SPADONI (UdC) E LE LISTE D'ATTESA:"SONO L’ANELLO DEBOLE DEL SISTEMA SANITARIO!"

29/lug/2011 10.28.22 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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Il consigliere del Comune di Ravenna Diego Rubboli, con la consueta puntualità e competenza, ripropone la storica questione delle liste d’attesa per visite specialistiche e per ricerche diagnostico-strumentali. E si rifà al finanziamento, una tantum, messo a disposizione dalla regione con questa specifica destinazione, proprio per intervenire sul problema ormai cronico dei lunghissimi periodi intercorsi fra la prenotazione di un esame o di una visita e quelli dell’effettiva esecuzione.

A me pare che alla base di questo tema vi sia un approccio apparentemente insormontabile, che riguarda essenzialmente la migliore organizzazione dei turni e del lavoro interno agli ospedali pubblici, con l’obiettivo di spalmare nel più ampio lasso di tempo della giornata le prestazioni da compiere. In molte realtà pubbliche, ad esempio, specie in alcuni periodi critici dell’anno è assicurata un’attività specialistica protratta nella serata e nei giorni festivi, proprio per affrontare la forte domanda e tentare di alleggerire le richieste sino a esaurimento.

A me non compete, in ogni modo, indicare la strategia, perché di stretta competenza della direzione aziendale Usl in accordo con il personale medico e paramedico nel rispetto degli accordi sindacali, tuttavia alcune considerazioni non posso esimermi dal farle.

L’impegno economico messo a disposizione dalla Regione, come si diceva, va inteso unicamente come intervento straordinario e in qualche misura irripetibile e per questo occorre agire attraverso risoluzioni radicali di tipo strutturale, per dare risposta al male peggiore della malattia stessa, vale a dire i lunghi tempi d’attesa.

Non concordo con il dott. Rubboli sulla chiusura nei confronti delle strutture accreditate, poiché se ciò accadesse, tutto a un tratto ci troveremmo nel caos più profondo rimandando da un anno all’altro l’evasione delle richieste sino a mettere in completo tilt il sistema sanitario.

In realtà, i tempi d’attesa sono la spina nel fianco del sistema sanitario, ma se non esistesse la ricca offerta del privato che svolge a tutti gli effetti un servizio pubblico e a costi certamente competitivi, ci troveremmo in situazioni di buio totale.

Per questo va riaffermata con forza la complementarietà fra pubblico e privato e la pari dignità dei ruoli svolti, senza correre il rischio di confinare le strutture private a una funzione aggiuntiva e di mero salvataggio rispetto al sistema in difficoltà gestita dall’Azienda sanitaria locale.

Occorre intervenire su questa linea, per fornire risposte puntuali e adeguate al cittadino, e per evitare il costoso ricorso a prestazioni fuori territorio il cui ritorno economico per l’ente pubblico rappresenta un forte onere negativo.

Appunto le prestazioni fuori dal territorio producono la mobilità passiva i cui riflessi economici gravano pesantemente sui bilanci aziendali usl provocando, oltretutto, disagi di vario genere per l’utenza.

Le liste d’attesa vanno riorganizzate e combattute, quindi, valorizzando le risorse umane e ottimizzando i servizi attraverso un serio accordo di collaborazione interno all’ente pubblico; allo stesso occorre agire con il sistema privato per rispondere in modo complementare alla forte domanda proveniente dai cittadini.

http://facebook.com/gianfranco.spadoni

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