Alcune considerazioni dallalbum del PCI. On. Lucio Barani (Nuovo Psi)
Alcune considerazioni dall’album del PCI, sui “compagni” che continuano a sbagliare, e sulla “politica” della Chiesa Cattolica.
Addolora vedere in varie località italiane riaffiorare slogans e minacce criminali “firmate” dagli epigoni di quel movimento banditesco denominato Brigate Rosse che in anni indimenticati ha segnato le strade e le piazze italiane di sangue innocente, di umili agenti come di illustri esponenti della politica, del giornalismo e della magistratura.
Oggi, fortunatamente, siamo all’aggressività verbale; uno dei bersagli preferiti e ricorrenti è il neo-presidente della CEI Card. Bagnasco al quale viene rimproverata la tenacia e la fermezza con la quale la Chiesa romana ribadisce i suoi principi sul matrimonio e la sua incomprensione nei confronti dei DICO cioè di quei provvedimenti legislativi che la Repubblica Italiana nelle sue istituzioni legislative intende definire per le coppie di fatto.
Desidero “in
primis” esprimere la più severa condanna verso tutti coloro che vorrebbero coartare la libertà di espressione della Chiesa la quale, in una Repubblica laica qual è la nostra, hanno il sacrosanto diritto di esprimere le loro convinzioni alla luce di una verità che ha attraversato i millenni e che merita comunque rispetto.
Detto questo vorrei aggiungere che un conto è esprimere il proprio pensiero, un altro è volere “condizionare” pubblicamente gli eletti dal popolo i quali non devono prendere “ordini” da istituzioni esterne ed obbedire su temi “privati” di tanta delicatezza solo alla voce della loro coscienza in quanto uomini e cittadini.
Personalmente ritengo che le coppie di fatto non siano SIC ET SEMPLICITER equiparabili ad un’unione coniugale, tradizionalmente intesa; tuttavia non si possono chiudere gli occhi di fronte ad un costume diffuso, alla luce del sole, che merita una qualche codificazione ufficialeche garantisca le persone nella loro dignità e nei
diritti oggettivamente conseguiti da uno “stare insieme” che non può essere condannato alla clandestinità ed ad un’ingiusta ed ingenerosa assenza di legislazione ad hoc.
Un argomento tanto complesso e di così vaste implicazioni non può essere lasciato a scelte individuali che potrebbero penalizzare i più deboli e creare situazioni socialmente insostenibili.
La Chiesa ha tutto il diritto di esprimere la sua contrarietà, ma non però impedire ad un parlamento sovrano di deliberare dopo un ampio confronto di opinioni e di proposte.
Ad essa va tutto il nostro rispetto ed al Cardinale Bagnasco esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e politica, convinti come siamo delle illiceità di certi comportamenti anticlericali, volgari ed offensivi nella loro violenza intimidatoria.
Purtroppo nella società italiana il “revisionismo” che pur ha compiuto passi notevoli non è riuscito a cancellare in modo radicale, “senza ritorno”, la cultura atea e distruttiva del comunismo
storico che è presente ancora oggi ufficialmente nel Parlamento e come sempre fomenta nel sottoproletariato comporta menti e parole incompatibili con l’esercizio della vita democratica, per la sua essenza ispirata a principi di tolleranza e di rispetto civile verso tutti.
Forse a mio modesto parere, nei confronti delle frange estremiste anche da parte di certi esponenti ecclesiastici non c’è stato il rigore ideologico e comportamentale necessario, ingenerando così intese e compromessi che con il tempo hanno prodotto una sorta di smarrimento dei fini e dei valori, clima nefasto per la salute e la prosperità pacifica della nostra Nazione.
26/04/2007
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