L'Europa e i rifiuti del Lazio

Nel 2005, quando il dossier era già stato trasmesso dalla Commissione alla Corte di Giustizia, appunto, è arrivato da Roma il piano di adeguamento della discarica e tutto si è bloccato.

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27/gen/2011 16.15.02 Associazione Radicali Roma Contatta l'autore

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L’Europa e i rifiuti del Lazio

di Massimiliano Iervolino membro della Giunta di Radicali Italiani
Testo pubblicato oggi su “Notizie Radicali” (si prega di citare la fonte)

L’Europa è più volte intervenuta in merito alla gestione e allo
smaltimento dei rifiuti del Lazio. In particolare si è occupata della
discarica di Malagrotta e della non conformità alle direttive Ue del piano
regionale sui rifiuti.
Quella per Malagrotta è diventata per poco tempo procedura d’ infrazione
(con i tre stadi di messa in mora, parere motivato, deferimento alla Corte
di Giustizia del Lussemburgo). Nel 2005, quando il dossier era già stato
trasmesso dalla Commissione alla Corte di Giustizia, appunto, è arrivato
da Roma il piano di adeguamento della discarica e tutto si è bloccato. La
procedura d’ infrazione è stata prima sospesa, poi archiviata. Si sapeva
benissimo - e tutti lo hanno sempre saputo - che si trattava di un
piano di riassetto della discarica di Malagrotta puramente sulla carta, e
che non sarebbe cambiato nulla. I comitati si sono allora rivolti
all’autorità di garanzia, l’ Ombudsman o Mediatore Europeo, e hanno
fatto ricorso. La decisione dell’ Ombudsman gli ha dato torto nel non
riconoscere una “mala gestione” da parte della Commissione, ma gli ha
dato ragione nel chiedere d’urgenza un’indagine approfondita sul piano di
adeguamento. Ecco il passaggio essenziale del comunicato: “Tuttavia, in
considerazione delle informazioni significative fornite dal denunciante in
relazione all’ asserita perdurante non conformità della discarica di
Malagrotta in rapporto al piano di adeguamento , il Mediatore Europeo
sollecita urgentemente la Commissione a verificare - dopo il 16 luglio
2009 - se la discarica di Malagrotta sia stata messa a norma o meno,
in applicazione della Direttiva sulle Discariche." Da allora, quindi, è
partita l’ indagine della Commissione, indagine denominata EU Pilot n.
629/09/ENVI.
L’Europa da tempo si sta occupando anche del piano dei rifiuti del Lazio,
è bene ricordare che con la Sentenza del 14/06/07, Procedura di infrazione
n. 2002/2284, Causa C 82/06, la Corte di Giustizia Europea ha condannato
l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art. 7, n. 1, quarto
trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti,
ritenuta fondata la censura della Commissione Europea in merito alla
mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione
Lazio, essendosi ritenuto che il piano approvato “non ha un grado di
precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva
75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo
smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti
pericolosi”. La cit. Dir. 75/442/CEE è stata codificata e abrogata dalla
Dir. 06/12/CE del 5 aprile 2006 relativa ai rifiuti. Il dettato
dell‟art. 7, n. 1, quarto trattino della direttiva 75/442/CEE, è ora
contenuto nell‟art. 7, paragrafo 1, lettera d), direttiva
2006/12/CE, il quale ribadisce che “Per realizzare gli obiettivi previsti
negli articoli 3, 4 e 5, la o le autorità competenti di cui all'articolo 6
devono elaborare quanto prima uno o più piani di gestione dei rifiuti, che
contemplino fra l'altro… d) i luoghi o gli impianti adatti per lo
smaltimento”. E’ molto chiaro il motivo che, nel 2007, ha portato la Corte
di Giustizia Europea a condannare l’Italia, nonostante questo circa una
settimana fa l’Assessore Di Paolo, per tentare di fermare la procedura
d’infrazione, ha presentato all’Unione Europea due piani in uno, quello
fantasioso e quello lacunoso. Il primo parla del raggiungimento del 60% di
raccolta differenziata entro la fine di quest’anno, tenendo conto che
siamo a circa il 20% l’obiettivo prefissato è per l’appunto fantasioso.
Il secondo definito “scenario di controllo” prevede che, entro il 2014,
dovranno essere costruiti nuovi impianti di termovalorizzazione (senza
dire dove) e nuovi impianti di trattamento meccanico biologico, peccato
che, oltre alla scelta miope di perseguire questa strada, non si fa
assolutamente cenno di dove andranno a finire i rifiuti dal 2011 alla fine
del 2014, quindi lo “scenario di controllo” è lacunoso, o meglio è
appositamente lacunoso, visto che la Giunta Polverini sa benissimo che
questi andranno conferiti a Malagrotta ma tale sito non può essere
inserito nel piano dei rifiuti in considerazione del fatto che la
discarica più grande d’Europa viola la direttiva 75/442/CEE, art. 4 e la
direttiva 1999/31/CE. Questi sono i motivi che, a mio avviso, dovrebbero
portare l’Unione Europea a non fermare la procedura d’infrazione, la quale
si dovrebbe mantenere per il non rispetto della Regione Lazio dell’art. 7,
paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/12/CE. Il piano sarò
discusso in Consiglio Regionale verso la fine di marzo, in quell’occasione
i consiglieri della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, sapranno
sicuramente motivare approfonditamente l’inefficacia e l’inadeguatezza del
provvedimento della Giunta Polverini



Massimiliano Iervolino
Membro di Giunta di Radicali Italiani
via di Torre Argentina 76
00186 Roma
3453652220
m.iervolino@radicali.it
www.massimilianoiervolino.it


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