SPADONI (UdC) INTERVIENE SULLA CRISI DELL'AGRICOLTURA:"PER IL COMPARTO SERVE UN ASSESSORE PROVINCIALE A TEMPO PIENO!"

27/feb/2012 11.29.16 Morena Pompignoli Contatta l'autore

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Il comparto agricolo, specie negli ultimi anni, sta attraversando uno dei periodi più difficili, con il forte rischio non solo di ridurre sensibilmente la redditività, ma addirittura di subire una crisi irreversibile della filiera agroalimentare. Al riguardo basta ricordare il cancro batterico dell’actinidia che ha letteralmente spazzato via campi di kiwi, la perdurante siccità dell’estate scorsa, la crisi commerciale della frutticoltura, sino ad arrivare agli ingenti danni di questi giorni alle piantagioni dovuti alle ondate di gelo. Come non bastasse, l’introduzione del nuovo regime fiscale degli immobili agricoli, dei terreni e dei fabbricati attraverso, appunto, l’introduzione dell’imposta municipale unica – imu -, rappresenta per il comparto la mazzata finale. L’Udc è profondamente contraria a questo pericoloso balzello imposto all’agricoltura, poiché produrrebbe la scomparsa di molte imprese o, in ogni modo, con l’impatto derivato dall’Imu vi sarebbero ricadute pericolose e negative sulla già precaria sopravvivenza della filiera agricola.

Alla luce di quanto sopra, occorre un forte impegno della Provincia per tentare di risolvere, d’intesa con i Comuni, la tediosa questione dell’imposta; più in generale, l’ente pubblico deve adoperarsi per promuovere una serie di politiche atte a sostenere il comparto in perdurante crisi.

Tra l’altro, non passa in secondo piano il fatto che Claudio Casadio, oltre al suo ruolo di presidente della Provincia detiene anche le deleghe alle pubbliche relazioni, alla polizia provinciale, alle politiche agroalimentari e all’attività venatoria oltre a quella del turismo. Scelta assolutamente legittima e che può dimostrare la particolare attenzione riservata al comparto in discussione, tuttavia si tratta di un ponderoso carico di competenze non delegate, difficili da seguire. Tra l’altro, in un momento di crisi come quello attuale, il rischio, appunto, è che il dirigente del settore, seppure con riconosciute competenze, svolga funzioni tecniche e politiche: questa condizione potrebbe in qualche modo rallentare se non addirittura azzerare, i rapporti fra le imprese e le loro organizzazioni agricole, le quali si trovano a non avere un referente politico – istituzionale diretto. In altri termini, senza nulla togliere alle competenze dei funzionari e del dirigente, l’assenza di un assessore con delega specifica all’agricoltura potrebbe causare momenti di minore vigore nell’attività concertativa, ovviamente a totale scapito del settore, come già detto, in forte crisi. Per affrontare in modo più energico la serie di questioni del comparto, occorrerebbe, forse, un assessore provinciale a tempo pieno.

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