SPADONI (UdC) SULLE FARMACIE:"HANNO UN RUOLO BASILARE PER I CITTADINI E SONO L'ANELLO FONDAMENTALE PER LA SANITA'!"

26/gen/2012 11.13.11 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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Liberalizzazione è la parola “magica” del vocabolario, - passato e presente, - della politica italiana, con la sola differenza che l’attuale governo è l’unico ad avere realizzato un’intelaiatura normativa, seppur apprezzabile, di pseudo liberalizzazione. Sono convinto, infatti, che occorresse partire dagli enti locali per liberalizzare buona parte dei servizi pubblici e sulla pletora di soggetti responsabili delle politiche energetiche, dei trasporti, e altri ancora, invece di puntare il dito su altre categorie. Come, ad esempio le farmacie, le quali svolgono una funzione socio sanitaria per concessione dello Stato e sono, a tutti gli effetti, parte integrante del Servizio sanitario nazionale, prima ancora di rappresentare un soggetto economico fine se stesso. Oltretutto il provvedimento governativo, proprio su questo fronte e specificamente sul numero delle autorizzazioni con cui si stabilisce la presenza di una farmacia ogni tremila abitanti, contiene misure pesanti se non contraddittorie.

L’attuale capillarità della rete delle farmacie rappresenta di per sé un valore aggiunto, tant’è che in più occasioni mi sono battuto per evitare le formule di distribuzione diretta dei farmaci da parte dell’Usl; sistema rivelatosi poi, conti alla mano, antieconomico al punto di vedere incrementata la spesa farmaceutica delle aziende sanitarie e degli ospedali.

Ritornando alle nuove licenze, ritengo, tuttavia, che il nostro territorio assicuri già una buona copertura del servizio in favore dei cittadini. Valga come esempio, il centro storico di Ravenna con una farmacia in via Ricci ed una vicina in piazza XX settembre, un’altra metà di via Cavour, un’ennesima sede ancora poco distante, agli inizi di via Maggiore, e a seguire quella comunale in via Faentina. O quelle situate in via di Roma (ben due se si considera quella ubicata agli inizi di via Cesarea), seguite dall’esercizio posto in via Romea e quello vicino di Ponte Nuovo sino ad arrivare, a pochi chilometri di distanza, alla farmacia di Classe. O se si vuole, allo stesso modo, si può citare tranquillamente anche l’esempio della campagna, a cominciare dalle Ville Unite: la vicina Roncalceci, Coccolia, San Pietro in Vincoli, San Pietro in Campiano, Santo Stefano, San Zaccaria, Castiglione, sono tutte piccole realtà dotate di una farmacia, e stento a credere che in una di queste frazioni geograficamente molto vicine tra loro, riesca a sostenere più di un esercizio farmaceutico.

La consulenza e la competenza dei professionisti assicurano la qualità dei servizi erogati, cui va aggiunta la capillarità esistente delle nostre farmacie al punto che l’A.Usl di Ravenna, ha disposto, con grande senso di responsabilità, l’erogazione dei farmaci attraverso la rete delle farmacie, che sino a poco tempo fa erano di esclusiva distribuzione dell’ospedale stesso. Questo, in parole povere, è venire incontro alle esigenze dei cittadini, snellire le procedure, e implicitamente riconoscere la funzione primaria di queste strutture sanitarie effettivamente integrate con il Servizio Sanitario nazionale. Questo, ancora, è l’ulteriore conferma che attraverso il canale farmaceutico esterno sparso capillarmente sul territorio, si limitano i costi e le spese mentre si aumentano concretamente i benefici a favore dei cittadini. Ancora un esempio aiuta, a mio parere, a comprendere meglio la delicata questione.

L’A.Usl di Rimini su questo versante ha dimostrato statisticamente come la spesa farmaceutica (escluse le farmacie) tra il 2009 e 2010 sia diminuita di 1.100.000 euro, ma allo stesso tempo la spesa per la distribuzione diretta unicamente erogata attraverso gli ospedali, sia lievitata di 1.670.000 euro cui vanno aggiunti i costi accessori, vale dire il personale, il trasporto, le spese per la logistica etc. L’esempio la dice lunga su alcune opinabili scelte. Quanto sopra, peraltro, dovrebbe fare riflettere seriamente i pubblici amministratori prima di adottare provvedimenti a cuor leggero. Oltretutto ci si pone un serio interrogativo.

Siamo davvero convinti che il provvedimento governativo riguardante le farmacie, venga incontro alle esigenze dei cittadini e dei consumatori, rimuova gli ostacoli, crei occupazione o, invece, tenda a muoversi velatamente (ma non troppo) nel solco di favorire ancora una volta la grande rete distributiva e in primis la cooperazione rossa?

Per citare il senatore a vita Giulio Andreotti, una sua proverbiale affermazione calza a pennello: “.. a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina...”.

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