Comunicato dal PRC. Lettera del segretario cittadino all'autorità portuale

22/giu/2007 13.00.00 Rifondazione Comunista -circolo Peppino Impastato- Contatta l'autore

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  Partito della Rifondazione Comunista

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 Alla c.att.ne dei capiservizio delle testate in indirizzo

 alla c.att.ne del caposervizio cronaca di Messina della Gazzetta del Sud

 

Comunicato stampa

 

IL SEGRETARIO CITTADINO DEL PRC/SE SCRIVE ALL'AUTORITA' PORTUALE. "C'E' ANCORA SPAZIO PER LE ATTIVITA' PRODUTTIVE ALL'INTERNO DELLA ZONA FALCATA"?

 

 Daniele Ialacqua, segretario cittadino di Rifondazione,  interviene nel dibattito aperto in città sul waterfront e sul destino della zona falcata con una lettera aperta indirizzata ai presidenti dell'Autorità Portuale e dell'Ente Porto.

Al centro della sua riflessione l'incerto futuro delle attività produttive in quella porzione di territorio, dalla cantieristica al polo ferroviario, dal momento che tutti i progetti di cui   si discute a Messina (Riqualificazione Zona falcata, Waterfront, Via del mare, Nuova Stazione, Interramento dei binari) prevedono abbastanza esplicitamente l'espulsione di tutte le strutture industriali dall'area portuale.

Rifondazione Comunista  denuncia il tentativo di "Espiantare quello che da sempre è il cuore operaio di Messina per trapiantarvi qualcos'altro, sicuramente molto meno utile alla vita civile ed economica della città". Per questo  chiede di incontrare i responsabili delle istituzioni competenti, da cui si aspetta impegni precisi per il risanamento dell'area e per la difesa ed il rilancio dei cantieri navali e del nodo ferroviario dello stretto.

Si allega il testo integrale della lettera.

l'addetto stampa del PRC\SE di Messina

Tonino Cafeo

 

 

La recente notizia della consegna delle aree della ex degassifica all’Ente porto e la querelle che ne è seguita, con addirittura l’immediata presentazione di un ddl da parte di un deputato regionale per chiedere la soppressione dell’Ente Porto, mantengono viva l’attenzione cittadina su di una zona di particolare pregio della città che fa, evidentemente, gola a molti, al di là dei progetti di rilancio o pseudo tali, presentati a piè sospinto da più parti, tralasciando di affrontare temi e problemi aperti di non poco conto.

La zona cittadina che va dal Porto a Tremestieri mai come oggi è, infatti, stata al centro del dibattito politico e giornalistico cittadino: Riqualificazione Zona falcata, Waterfront, Via del mare, Nuova Stazione, Interramento dei binari, sono diventate le parole d’ordine ed i temi di discussione più frequenti e con i quali si intendono sollecitare interventi per sottrarre quest’area al degrado ed alla negazione della sua vocazione naturale, prospettando un futuro di sviluppo per l’intera città.  Alle parole oggi in voga per rivalutare l’affaccio al mare di Messina, mancano però a nostro avviso altre parole ed altri temi necessari per avere un vocabolario completo che parli realmente dello sviluppo di questa città.

Tale dibattito ci sembra infatti trascuri di affrontare, volutamente o meno, temi non secondari che riguardano il presente di quest’area della città, legati da sempre alla vocazione marinara e di porta della Sicilia di questa città.

Ci riferiamo in primo luogo  alla cantieristica esistente, rappresentata dall’ex Smeb (oggi Palumbo), dalla Rodriguez, dalla Savena, dall’Arsenale Militare; alle attività connesse con il polo ferroviario di Messina, tra i più importanti del Meridione, rappresentato fisicamente dagli “impianti” della  Stazione marittima, della Stazione centrale, del nodo ferroviario costituito da 4 binari destinati ad invasatura e da  una serie di binari di servizio, dalla stazione piccola velocità di S.Cecilia, ecc..; ci riferiamo ancora agli impianti della Soc. Coop. Garibaldi, da poco ristrutturati, alle miriadi di piccole attività che vivono intorno alla cantieristica ed al nodo ferroviario; agli spazi in gran parte disinquinati della Degassifica.

Potremmo dire che territorialmente ed economicamente la Zona falcata rappresenti il “cuore” operaio di questa città, che rischia di scomparire, di essere “espiantato” con l’obiettivo non tanto nascosto di “trapiantarvi” qualcos’altro che nulla ha a che fare con gli interessi dei lavoratori e con gli interessi collettivi. Sarebbe un duro colpo non solo all’economia di questa città ma al suo tessuto sociale e politico.

