RAVENNA, 12 GENNAIO 2012: CONGRESSO UDC. GOVERNARE PER IL BENE COMUNE. L'INTERVENTO DI GIANFRANCO SPADONI
16/gen/2012 11.32.43 Morena Pompignoli
Ringrazio i presenti per la loro partecipazione e porto i saluti del gruppo consiliare Udc della Provincia di Ravenna. Parto subito da una considerazione riferita alle citate provincie. Come sapete, si sta raggiungendo l’obiettivo che va nella direzione di abolire questo ente intermedio posto fra le regioni e i comuni, peraltro nella direzione indicata e sostenuta dall’Udc nel corso degli ultimi anni. L’obiettivo resta assolutamente valido e sul percorso adottato dall’attuale governo, c’è qualche perplessità. La decisione, infatti, è apparsa affrettata e, specie nella prima stesura, in qualche modo irrispettosa dei principi fondamentali della democrazia e dei livelli di rappresentanza elettivi. Il provvedimento in oggetto, infatti, non a caso, è stato definito da più parti antidemocratico e in palese contrasto con la Costituzione, proprio per una serie di ipotesi affrettate e non ponderate, alcune delle quali saggiamente rientrate, che avrebbero ingenerato confusione sui tempi d’applicazione, sulla riassegnazione delle funzioni e sul trasferimento dei poteri, e non per ultimo, come dicevo, per il non sufficiente rispetto della vita partecipativa e democratica. Sta di fatto che questo ente pachidermico e statico, spesso con mere funzioni di passacarte, evidenzia un ruolo improduttivo oltre a non svolgere funzioni strategiche né sul piano dello sviluppo dell’economia e dell’occupazione, né su quello riferito al sociale, non solo per gli effetti prodotti dal Patto di stabilità. Da molto tempo occorre ridurre le spese improduttive per spostare le risorse sugli interventi in settori strategici: sociale,quello delle infrastrutture, edilizia scolastica, ambiente, nuove tecnologie, ecc. Ma, ancora, occorre semplificare il sistema di governance attraverso l’incentivo alle dismissioni delle quote di partecipazione di Regione, e Provincie nelle società, enti e agenzie partecipate con la conseguente destinazione dei risparmi per gli investimenti nello sviluppo del territorio.
Sarebbe stata utile, in definitiva, una riforma basata su una proposta unitaria di riordino delle istituzioni per evitare la consueta tradizione del colpo al cerchio e uno alla botte, senza, peraltro intervenire alla radice: un po’ – forse -come si sta facendo per i costi della politica o per altri provvedimenti socio economici. Il timore, insomma, è riassunto ancora una volta nella famosa frase del Gattopardo: “...cambiare tutto affinché nulla cambi….”
Allo stato attuale si tenta di assegnare alle Regione la materia afferente il riordino dell’ istituzione provinciale con l’obiettivo di creare degli uffici periferici e decentrati di quell’ente, ma si ha la forte sensazione (se non addirittura la certezza) che l’ente regionale non intenda addossarsi un compito così arduo, e preferisca, ovviamente, lasciare il pallino in mano al governo. D’altra parte la situazione d’ indebitamento delle Provincie è talmente elevata che le regioni non hanno grossi interessi ad aumentare le sofferenze, peraltro senza avere certezze sui trasferimenti e sulle risorse a disposizione (al riguardo, solo la nostra 133,975 milioni di euro, ma il debito di tutte quelle della Regione – stando ai dati del Centro servizi, finanza, investimenti degli enti locali, - ammonta grosso modo a un miliardo di euro. -
Secondo, non per importanza, l’evento congressuale come momento salutare di confronto dialettico per la vita di ogni partito. Si è avviato un forte dibattito all’interno della stagione congressuale. Finalmente si tenta di riannodare un rapporto stabile con i territori, per concorrere alle scelte future della politica. Qualcosa, amici, sta cambiando; non parliamo più al singolare, ma si opera per favorire un’aggregazione centrista, per un nuovo soggetto aperto a forze nuove che vengono dalla società e aperta ai vari soggetti interessati a non far parte di un sistema bipolare ormai superato dai fatti.
Una fase nuova in grado di progettare il futuro partendo dall’identità di questo soggetto politico incastonato nella migliore tradizione democristiana come forza portatrice di valori, di storia, di coerenza e di ideali. Lo sforzo deve essere quello di rafforzare questa forza politica, credibile e senza vocazione alcuna al ruolo di opposizione, ma pienamente consapevole di rappresentare le esigenze del Paese partendo proprio dai bisogni e dalle attese della gente. Di qui l’impegno di aprire il confronto con il variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato, con quello dell’ impresa, con le realtà educative, sociali e sindacali, partendo, come sempre, dalla persona e dalla sua centralità e dal ruolo insostituibile della famiglia.
La nostra ambizione, dunque, deve esser quella di costruire un nuovo partito nel solco della migliore tradizione cattolica laica e liberale per cambiare il Paese e pienamente disponibile a guidarlo. Il contenitore è stato tracciato: ora, però, si riempia di contenuti, di ideali, di valori e di programmi, evitando di pensare a una semplice operazione di mera alleanza elettorale. Il valore aggiunto, a mio parere, non è la sommatoria percentuale delle varie componenti politiche che saranno protagoniste di questa nuova fase politica, ma il ruolo centrale del mondo cattolico e la linea programmatica e valoriale. Condizioni basilari in grado di offrire una valida speranza e un’ alternativa ai giovani, alle famiglie, ai cittadini stanchi e demotivati da una politica spettacolo, affaristica, lontana dal bene comune, disponibile a svendere i valori non negoziabili, e a mantenere i piedi su tutte le staffe possibili pur di non perdere il potere.
Questo congresso unitario, dunque, rappresenta un segnale molto forte nei confronti della società la quale pare in buona misura aver preso atto del declino del bipolarismo e presta grande attenzione a questo nuovo soggetto costruito sulle più autentiche radici di quella grande forza protagonista della storia italiana sin dall’immediato dopoguerra. Siamo davvero orgogliosi, infatti, che la Dc abbia svolto una funzione essenziale dal dopoguerra per lunghi decenni per sollevare l’Italia sino a portarla fra le nazioni di maggiore prestigio internazionale. Così come siamo orgogliosi oggi che la stessa Unione di centro con le sue basi solidaristiche e con il suo senso civico e dello stato in questa crisi senza precedenti, abbia dato segnali inequivocabili proprio nella direzione del bene comune. Qui sta, dunque, la tradizione, la storia, l’identità, ma anche la forza di un progetto innovativo saldamente ancorato al P p e, destinato a rafforzarsi!
Terminando questo breve saluto, avanzo alcune raccomandazioni.
Come iscritto a questo partito, confido sul nuovo Segretario provinciale – già ottimamente collaudato – e sui delegati al congresso nazionale affinché:
1) Si promuovano percorsi con forze politiche “omogenee” in grado di condividere e non mettere in discussione i nostri valori fondamentali, specie quelli non negoziabili;
2) Si traccino programmi e accordi elettorali chiari, evitando ammucchiate spurie e incoerenti, se non addirittura antitetiche e non coerenti con la nostra storia;
3) Si rafforzi una ‘forma partito’ autenticamente democratica la cui base impegnata sui territori diventi interlocutore naturale dei vertici del partito stesso. In questo senso i congressi, quali livelli di elaborazione, di confronto e di sintesi, si riapproprino delle funzioni originarie in materia di indirizzo, di definizione delle linee politiche e programmatiche, e in ordine alle strategie e agli accordi elettorali.
Tutto questo, come recita il titolo del presente congresso, solo per il bene comune.
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