Il Lazio vicino all'emergenza! La Commissione parlamentare sui rifiuti conferma le responsabilità bipartisan!

15/apr/2011 16.35.03 Associazione Radicali Roma Contatta l'autore

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Il Lazio vicino all’emergenza! La Commissione parlamentare sui rifiuti
conferma le responsabilità bipartisan!

di Massimiliano Iervolino, membro di giunta di Radicali Italiani e
coordinatore del gruppo ambiente, veleni industriali e politici

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La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse
al ciclo dei rifiuti, in merito alla Regione Lazio, ha svolto un ottimo
lavoro. La relazione conclusiva - discussa alla Camera dei Deputati in
data 11/04/2011- ha evidenziato in modo puntuale le criticità che, negli
ultimi dieci anni, non hanno trovato soluzione.
L’intervento in Aula dell’On. Elisabetta Zamparutti ha ben indicato le
responsabilità bipartisan, infatti né il centro destra, né il centro
sinistra, hanno saputo e voluto programmare un ciclo dei rifiuti conforme
alle varie direttive europee. Il Lazio non è la Campania semplicemente
perché nella Regione della Capitale esiste la discarica più grande
d’Europa, una discarica illegale che va contro tutte le leggi nazionali ed
europee.

Il fallimento della gestione commissariale

Il commissariamento non ha risolto nulla. Questo strumento emergenziale
non ha raggiunto lo scopo principale, quello di redigere un piano rifiuti
conforme alle direttive UE. Il 24 giugno 2008 finiva la gestione
straordinaria sui rifiuti: continuava dal 1999, doveva durare un solo anno
ed in questi dodici mesi si doveva stilare un piano. Invece ce ne sono
voluti nove. Per legge entro il 2003 la raccolta differenziata doveva
raggiungere il 35% e per centrare questo obiettivo furono stanziati 64
milioni di euro. Gli ultimi dati ufficiali, che risalgono al 2008, dicono
che non si supera il 20%. Nella regione Lazio la produzione di rifiuti
solidi urbani (dati rapporto rifiuti Ispra 2008) è stata nel 2007 di
3.359.554 tonnellate, con una produzione pro-capite di 604
kg/abitante/anno, con un aumento di circa il 14% rispetto al 2003. Di
questa quantità enorme di rifiuti, circa l’83% viene smaltito in una delle
dieci discariche del Lazio. Negli ultimi dieci anni questa percentuale è
rimasta abbastanza costante senza subire notevoli variazioni, a
dimostrazione che la “cultura” della discarica è stata predominante per lo
smaltimento dell’RSU (rifiuti solidi urbani). Dai dati sopra riportati si
evince che la stragrande maggioranza dei rifiuti solidi urbani viene
conferita in discarica. È bene ricordare che la direttiva 31/1999
dell’Unione Europea stabilisce che: “in discarica possono entrare solo
rifiuti pretrattati, cioè quelli depurati dalla raccolta differenziata”.
In Italia la direttiva comunitaria viene recepita solo con il decreto 13
gennaio 2003 numero 26 ed applicato con un decreto del 3 agosto 2005.
Mentre dal 2005 a tutt’oggi le discariche hanno comunque potuto ricevere
rifiuti indifferenziati non pretrattati, per via di proroghe annuali
generalmente contenute nelle leggi finanziarie. Roma non è Napoli grazie a
queste proroghe annuali, se il Parlamento rispettasse le direttive europee
in materia, e quindi le leggi che si è data, nella Capitale ci sarebbero
tonnellate e tonnellate di rifiuti per strada. L’illegalità dei
conferimenti è sotto gli occhi di tutti e questa produce disastri
ambientali.

L’ultimo piano dei rifiuti della Regione Lazio risale al 2002
In materia di rifiuti è molto importante la programmazione. La classe
politica della Regione Lazio non ha saputo ottemperare ai suoi compiti,
proprio per questo si può dichiarare, senza timore di essere smentiti, che
i governi che si sono succeduti sono complici di questa allarmante
situazione. Il commissariamento durato tanti anni non è servito ad uscire
dall’emergenza, per tanti anni il Lazio non ha avuto un vero piano sui
rifiuti. L’ultimo è datato 2002 ed è stato respinto dall’Unione Europea.
Con Sentenza del 14/06/07, la Corte di Giustizia Europea ha condannato
l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art. 7, n. 1, quarto
trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti,
ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata
elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio,
essendosi ritenuto che il piano approvato “non ha un grado di precisione
sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e
non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento
dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. Di
conseguenza, non avendo l’Italia ottemperato alla sentenza della Corte di
Giustizia, la Commissione ha deciso di procedere con una seconda lettera
di messa in mora. A tale messa in mora la nuova Giunta regionale in carica
, guidata dal Presidente Polverini, ha risposto approvando un piano che, è
bene sottolinearlo, non ha ancora avuto il consenso del Consiglio
regionale ma per ora ha ricevuto solo l’accettazione da parte
dell’esecutivo. Il Piano presentato in realtà ne contiene due: il primo
tiene conto della normativa vigente in Italia (art.1108, L.296/06) quindi
fissa come obiettivo al 2011 il raggiungimento del 60% di raccolta
differenziata; il secondo viene definito “scenario di controllo”, questo
nasce dall’ipotesi di avere negli anni una crescita inerziale sia di
produzione dei rifiuti che di percentuale di raccolta differenziata. I due
piani sono l’uno irrealizzabile, l’altro non in grado di individuare i
luoghi o gli impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti. Proprio per
questo motivo i consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella,
Rossodivita e Berardo, hanno inviato un report al Commissario all’ambiente
dell’Unione Europea per contestare il documento Polverini. Il piano
regionale dei rifiuti della giunta di centro destra non risolve quei
problemi che anche la commissione bicamerale ha evidenziato.