            Il dibattito cittadino sull’affaccio a mare della città, deve dunque trovare lo spazio per dare risposte concrete a domande pressanti.

Intendiamo con la presente sottoporre alle  autorità in indirizzo, secondo le competenze che esse hanno, le seguenti domande schematicamente così sintetizzate:

 

1)      Che spazi sono previsti per la cantieristica  di costruzione navale?

La notizia che il cantiere SAVENA ha acquisito una importante commessa per il valore di 250 milioni di euro, seppure è indubbiamente un’ottima notizia per la nostra città, pone in evidenza la difficoltà di tale cantiere ad operare in spazi ristretti visto che sarà costretto a svolgere parte del lavoro presso i cantieri di Melilli. Perché dunque non destinare altri spazi alla cantieristica di costruzione? Perché non prevedere un maggiore utilizzo degli spazi dell’ex Cantiere Cassaro, rilevato a suo tempo dalla SMEB proprio come cantiere di costruzione? Perché il proposto Piano regolatore del Porto riduce gli spazi per la cantieristica di costruzione? E’ vero che il prg del Porto prevede al posto dei cantieri Savena un museo ed un parco archeologico?

 

2)      Che spazi sono previsti per la cantieristica di riparazione navale?

Dopo il fallimento della SMEB e la rilevazione dei suoi cantieri da parte della ditta Palumbo si erano aperte nuove speranze per le maestranze ex SMEB e dell’indotto, ma oggi qual è la situazione? Sono stati rispettati tutti gli impegni assunti dalla Palumbo con l’aggiudicazione della gara relativa ai cantieri ex SMEB? Quali interventi sono stati posti in essere dalle autorità in indirizzo per il controllo ed il rispetto di detti impegni? Quali spazi reali sono previsti per la cantieristica di riparazione nel nuovo piano regolatore del Porto?

 

3)      Che futuro ma, soprattutto, che presente s’intende prospettare per il molo Norimberga?

Attualmente tale molo, la cui ristrutturazione ha richiesto l’impegno di una trentina di milioni di euro, è asservito agli interessi privati della Cartour con impatti negativi sull’operatività commerciale del molo, sulla sicurezza nello spazio acqueo antistante il molo, sulla mobilità di chi lavora in zona, sulla mobilità e vivibilità cittadine nel percorso compiuto in orari di punta dai mezzi pesanti diretti o provenienti da Cartour. Le autostrade del mare sono una ricchezza per la città che però non deve trasformarsi nell’ennesimo peso che i cittadini devono subire

 

4)      Che futuro avrà il nodo ferroviario di Messina?

L’interramento dei binari ed il paventato spostamento della stazione centrale sono proposte che sembrano seguire pedissequamente le previste opere connesse al Ponte e che prevedevano la riduzione dei binari verso le invasature a due soltanto. E’ questo che si vuole e che si intende oggi perseguire? Si vuole ridurre il nodo ferroviario di Messina ad un semplice passante di periferia? E che fine faranno  le centinaia di posti di ferrovieri e marittimi oggi presenti in città?

 

5)      L’interramento dei binari ferroviari e la liberazione delle aree da parte di RFI richiedono necessariamente l’impegno di grosse risorse finanziarie per l’acquisizione di tali aree da parte del Comune. Che destino avranno le risorse che RFI incasserà da tale operazione? Saranno risorse che rimarranno, come dovrebbero, a Messina o sono destinate a raggiungere altre aree del Paese?

 

6)      Che destino si pensa debba avere la Soc. Coop. Garibaldi?

Ridimensionata negli anni ma in grado di dare occupazione a circa 150 dipendenti, con capacità riconosciute nella ristorazione, nel solco di una tradizione cittadina che non può e non deve scomparire, la Soc. Coop. è commissariata da circa quattro anni senza avere risolto a quanto sembra i suoi problemi. Come mai continua il commissariamento regionale? Che spazi sono previsti per tale società nella zona falcata?

 

7)      Che destino avrà Marifari e l’Arsenale militare?

 A partire dall’1 luglio 2007 talune funzioni tradizionalmente svolte nell’area militare di Messina della zona falcata verranno trasferite ad Augusta, pur mantenendo l’occupazione dell’attuale personale: per fare cosa? Che prospettive si aprono per le centinaia di impiegati ed operai di tale area? Sono state prese in considerazione le numerose proposte avanzate in passato dalle organizzazione sindacali?

