Indagato dalla procura di Genova il Pubblico Ministero dott. Roberto Rossi.

18/giu/2010 14.47.06 Imprenditori d'Italia Contatta l'autore

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Avevo gi presentato un dettagliato esposto, inoltrato alla Procura della Repubblica di Arezzo, circa "le strane fughe di notizie dalla Procura di Arezzo. Notizie tecnicamente riservate all’interno della Procura appaiono sulle pagine dei giornali" dove asserivo che "da tempo, leggendo gli articoli dei nostri quotidiani che riguardano avvenimenti giudiziari legati alla citt di Arezzo e condotti dal Pubblico Ministero Roberto Rossi, si evidenziavano strani (ma non troppo) comuni denominatori: un inchiesta viene condotta da Rossi: Chimet, Grace, Eutelia… (a volte la stampa gi presente sul luogo all’inizio dell’azione, es. Chimet e Eutelia) normalmente escono i servizi stampa su vari giornali e tv, ma stranamente in quelli a firma di Salvatore Mannino si coglie una sottile disuguaglianza: in tutti gli articoli appare citato per svariate volte il paladino della giustizia con estensione del titolo, nome e cognome, nonch attivit precedente (Ufficiale di Finanza) e puntualmente una bella foto; negli sviluppi successivi una marea di notizie interne alla Procura, teoricamente riservate a circolazione interna, vengono rivelate dal Mannino; a ogni notizia pubblicata in anteprima appaiono, di nuovo, foto ed encomi al Pm Rossi".

In merito alla denuncia-querela presentata nei confronti del Capitano Umberto Piro del Nucleo Tributario della guardia di Finanza di Arezzo, di cui ho gi dato notizia nel precedente comunicato stampa, e nel cui comportamento rilevo un abuso del proprio ufficio in merito alla rivelazione e diffusione del segreto interno ed esterno all'indagine affidatagli, ravviso anche un comportamento fazioso del Pubblico Ministero dott. Roberto Rossi.

Nel comunicato stampa, si precisava che le indagini riguardavano un controllo fiscale e che erano avvenute “sotto la direzione della locale Procura della Repubblica”; gli atti istruttori, raccontati prima della conclusione delle indagini, divulgavano come fosse accertato un reato ipotetico e s’insinuavano responsabilit anche diverse dall’oggetto delle indagini; successivamente gli indagati ricevevano una stringatissima e minimale informazione che riguardava addirittura meno ipotesi di reato di quelle che contemporaneamente venivano diffuse alla stampa, ma nulla di altre ipotesi di reato pubblicizzate col comunicato stampa. Venivano inoltre insinuati dubbi gravemente pregiudizievoli anche su fatti per nulla sottoposti ad indagine.

Il Pubblico Ufficiale non ha alcun diritto alla pubblicazione, gli grava solo l’obbligo di rispettare il segreto e il divieto assoluto di pubblicare.

Il Pubblico Ministero dott. Roberto Rossi viene citato nel comunicato stampa della Guardia di Finanza come il magistrato responsabile delle indagini e, in effetti, era lui a coordinare tutti gli atti e a prendere le decisioni; a questo punto appaiono ragionevoli solo due ipotesi:

- Il dott. Rossi era pienamente d’accordo o addirittura era l’ispiratore del comunicato stampa, solo materialmente diffuso dal Cap. Piro (a mezzo del maresciallo Mastroserio Vincenzo): in tal caso inevitabilmente si potrebbe ipotizzare il concorso negli stessi reati che si dovessero riscontrare nel comportamento dell’autore materiale;

- Il dott. Rossi non sapeva assolutamente nulla dell’iniziativa dell’ufficiale di P.G.: in tal caso dovette certamente averne conoscenza il giorno stesso o il giorno dopo visto l’enorme clamore di stampa. Il magistrato dunque doveva condurre una brevissima indagine che avrebbe portato alla immediata individuazione di chi aveva emesso il comunicato stampa, quindi procedere con l’incolpazione del responsabile dei reati ipotizzati.

In ogni caso a seguito della denuncia da me presentata alla procura di Genova, il Dott. Rossi Roberto, sostituto procuratore presso il tribunale di Arezzo meglio definito dal suo ufficio stampa “Paladino della Giustizia”) risulta iscritto nel registro degli indagati, scherzi del destino….

E' sbagliato pensare a una mania di protagonismo dei due soggetti in questione? Oltre che a una commistione di ruoli che sarebbe pi opportuno diversificare ed espletare a fondo nel silenzio che al loro ruolo compete e nel rispetto per le persone, s indagate, ma presunte non colpevoli?

Come gi ho evidenziato nell'esposto sulla fuga di notizie dalla Procura di Arezzo, appare troppo evidente come queste "anteprima" di notizie ottengano una pubblicit mediatica a cui, forse, troppi aspirano.

Eccessi personalistici fatti di esposizioni mediatiche e impropri protagonismi” come li ebbe a definire il Capo dello Stato.

Da Di Pietro in poi pi che a fare giustizia si mira a essere famosi. De Magistris dopo essere divenuto famoso attaccando politici noti, poi prosciolti dall'accusa in quanto i fatti non sussistevano, ora un politico al fianco di Di Pietro, pubblico ministero diventato famoso per aver accusato tutto e tutti ed aver usato la tortura psicologica con arresti cautelari contro tutti.

Noi cittadini per una sentenza civile dobbiamo aspettare decine di anni, perch sono tutti presi ad indagare su politici e nomi eclatanti per avere la tanto ambita fama e dello sconosciuto se ne fregano!

Tutto pi semplice di quello che appare, se sbatti il potente in prima pagina ottieni attenzione dai media, divieni famoso; non importa se poi tutto si rivela falso e inattendibile.

Fatto pi grave, sbattiamo in prima pagina gli indagati dimenticandoci che sono innocenti fino a prova contraria e non colpevoli a prescindere.

Quello sopra solo un piccolo esempio di quello a cui abbiamo dovuto assistere negli ultimi anni ed per questo che “Imprenditori d’Italia” chiede a gran voce, “Nessuno Intoccabile. Responsabilit civile anche per i Magistrati!” questa Giustizia.

La verit come il sole non puoi nasconderla per sempre!





Samuele Landi

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