Il Piano regionale dei rifiuti del Lazio - che tiene conto della normativa
vigente in Italia - ha i seguenti problemi:

Sulla riduzione dei rifiuti. I provvedimenti annunciati dalla Giunta
Polverini sono inadeguati rispetto all’obiettivo prefissato, giacché ad
oggi non esiste un piano regionale organico per la riduzione dei rifiuti e
nessuna modifica è stata apportata alla legge regionale vigente (27 luglio
1998). La precisione richiamata ed auspicata più volte dalla Corte di
Giustizia e dalla Commissione Ue richiederebbe, anche su questo punto,
l’assolvimento di tutt’altro onere di specificazione delle misure da
adottare e di valutazione del loro impatto. Al contrario la Giunta
Polverini si è limitata ad elencare una lista di interventi il cui oggetto
ed il cui effettivo impatto non sono in un modo specificati.
Sulla raccolta differenziata. Il livello di RD auspicato dal Piano per il
2011, ossia il 60% della raccolta, non è fondato su nessun tipo di seria
programmazione e valutazione delle misure che si intendono adottare e
pertanto è meramente velleitario. Questa sopravvalutazione del livello di
RD ha un effetto decisivo sulla credibilità del Piano regionale nel suo
complesso. Oggi siamo a circa il 20% di RD, raggiungere il 60% entro la
fine dell’anno è assolutamente demagogico.
Sul trattamento meccanico biologico. La tariffazione del trattamento
stesso - insieme alle grosse difficoltà economiche dei comuni e delle
aziende di trattamento- spiega perché i comuni preferiscano conferire, in
palese contrasto con la normativa europea, il “tal quale” in discarica.
Questo comportamento non solo limita di molto la raccolta differenziata ma
abbassa la quantità di rifiuto indifferenziato trattato. Nel piano non
solo non si fa nessun riferimento a questa problematica ma non c’è nessun
provvedimento atto a mettere a regime l’intero parco impianti di
trattamento meccanico biologico.
Sul compostaggio, l’incremento di capacità previsto - se anche ci fosse -
non consentirebbe di soddisfare la capacità necessaria aggiuntiva e,
d’altro canto, è irrealistico pensare che tale capacità sia disponibile
già dal 2011.
Il Piano regionale dei rifiuti del Lazio, scenario di “controllo”.
Anche questo piano manca di “un grado di precisione sufficiente per
assicurare la piena efficacia della Dir. 75/442/CEE”, così come la Corte
di Giustizia aveva già motivato la precedente condanna dell’Italia. Questo
scenario di “controllo” - che da quello che si evince dalle dichiarazioni
della Presidente Polverini e dall’Assessore Di Paolo è quello che più si
avvicina al reale Piano dei rifiuti della Regione Lazio - ha notevoli
criticità e viola in più parti le direttive europee in materia di rifiuti
e di discariche. In particolare i problemi sono i seguenti:
Trattamento meccanico biologico. Anche se prendessimo per buona la quota
di 1.776.000 t per l’anno 2011, ci troveremmo comunque di fronte ad un
quantitativo superiore a 1.000.000 di tonnellate di rifiuti non trattati
che andrebbero a finire in discarica. Come è noto questo tipo di
conferimento va contro la direttiva 75/442/CEE, art. 4 e la direttiva
sulle discariche 1999/31/CE.
Le discariche. In attesa della costruzione di nuovi termovalorizzatori e
di impianti di trattamento meccanico biologico, sembra che l’unica
soluzione allo stato praticabile sia quella di conferire i rifiuti in
eccesso a Malagrotta, ma tale sito non è stato inserito nel piano dei
rifiuti in considerazione del fatto che la discarica più grande d’Europa
viola la direttiva 75/442/CEE, art. 4 e la direttiva 1999/31/CE.
I termovalorizzatori. Un Piano regionale dei rifiuti degno di questo nome
dovrebbe, come minimo, indicare come colmare il deficit di combustione,
che pure è dichiarato, e in particolare definire l’ubicazione del sito o
dei siti dove costruire i termovalorizzatori.

