La lezione francese. Gianni De Michelis (Nuovo Psi)

Gianni De Michelis (Nuovo Psi) Era tutto sommato facile da prevedere, ma il risultato delle elezioni francesi è stato ancor più chiaro di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.

30/apr/2007 21.49.00 www.nuovopsi.com Contatta l'autore

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Era tutto sommato facile da prevedere, ma il risultato delle elezioni francesi è stato ancor più chiaro di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.
Un’ampia partecipazione al voto, un fortissimo ritorno in campo di identità politiche molto nette e, cosa più importante di tutto, un netto ridimensionamento, soprattutto rispetto alle elezioni di 5 anni fa, delle posizioni più estreme, sia sulla destra, con il sostanziale svuotamento da parte di Sarkozy del voto lepenista, sia sulla sinistra, con il netto ridimensionamento del voto trotzkista, comunista, ecologista.
Nel contempo, come avevamo previsto, una esplosiva crescita del voto centrista di Bayrou, come segnale non tanto di una vocazione centrista della parte più consapevole dell’elettorato francese, quanto con un’indicazione di insofferenza rispetto alla contrapposizione bipolare e rigida che dai tempi di De Gaulle era stata la cifra distintiva del sistema politico francese.
Oggi ci avviamo al ballottaggio ed ovviamente la questione è di chi saprà conquistarsi l’appoggio della parte più consistente dell’elettorato di Bayrou: questo avrà comunque, al di là del risultato, conseguenze politiche profonde non solo rispetto al futuro degli equilibri politici francesi, ma anche di quelli europei. Sarkozy, come d’altronde gli osservatori più acuti hanno già notato, sarà costretto a fare concorrenza ai socialisti su una serie di dossier tipici della sinistra riformista, e Segolene Royal, già in queste ore, sta abbandonando l’impostazione da gauche plurielle che aveva caratterizzato nel recente passato i socialisti dell’epoca di Jospin.
Certo, il sistema elettorale e istituzionale francese renderà impossibile la realizzazione di una vera e propria grande coalizione, come pure Bayrou aveva indicato e sarebbe stato probabilmente in condizione di realizzare, ove fosse riuscito a pervenire al ballottaggio; in ogni caso però, e lo vedremo già dalle prossime legislative, la Francia è destinata a diventare meno bipolare, più convergente con l’evoluzione ormai in atto in Europa sulla scia degli episodi tedesco, austriaco, olandese.
C’è da augurarsi che, se non la nomenclatura politica italiana, almeno la nostra opinione pubblica riesca a capire il messaggio che proviene d’oltralpe.
D’altronde, anche se un po’ criptici, i messaggi non saranno difficili da interpretare: basterebbe ad esempio attribuire la giusta importanza ad una notizia sulla quale non a caso da mesi cerchiamo di attirare l’attenzione dei nostri elettori, e cioè che il referente europeo di Prodi e di Rutelli, e di una delle due anime che in questi giorni si propongono di dar vita al cosiddetto Partito democratico, è proprio il suddetto Bayrou, nel mentre ovviamente i Ds hanno fatto e fanno il tifo per Segolene Royal. Ecco la differenza tra la vecchia politica transalpina e il tentativo di truccare le carte e di confondere le acque tipico della fase da basso impero in cui si dibatte la crisi politica del nostro paese. In Francia due identità politiche distinte che si studiano potrebbero anche giungere alla conclusione di convergere in un’alleanza; in Italia il salto logico di procedere immediatamente alla costruzione di un partito, senza avere definito né la sua reale identità, né la direzione di marcia.
Chi scrive, essendo da socialista favorevole al successo di Segolene Royal, augura che si verifichi l’auspicata convergenza con i centristi di Bayrou. Ma, saremmo curiosi di capire quale sarà il destino dell’ancora non nato Partito democratico, ove Bayrou dovesse, cosa possibile ed anche legittima, fare la scelta opposta.
D’altronde, anche se rimanesse solo nel ristretto recinto delle cose di casa nostra, vorremmo che ci venisse spiegato il senso delle parole di uno dei non ultimi esponenti della Margherita, il presidente del Senato Franco Marini, quando, in uno dei discorsi conclusivi del congresso del suo partito in via di scioglimento, ha inteso con chiarezza affermare che il problema delle future alleanze del costituendo Pd, almeno, dal suo punto di vista, rimaneva totalmente aperto e da definire. Non crediamo quindi di essere improbabili profeti quando affermiamo che le vicende degli ultimi giorni, nel combinato disposto di ciò che è avvenuto in Italia ed in Francia, hanno cambiato completamente lo scenario politico per il futuro del nostro Paese, rappresentando la conclusione definitiva della non esaltante vicenda del bipolarismo “bastardo” e aprendo una fase nuova, sicuramente confusa, ma altrettanto sicuramente destinata a modificare profondamente gli equilibri politici quali li abbiamo conosciuti in questi 15 anni. Ancora una volta chi meglio di tutti ha colto il dinamismo intrinseco in tale situazione è stato Silvio Berlusconi, che non a caso è andato azzardando affermazioni apparentemente impensabili fino a pochi giorni fa, quali quelle relative all’offerte di disponibilità per un governo di grande coalizione o l’apertura a un sistema elettorale cosiddetto “di tipo tedesco”.
Vedremo come tutto questo evolverà, certo per ora dobbiamo avere presente che siamo nella fase delle ipotesi e dei cauti sondaggi per capire le reali volontà di reazione dei vari soggetti interessati al di là delle dichiarazioni formali.
L’auspicio migliore che ci viene di fare nell’interesse del paese è quello che da questa fase confusa si sappia uscire, od almeno in questo imitando l’esempio francese, con una discussione reale che parta da un franco e spietato confronto sui problemi reali che la nostra comunità nazionale ha di fronte, abbandonando quelle logica di confronto autoreferenziale tipica di un ceto politico ormai totalmente sganciato dalla realtà della società civile, di cui speriamo avere avuto l’ultimo esempio con lo svolgimento di sacre rappresentazioni che sono stati i due congressi dei Ds e della Margherita.

Gianni De Michelis


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