciranno mai a domare l'anima libera dei socialisti.
Oggi dunque, anche per meriti non nostri, si apre uno spazio politico importante: da un lato prende il via il magmatico progetto del Pd, salutato come alchimia politica in tutta Europa, dall'altro Berlusconi accelera la fusione di quel che rimane del centro-destra in un quid a metà tra i popolari ed i populisti. Due strategie distanti dai socialisti che hanno il dovere di lanciare invece una sfida per evitare di consolidare una anomalia tutta italiana, che consiste nella assenza di un forte partito socialista. L'appello va rivolto in primis, anche se non esclusivamente, a tutti coloro che nel passato hanno condiviso l'esperienza politica del Psi e del Psdi, due partiti radicati sul territorio, con una storia ed una tradizione culturale che ha ispirato le emozioni e le passioni di intere generazioni di militanti che hanno lottato per un'Italia migliore.
Personalmente, per questioni anagrafiche, non ho mai potuto votare per il Psi. Ma oggi che ho l’onore di rappresentare a Bruxelles uno dei partiti figli di quel partito, il mio sogno é di trovare di nuovo sulla scheda il "Partito socialista italiano", con lo stesso simbolo del garofano rosso che nel 1992 abbiamo dovuto archiviare per le note vicende di allora. In questo sentimento sento anche di interpretare le aspirazioni e gli auspici di una nuova generazione di socialisti, che non hanno conosciuto i fasti del Psi e non si portano dietro le acredini e le asperità della fase, per i socialisti certamente infame, del post-Tangentopoli. I sondaggi autorevoli di questi giorni sembrano confermare che il risultato di un progetto di unità socialista andrebbe ben al di là della somma algebrica dei vari spezzoni della diaspora, come tra l'altro dimostrano gli ormai frequenti ‘laboratori’ presenti nelle realtà locali.
Ma la scommessa sarà poi quella di riempire il nostro progetto di contenuti riformisti adeguati e convincenti: abbiamo la presunzione di dire che la ricetta socialista, per il pragmatismo che la permea, è sempre attuale ed in grado di adattarsi ai tempi che mutano così velocemente. Dovremo tuttavia concentrarci su alcuni temi di fondo.
Il primo Governo di centro-sinistra,al di là delle parziali ricostruzioni di D'Alema, risale non al 1996 ma al 1963 e vide la convergenza tra i cattolici democratici di Aldo Moro ed il Psi di Pietro Nenni. In quel contesto i socialisti subordinarono il loro supporto a tre battaglie riformiste: la scuola media obbligatoria, la nazionalizzazione dell'energia elettrica e lo Statuto dei lavoratori. Ripartiamo da questi tre grandi temi, che da sempre interessano i socialisti: la scuola pubblica e più in generale l'istruzione e la formazione, che deve essere laica e plurale, aperta a tutti, garante di eguali opportunità di partenza per tutti ed in grado di difendere la competitività del nostro Paese nella società globale; l'energia, che rappresenta al contempo una problematica non più rinviabile ed una opportunità da affrontare senza paure medievali e con la consapevolezza che gli aspetti ambientali vanno coniugati con quelli della crescita, dello sviluppo e del progresso; i diritti dei lavoratori, contro le nuove forme di sfruttamento, oggi magari non più nei campi o in fabbrica ma nei call-centers, per incalzare quella parte del sindacato sovente impelagata nel difendere interessi assai particolari, per scardinare un sistema incrostato in cui troppo spesso gli operai sono figli di operai ed i notai sono figli di notai.
Aggiornare la nostra lista delle sfide e rilanciare la nostra iniziativa politica.
Spesso, a Strasburgo, i compagni laburisti inglesi, da tutti salutati come l'avanguardia del riformismo a livello europeo e mondiale, mi ricordano che molte delle idee del New Labour traggono spunto proprio da intuizioni che i socialisti italiani seppero lanciare già nel corso degli anni Ottanta, con Craxi leader socialista italiano ed europeo.
Il momento é adesso. Riprendiamo quel discorso da dove si era interrotto, mettiamocela tutta per creare una forza che si ponga in continuità politica e culturale col Psi, che sia ancorata senza esitazioni al Pse e che riconosca legittimamente nel proprio pantheon Turati, Nenni, Saragat, Pertini e Craxi. Partire dal passato, per costruire il futuro: come diceva un vecchio slogan socialista, col cuore dell'Ottocento e con le idee del domani.



Alessandro Battilocchio
Vicesegretario del Nuovo Psi
Eurodeputato

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