Chi eravamo per rivendicare il diritto agli Europei? Mauro Del Bue (Nuovo Psi)


Dopo la beffa, il nostro ridimensionamento. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento giusto del governo del calcio italiano. Davvero incredibili, alla stregua degli exit pool delle ultime elezioni politiche, le assicurazioni positive che tutti vantavano a prova di una sicura assegnazione dei campionati europei di calcio al nostro Paese. Tanto che il “piano stadi” del governo prevedeva già la costruzione di nuovi impianti, a Torino e a Napoli, in funzione di quell’avvenimento. Dodici uomini misteriosi avevano così clamorosamente ingannato i nostri amici? Dodici apostoli hanno all’ultimo istante tradito l’Italia? E monsieur Platini che “tifava per noi” ha voluto ingannare anche se stesso? Bisognerebbe essere un po’ più modesti, signori del calcio italiano campione del mondo, ma anche campione di indecenze e violenze e fatiscenze. Noi abbiamo vissuto l’estate scorsa il momento ad un tempo più esaltante e più deprimente della storia del nostro sport più amato Abbiamo gioito con Cannavaro per la Coppa alzata al cielo in Germania e ci siamo dovuti vergognare per Calciopoli in Italia. Poi abbiamo assistito ai drammi di due morti sul campo e alle leggi che proclamavano i nostri stadi non a norma. Abbiamo intanto registrato la più grande flessione di pubblico nella massima serie toccando il punto minino degli ultimi trent’anni, mentre negli altri paesi europei la massa degli sportivi domenicali si va irrobustendo sempre di più, con giovani, anziani e famiglie intere. Cos pretendevamo? Pretendevamo di battere col voto due nazioni emergenti, che non avevano mai organizzato nulla di particolarmente rilevante e che erano appoggiate dei rispettivi presidenti e dal fresco entusiasmo dei loro popoli? Due nazioni, una giovanissima e l’altra uscita dall’inferno del totalitarismo solo diciotto anni fa, che si accingono adesso a promuove un evento che passerà alla storia dei rispettivi paesi, mentre da noi sarebbe stato solo uno dei tanti? E perché mai, noi “presuntuosamente”, come ha riferito il “giovane” Matarrese, dovevamo vincere la sfida? Perché mai avremmo dovuto togliere a questi due paesi la gioia di un evento così desiderato, noi coi nostri stadi inadeguati, coi nostri Moggi e vattelapesca chi, coi nostri commissari della Fgci che vengono e vanno con una rapidità inquietante, coi nostri morti con la nostra crescente disaffezione a frequentare gli stadi? Perché mai? Giusto così e complimenti a Polonia e Ucraina che meritano questo evento e che consentono a noi di capire meglio i nostri, enormi, limiti.

On. Mauro Del Bue

(Deputato e portavoce del Nuovo Psi, membro dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati)


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