 

8)      Che risposte dà al presente della zona falcata il piano regolatore del porto?

La proposta di Prg del porto sarà prossimamente sottoposta all’attenzione del consiglio comunale. Dalle carte rese note sembrerebbe che non vi trovino più spazio, nell’area falcata del porto, le invasature ed i binari di RFI, mentre il presunto nuovo polo turistico si troverebbe allocato a poche decine di metri dall’area dedicata alla cantieristica, zona poco felice per lo svago ed il divertimento! L’ampio spazio oggi occupato dalla Marina limitare è trasformato in una poca credibile area verde, visti i tempi non certo brevi previsti per la smilitarizzazione dell’area. Che tempi reali di attuazione si dà dunque tale piano regolatore?

 

9) Che fine ha fatto o farà il Punto Franco?

            L’incredibile storia del Punto Franco di Messina è arrivata a conclusione? Se si potrà fare, quando e come farlo? Come mai nel PRG del porto non si trova più traccia del punto franco? Quali sono le reali ragioni che impediscono da decenni la nascita del Punto Franco?

 

Alle domande sopra richiamate vanno ad aggiungersi le ulteriori perplessità che ha suscitato il dibattito in merito ai fondi ex Ponte ed al presunto fronte compatto di tutte le forze politiche, sociali ed economiche di questa città in merito alle opere da richiedere al governo nazionale.

I fondi ex Ponte non si videro neanche con il governo Berlusconi, tant’è che Fintecna versò solo una quota di quell’aumento del capitale sociale della Società Stretto di Messina  che avrebbe dovuto progressivamente portare il capitale societario a circa un miliardo e 400 milioni di euro, ovvero la quota pubblica dell’opera, cifra alla quale non si arrivò mai. Dei soldi privati sbandierati e/o millantati non si vide invece neanche un euro! Oggi si rivendicano, proprio da chi ha sempre sostenuto il progetto Ponte, quei soldi pubblici inesistenti per attuare progetti ideati e pensati in funzione del Ponte come l’interramento dei binari e lo spostamento della Stazione centrale, o l’autostrada Annunziata - Torre Faro.

Rifondazione comunista ha condiviso il percorso dal basso avviato nelle scorse settimane per sostenere con una petizione popolare la richiesta di porre in essere le condizioni per il finanziamento di importanti opere per migliorare la mobilità nello Stretto), ma non ci sentiamo di unirci a chi utilizza tale dibattito cittadino per rispolverare le opere connesse e/o compensative del Ponte sullo Stretto o per rivalorizzare il Ponte stesso, progetto messo da parte dal Governo nazionale e locale e di cui non intendiamo sentirne più parlare.

La recente notizia dell’attribuzione di circa 240 milioni di euro dei fondi ex Ponte destinati alla città di Messina e presuntivamente utilizzabili per gli approdi di Tremestieri ed al completamento degli svincoli, non chiude il tema che è secondo noi centrale: L’area dello Stretto ha bisogno di opere per garantire una mobilità sostenibile, efficiente e sicura nelle acque dello Stretto. Che a finanziare tali opere siano fondi provenienti dall’inutile opera del Ponte, ammesso che bastino, o che siano fondi provenienti da altre fonti, magari europee visto che il corridoio 1 Palermo-Berlino non è venuto meno con la scomparsa del Ponte, poco importa. E le opere prioritarie sono state da tempo evidenziate, a partire dai documenti del Movimento No-Ponte per finire alle rivendicazioni del movimento dei marittimi ed attendono una immediata fase realizzativa: potenziamento secondo approdo Tremestieri, secondo approdo calabrese, Metropolitana del mare, potenziamento traghettamento pubblico, completamento degli svincoli, sistema di controllo Vts efficiente.

            Il circolo “Peppino Impastato” di Rifondazione comunista di Messina intende approfondire il dibattito cittadino sulle questioni sopra richiamate e si fa promotore di un percorso di incontri e approfondimenti.

A tal fine si richiede alle autorità in indirizzo un incontro per poter discutere delle tematiche sopra richiamate e confrontare le proprie opinioni al fine di contribuire al reale risanamento e rilancio della zona falcata del Porto e del fronte a mare, nell’interesse dell’intera città.

 

Messina, 21 giugno 2007

 

Il segretario del circolo Peppino Impastato

(Daniele Ialacqua)

 

 

 

 

 

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