comunicato stampa

Ma se devo, come devo, pensare al microcosmo del mio partito credo

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18/apr/2005 16.57.13 CILAnazionale Contatta l'autore

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Confederazione Italiana Lavoratori Artigiani

 
Casella di testo: C  I  L  A

 “a tutela della piccola impresa”

 


Antonino Gasparo, Presidente della CILA, organizzazione vicina al

Nuovo Psi, prende posizione sulle recenti vicissitudini in casa socialista

 

Lettera aperta ai compagni:

 

(…)Credo che siano diversi i motivi che hanno portato alla sconfitta elettorale della coalizione. 

Tra gli altri l'assoluta assenza di una vera campagna elettorale, non un manifesto,non un programma vero e proprio con dei punti ben scanditi, non un cenno unitario ai veri problemi che attanagliano la quotidianità: il non avere spina dorsale come si mormora nella base più insoddisfatta del partito.

            Cambiare posizione nei confronti di un alleato che, per quanto indigesto a taluni, ha, innegabilmente, permesso allo schieramento del Nuovo Psi di fare numero e di contare contandosi, mi sembra un atto di chiara volontà politica: da un parte c'è un carro che tira verso l'unità socialista, dall'altra c'è un carro, quello su cui ho deciso di salire, che tira verso la maggior rappresentatività istituzionale all’interno di una coalizione che rimarchi bene e in modo decisivo le differenze degli schieramenti alleati.

Ma quello che sembra non volersi considerare è la crisi del Ns sistema elettorale, e del bipolarismo in genere e anche per questo ritengo che finchè non avverranno cambiamenti decisivi in tal senso, nessun partito, nessuno schieramento di destra o di sinistra, può permettersi il lusso davanti al maggioritario, di non tenere conto di alleanze forti.

Possiamo noi o vogliamo noi cambiare coalizione? Possiamo noi o vogliamo noi consegnarci nelle mani delle persone che abbiamo combattuto? O noi socialisti non abbiamo più un ‘identità o non riusciamo più ad essere credibili prima con noi stessi e poi con l’elettorato.

I socialisti che come me militano da sempre nel partito non possono non ricordare gli anni d’oro del miracolo economico del governo Craxi, quando nel 1987 l’Italia riuscì a imporsi come super potenza economica a livello europeo superando la Gran Bretagna, intuendo con lungimiranza i venti di cambiamento, rappresentando con vigore i problemi della classe intermedia italiana senza mai perdere di vista il traino della classe operaia.

Erano tempi in cui vigeva il benessere sociale, quella la meta ultima cui puntare, quelli i fasti da raggiungere.

Lo stesso miracolo economico forse era atteso anche dal popolo di Berlusconi, ma questo non potrà verificarsi se non a patto che cambi la politica economica e la gestione della res pubblica che deve tener conto delle contingenze reali che attanagliano il Paese, che non può fare una politica che prescinda dalla liberalizzazione del mercato del lavoro, unica soluzione a difesa del Made in Italy e a difesa dell’aggressione che la nostra economia  sta subendo da parte dei Paesi stranieri, primo tra tutti la Cina.

Primi tra  tutti i sindacati a doversi adeguare a questi cambiamenti economici non ostacolando la liberalizzazione del marcato del lavoro che potrebbe in qualche modo far emergere il lavoro nero sommerso.

Da socialista con una spiccata moralità etica, nel macrocosmo della coalizione, penso che  potrebbe rappresentare una soluzione lo sforzo da parte del Premier di vendere, come ha fatto già in minima parte ultimamente, azioni di Mediaset al colosso di Murdoc, risanando da solo il debito pubblico. Altri socialisti insigni lo hanno fatto nel passato, io stesso lo farei.

Ma se devo, come devo, pensare al microcosmo del mio partito credo che la soluzione sia un cambio della leadership che imponga un segnale forte di continuità con la politica sociale vincente condotta da sempre dal Partito Socialista e chi meglio di Bobo Craxi, giunto a piena maturazione politica, può dare un segno di svolta in tal senso riprendendo la politica di suo padre, che tanto ha avuto a cuore le sorti e il prestigio dell’Italia.

Qualcuno ci può chiamare nostalgici, ma i numeri hanno un peso in questa società e i numeri del Governo Craxi sono lì pubblici pronti a sfidare chiunque voglia metterli in discussione e nella vita contano i fatti più delle parole.

A tal fine propongo come tanti socialisti la convocazione di un Congresso Nazionale  straordinario che possa dare nuova linfa vitale a questo partito, in lieve crescita, che solo lavorando in funzione di una ripresa  dell’onda lunga potrà tornare a fare politica trascinando con se’ le classi più disagiate della società che rappresentano la maggioranza della popolazione, solo attraverso la ripresa dei valori e dei cardini della politica socialista, il Ns partito tornerà a fare la parte del leone come la tradizione e la storia dei Ns padri ci raccontano.>>

                                                                                                                                                                                                                                                        -Roma 18 Marzo 2005-

 

                                                                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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