SPADONI (UdC): RIFLESSIONE SUI COSTI DELLA POLITICA

Concordo perfettamente con l'analisi e le critiche avanzate recentemente dall'Uil a proposito dei costi della politica nel Comune di Ravenna, tuttavia la situazione all'interno dell'Amministrazione provinciale non si discosta molto rispetto al citato ente di piazza del Popolo.

Luoghi comune di Ravenna
Organizzazioni UIL, Udc
Argomenti istituzioni, politica, lavoro

07/lug/2011 10.30.52 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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Concordo perfettamente con l’analisi e le critiche avanzate recentemente dall’Uil a proposito dei costi della politica nel Comune di Ravenna, tuttavia la situazione all’interno dell’Amministrazione provinciale non si discosta molto rispetto al citato ente di piazza del Popolo. Pochi mesi fa, infatti, da parte del governo politico della Provincia è stata sbandierata la coraggiosa scelta di rinunciare alla figura del direttore generale che costava all’ente 130,000 euro annui più oneri riflessi, cui è stato riconosciuto, oltretutto, un’indennità di risultato di oltre 63.609,26 euro. Somma incredibilmente elevata, non certamente proporzionata all’incarico in questione e, soprattutto, ritenuta fuori luogo in un periodo contrassegnato da forti tensioni fra la Giunta e il personale. Tensione dovuta al mancato rispetto di quanto derivato dalla contrattazione decentrata riguardo agli anni 2009, 2010 e 2011, e proprio per questa ragione, il clima interno all’ente di piazza Caduti è particolarmente teso e le relazioni sindacali sono seriamente compromesse. A questa situazione già di per sé preoccupante, si aggiunge l’ennesima questione spinosa adottata recentemente dai vertici politici.

Vale a dire il provvedimento con cui il presidente della Provincia delibera di avvalersi di tre collaboratori assunti con rapporto di lavoro a tempo determinato: un capo gabinetto, un funzionario presso l’ufficio di gabinetto e un istruttore da dedicare all’ufficio stesso, cui si aggiunge un istruttore giornalista. Il tutto alla modica somma di oltre 156.000 euro annui oltre, naturalmente, agli oneri riflessi che ammontano, all’incirca, a 60,000 euro. Alla luce di tutto questo, la delusione e lo scoramento delle risorse umane appaiono pienamente giustificate, almeno per due ordini di motivi. Con queste assunzioni sono mortificate le professionalità interne all’ente, di fatto, non messe in grado di svolgere le funzioni d’istituto e, peraltro, senza l’oggettiva necessità di ricorrere a costose stampelle esterne. In questo senso deve prevalere la piena valorizzazione del personale interno, evitando, oltretutto, assunzioni costose e discrezionali, e, tra l’altro, senza avere portato a definizione la citata questione riguardante gli incentivi di produttività legati ai progetti e agli obiettivi per il personale della Provincia stessa. In secondo luogo sarebbe stato auspicabile, proprio in un momento di crisi economica che coinvolge anche gli enti pubblici, dare un segnale forte a proposito dei costi della politica: malattia cronica incurabile che non risparmia certamente i nostri enti locali.

A queste condizioni, credo non possa essere rinviata la discussione conclusiva sull’abolizione delle Province, se si vuole perseguire davvero qualche risultato apprezzabile in tema di contenimento delle spese, specie di quelle assolutamente inutili. Ho l’impressione, però, che anche i partiti di centro sinistra si lascino sfuggire ottime occasioni per riformare la politica, predicando bene ma razzolando molto male.

http://facebook.com/gianfranco.spadoni

 

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