Malagrotta

Come detto in apertura, Roma non è nella stessa situazione di Napoli
“grazie” alla discarica di Malagrotta. I problemi delle due grandi città
sono simili: bassa percentuale di raccolta differenziata, deficit di
impianti di trattamento meccanico biologico e di impianti di compostaggio,
mancanza di mercato delle materie prime seconde e del compost, grave crisi
economica dei comuni e delle aziende che si occupano del trattamento dei
rifiuti. La Capitale non ha l’immondizia per strada non perché ha un ciclo
virtuoso, ma perché un monopolista da circa trent’anni mette a
disposizione la sua discarica: Malagrotta. Per troppo tempo, in modo
assolutamente bipartisan, la politica della Regione Lazio non ha voluto
avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti ed ha continuato a conferire più del
80% dell’RSU nelle discariche. In queste - è bene chiarirlo come ha già
fatto la commissione bicamerale - si conferisce anche CDR di bassa qualità
e parte della raccolta differenziata, altrettanto di bassa qualità o non
trattata in impianti adeguati. La discarica di Malagrotta è un problema
soprattutto ambientale, il conferimento per tantissimi anni di tal quale -
si stima che siano stati sotterrati negli anni circa 50 milioni di
tonnellate rifiuti - ha come conseguenza un inquinamento elevatissimo
della zona. I controlli sono stati, e continuano ad essere, fallaci. La
popolazione che vive a ridosso della discarica ha più volte denunciato
l’inoperosità delle giunte, di centro, di destra e di sinistra, nel
risolvere questo grave problema. Quella per Malagrotta è diventata per
poco tempo procedura d’infrazione (con i tre stadi di messa in mora,
parere motivato, deferimento alla Corte di Giustizia del Lussemburgo). Nel
2005, quando il dossier era già stato trasmesso dalla Commissione alla
Corte di Giustizia, appunto, è arrivato da Roma il piano di adeguamento
della discarica e tutto si è bloccato. La procedura d’infrazione è stata
prima sospesa, poi archiviata. Si sapeva benissimo - e tutti lo hanno
sempre saputo - che si trattava di un piano di riassetto della discarica
di Malagrotta puramente sulla carta, e che non sarebbe cambiato nulla. I
comitati si sono allora rivolti all’autorità di garanzia, l’Ombudsman o
Mediatore Europeo, e hanno fatto ricorso. La decisione dell’Ombudsman gli
ha dato torto nel non riconoscere una “mala gestione” da parte della
Commissione, ma gli ha dato ragione nel chiedere d’urgenza un’indagine
approfondita sul piano di adeguamento. Ecco il passaggio essenziale del
comunicato: “Tuttavia, in considerazione delle informazioni significative
fornite dal denunciante in relazione all’asserita perdurante non
conformità della discarica di Malagrotta in rapporto al piano di
adeguamento, il Mediatore Europeo sollecita urgentemente la Commissione a
verificare - dopo il 16 luglio 2009 - se la discarica di Malagrotta sia
stata messa a norma o meno, in applicazione della Direttiva sulle
Discariche.” Da allora, quindi, è partita l’ indagine della Commissione,
indagine denominata EU Pilot n. 629/09/ENVI. Questa discarica è in
esaurimento: dai dati che sono stati forniti alla Regione Lazio si evince
che i rifiuti di Roma non potranno più essere conferiti a Malagrotta a
partire da Luglio/Agosto 2011, sempre che la Polverini non voglia prendere
una decisione gravissima, cioè autorizzare ulteriori lotti progettuali per
5.000.000 di mc nella zona “Testa di Cane”, sempre nella discarica più
grande d’Europa. Questa scellerata soluzione è stata suggerita dal padrone
di Malagrotta, l'Avv. Manlio Cerroni, e ad oggi non è stata respinta né
dalla Polverini, né da Alemanno. Si spera che l’autorizzazione
all’allargamento delle discarica non venga rilasciata, le popolazioni del
luogo hanno per troppi anni sopportato questo scempio ambientale. Oggi nel
Lazio siamo di fronte ad una situazione molto critica che è il frutto di
anni di non scelte, la discarica di Malagrotta è in esaurimento ed il
piano dei rifiuti della Polverini non risolve assolutamente i gravissimi
problemi della Regione. La relazione della commissione bicamerale ha il
merito di centrare le tante criticità su cui per anni non si è fatto
assolutamente nulla. Nella speranza di non trovarci presto nella stessa
situazione della Campania, la Regione Lazio deve assolutamente seguire le
direttive europee e non lavorare solo alla costruzione di nuovi
inceneritori e all’ampliamento delle discariche. Si cambi pagina ed in
fretta!


Massimiliano Iervolino
Membro di Giunta di Radicali Italiani
via di Torre Argentina 76
00186 Roma
3453652220
m.iervolino@radicali.it
www.massimilianoiervolino.it


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