SPADONI (UdC) E GLI AEROPORTI ROMAGNOLI:"NUOVA HOLDING DELLA ROMAGNA UN VOLO MAI DECOLLATO O GIA’ ATTERRATO!"

29/lug/2011 10.26.54 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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L’annosa questione degli aeroporti romagnoli continua la sua zoppicante storia fra ombre e luci.

Da un’analisi seppur sommaria balza immediatamente all’occhio, la pessima gestione dell’aeroporto Ridolfi in mano alla Seaf di Forlì che ha chiuso il 2010 con un passivo di quasi dodici milioni, in un quadro complessivo di ben venti milioni di debiti contratti negli ultimi dieci anni di attività da parte della società stessa.

Dall’altra non può sfuggire neppure la situazione riguardante lo scalo Fellini di Rimini in capo ad Aeradria certamente con potenzialità e conti economici ben diversi rispetto a quello forlivese, anche se in verità l’ultimo bilancio è stato chiuso in rosso.

Alla luce di questa situazione concernente il sistema aeroportuale romagnolo, dal cilindro della politica pare giungere l’attesa soluzione che nell’intento “salva capre e cavoli” . Vale a dire la costituzione di una nuova holding romagnola, la società aeroporti Romagna – Sar - di cui fanno parte le città di Rimini e di Forlì oltre alla Regione, con l’obiettivo di razionalizzare e fare economia di scala, evitare sovrapposizioni e pericolose competizioni nell’offerta rivolta ai passeggeri e, non per ultimo, quello di rilanciare il sistema attraverso un unico soggetto, più solido ed efficiente.

In linea teorica il progetto potrebbe rivelarsi utile e interessante, tuttavia le maggioranze politiche che governano gli enti locali sono partite nuovamente con il piede sbagliato, o, meglio stanno tentando di decollare con un aereo senza ali.

Si costituisce, infatti, la citata holding, ma i due aeroporti continuano ad avere un proprio bilancio distinto con la speranza – forse remota –di sistemare la pesante situazione debitoria. Parallelamente si chiede ai consigli comunali e provinciali delle località interessate di adottare il provvedimento riguardante la neonata società aeroporti Romagna, ammettendo candidamente che rispetto al progetto in questione si chiede un mero atto di fiducia giacché non esiste al m omento un Piano industriale, un atto di norma presentato contestualmente alla costituzione di qualunque soggetto imprenditoriale e societario.

Oltretutto non esiste nemmeno una proposta organica di suddivisione delle quote di partecipazione degli enti, quasi si trattasse di un vero optional, così come passa del resto completamente sotto tono la questione basilare della privatizzazione.

Una partenza sbagliata e assurda nel metodo e nel merito a dimostrazione di come la politica locale voli davvero a bassa quota!

Tra l’altro la Provincia d Ravenna detiene una piccola partecipazione azionaria in Aeradria pario all’ ’1,11 % sul capitale di 14 milioni di euro e, come si ricorderà, nel 2008 fu deliberato dall’assemblea dei soci l’aumento di capitale cui l’ente di piazza dei Caduti non aderì.

Ora, in ogni modo, la questione non è più rinviabile e occorre esprimersi nel merito della costituzione del nuovo soggetto romagnolo, la Sar, sparata con disinvoltura sulla ribalta pubblica senza tenere conto delle tante incertezze e soprattutto, in assenza di un progetto credibile e di ampio respiro in grado di abbandonare le vecchie logiche politiche e di campanile.

E’ giunto il momento della chiarezza. Si vuole sperare, dunque, che la nuova holding della Romagna non rappresenti il solito volo mai decollato o, forse, già atterrato, ma la soluzione ottimale per l’economia dei nostri territori.

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