“Gruppo di pirati assale la nave di Bri atore nel Mar Ligure, chiede 5 milioni di euro di riscatto.”

26/mag/2010 21.02.23 Imprenditori d'Italia Contatta l'autore

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Il GIP di Genova, Ferdinando Baldini, nell'operazione di sequestro dello yacht di Flavio Briatore "no boat, no crime", asseconda la ricerca di comoda pubblicità da parte del magistrato inquirente di La Spezia e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Genova.

 

Classica idiozia all'italiana che finirà di certo col dissequestro e con l'ennesima pessima figura della nostra Magistratura e di tutta l’Italia.

 

Certo una bella immagine, immortalata dalle stesse telecamere della Guardia di Finanza, concesse poi abbondantemente alla stampa, le motovedette della Guardia di Finanza mentre a sirene spiegate circondano lo yacht e almeno una quindicina di persone che salgono a perquisire i cattivi cittadini e imprenditori (in quel momento non c'era nemmeno Briatore ma solo moglie e figlio di due mesi costretti ad abbandonare immediatamente la nave).

Per quale urgenza giudiziaria è stata necessaria tutta quella messinscena ed inutile spiegamento di forze?

Il gusto dell'ostentazione di potere di quegli organi, Magistratura e Guardia di Finanza, che dovrebbero essere al servizio del cittadino e garantirne la riservatezza, muovendosi con azione decisa, nel caso di presunta infrazione della legge, ma DISCRETA.... le persone hanno il diritto di essere tutelate per il fatto stesso di dover essere presunte non colpevoli fino a che le ipotesi di reato sono dichiarate reato.

E sempre più, come già ho avuto modo di dimostrare in comunicati precedenti, avvengono questi episodi.

Le ipotesi di reato che hanno decretato l'operazione della Guardia di Finanza, riguardano il contrabbando dello stesso yacht e l'indebito utilizzo di carburante, tesi risibile che Briatore ha già detto di smontare punto per punto e che fa apparire di per sé evidente l'inconsistenza dell'accusa.

 

Analizziamo allora il perché dell'azione:

la finalità piratesca, ovvero quella di ottenere pretestuosamente un sequestro e un "riscatto", provocando un clamore mediatico dovuto ai personaggi coinvolti e ottenendo da questo la pubblicità della propria immagine, è del tutto palese.

 

Che differenza c'è tra l'aggressione da parte dei pirati somali nel Golfo di Aden (tra Somalia e Yemen) di cui trattano le cronache attuali e l'operazione "no boat, no crime" ?

 

Anzi c'è una grande differenza:

Le aggressioni nel Golfo di Aden, intanto, sono abbastanza sporadiche e si concludono generalmente con qualche colpo sparato in aria, il sequestro dell'imbarcazione e un ragionevole riscatto. Di norma l'equipaggio viene trattato bene e la nave rispettata: dopo poco potrà riprendere la sua rotta.

 

In Italia siamo assaliti da ben peggiori "pirati" che ti trattano come un delinquente (la criminalizzazione della nautica in Italia e ben radicata) ti perquisiscono da cima a fondo, ti gravano di verifiche burocratiche e ti sequestrano l'imbarcazione (sequestro cautelativo, ovviamente!).

Raramente riesci a cavartela con un "riscatto" perché questo è affidato a un probabile processo penale che, se pur ti scagiona, non può attenuare e far dimenticare il pregiudizio, anche gravissimo, dettato dalla diffusione di notizie e dal clamore che una inopportuna pressione mediatica può generare.

 

Ancora una volta i fatti pongono l’accento sulla ragione per cui Imprenditori d'Italia asserisce, nel suo programma per la Riforma della Giustizia:

La spettacolarizzazione delle indagini pone gli inquisiti nella condizione di essere già condannati prima ancora di un rinvio a giudizio che spesso non avverrà mai.

e, tra le varie "Cosa dobbiamo fare" del programma, rimarco un'urgenza inalienabile:

I Magistrati devono essere personalmente responsabili dei danni che causano ingiustamente. Già un referendum lo aveva determinato, poi abilmente abolito da uno fra i tanti governi venduti al miglior offerente. Noi dobbiamo riportare la volontà degli italiani in primo piano.

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