SPADONI (UdC):"ECONOMIA: PICCOLO COMMERCIO IN FORTE DIFFICOLTÀ!"

13/dic/2011 11.07.45 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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La situazione economica è ancora grave, e il commercio con il suo ruolo fondamentale sta brancolando ancora per varie cause tra cui quella non secondaria dell’aggravio dovuto all’aumento di un punto dell’Iva. Il trend negativo della diminuzione delle vendite è ormai un dato conclamato ma oltretutto, se nell’imminente pacchetto del premier Monti vi sarà un nuovo incremento della citata imposta, si assisterebbe immediatamente a una nuova fase recessiva. L’ ennesima contrazione dei consumi, la spada di Damocle prodotta dal pacchetto del Governo e, non per ultimi gli aumenti impositivi e tariffari degli enti locali, sono variabili che non concorrono certamente ad agganciare l’economia per favorire un graduale rilancio. I dati negativi dei consumi rappresentano un campanello d‘ allarme e altrettanto preoccupante è il divario fra le vendite fatte nei grossi supermercati e quelle delle piccole attività commerciali. Lo stesso dato positivo da una parte, riferito all’aumento delle vendite nei discount, mostra con chiarezza la questione della forte diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, ormai bersagliate e artatamente spremute a tutti i livelli.

In questo scenario gli enti locali sono chiamati a svolgere la loro funzione e a smettere di fare mera demagogia contro i mancati trasferimenti dello Stato i quali, peraltro, continueranno a essere sempre più contenuti e mirati. Per anni abbiamo assistito alle pedanti e monotone lamentele dirette al precedente premier Berlusconi, invece di pensare a come risolvere le questioni locali nel migliore dei modi, eliminando gli sprechi e senza scaricare i mancati trasferimenti, com’è accaduto, sui cittadini e sulle imprese.

Tornando, dunque, al commercio, servono scelte urgenti a favore del piccolo commercio tradizionale e delle piccole aziende collocate nei centri storici, se non si vuole mettere in crisi un sistema capillare di servizi con alta valenza sociale ed economica. La stessa scelta, ad esempio, fatta dall’ Amministrazione provinciale di confermare anziché incrementare le risorse destinate all’istituto del credito per le imprese, - meglio conosciuta come rete delle cooperative di garanzia, - rappresenta una palese mancanza di sensibilità e di attenzione verso il comparto, sempre più bisognevole di un più facile accesso al credito.

La puntuale statistica sulle spese e sull’imposizione fiscale dei nostri enti locali fornita recentemente dall’Uil, tra l’altro, conferma, ammesso vi fosse la necessità, il dovere imprescindibile di contenere le loro spese generali, abbassare i costi della politica e snellire queste pachidermiche macchine pubbliche che, proprio per la loro farraginosità ed eccesso di burocrazia, concorrono oltretutto a limitare gli investimenti e lo sviluppo.

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