Non è l' indulto e tanto meno l' amnistia che servono ai detenuti, ma solo coscienza e legalità.

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30/dic/2005 16.46.38 Radicali di sinistra Contatta l'autore

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Non è l’ indulto e tanto meno l’ amnistia che servono ai detenuti, ma solo coscienza e legalità. 
 
Comunicato stampa
   
E’ ora che la smettano - una volta per tutte - di fingere compassione e buonismo natalizio a buon mercato tutti i protagonisti più o meno oscuri di questa nostra triste politica italiana. Dove tutto è già scritto, tutto è già deciso.
Perché dirigere l’attenzione su una questione tanto delicata quanto inutile come l’indulto? Per distoglierla da qualche altra cosa?
Perché rispolverare l’idea amnistia che cancellerebbe i reati soprattutto a persone che in carcere neanche ci metterebbero piede? Per accontentare chi? Perché proprio in questo delicato momento politico pre - elettorale?
Come sempre, anche questa volta, si parla di carcere per parlare solo di detenuti: e allora parliamone.
Parliamone davvero. E le risposte verranno da sole.
Negli Istituti di pena italiani ci sono poco meno di 60.000 detenuti, (la capienza massima - calcolata con l’ anomala matematica leghista dell’ing. Castelli - è di 43.000); di questi quasi 3.000 sono donne e 65 cercano di crescere in carcere i loro bambini di uno, due, tre anni; i detenuti in attesa di giudizio, che non hanno ancora avuto un processo, sono più di 20.000 (tra questi, poi, più del 30% verrà dichiarato innocente); tra uomini e donne sono 23.500 quelli che hanno una pena residua inferiore ai tre anni.
Potrebbero, quindi usufruire delle misure alternative e uscire dal carcere. Perché in Italia da più di vent’anni sono state fatte delle Leggi per concedere le “Misure alternative alla detenzione”: la Gozzini, la Simeone-Saraceni, e l’ultimo atto della commedia, l’indultino che i detenuti - subito - chiamarono e chiamano “insultino”.
Ma le leggi non vengono rispettate né dentro né fuori dal carcere e - per una volta - i fuorilegge non sono i detenuti.
E allora diamogli l’indulto a questa “feccia della società” (sono le parole del nostro Ministro, sempre lui, quello dell’hotel a 5 stelle!) così nessuno parlerà più del termine scaduto già da qualche mese per la ristrutturazione delle carceri, nessuno parlerà più dei Magistrati che queste benedette misure alternative non le danno proprio, nessuno farà caso al fatto che in Italia mettono in galera anche i bambini pur di non far uscire le mamme, nessuno perderà tempo a fare i conti: 60.000 meno 23.500 fa 36.500!
Allora, a che cosa serve l’indulto? E a chi serve l’amnistia?
Che nessuno mai se lo debba chiedere.
Né un ministro, né un magistrato, né un politico, né un giornalista, nessuno mai ha alzato la voce per denunciare le gravi condizioni di illegalità che il ministro Castelli riesce a mantenere intorno alla questione carcere.
Ma non è così che dovrebbe funzionare: un’attenzione più viva e più giusta al di qua del muro aiuterebbe il divenire di una trasformazione al di là del muro: il rispetto delle regole, il rispetto delle leggi, il rispetto del diritto e il rispetto dei diritti. Basterebbe una filosofia civile in contrapposizione alla filosofia della discarica.
Troppi, quasi tutti i detenuti restano degli sconosciuti pacchi anonimi depositati e in transito: i problemi, le possibilità, le esigenze, le aspettative restano punti interrogativi senza risposta senza che mai avvenga un cambiamento di approccio, di mentalità, un approccio che dedichi maggiore attenzione alle persone nascoste dietro i numeri di matricola.
La dignità della pena è diventata un’opzione: pare proprio che in Italia sia sopravvissuto un pezzetto di medioevo.
Non è l’indulto che serve. Non ai detenuti.
Sarebbe meglio che il Ministro Castelli la smettesse di piagnucolare da Bruno Vespa perché viene molestato sessualmente dalle donne e facesse il suo lavoro con serietà e con coscienza, controllando prima di tutto i suoi.
E sarebbe ora che tutti la smettessero di usare i detenuti per i loro scopi elettorali, politici e di alleanze. Non sono carne da macello.
 
Fabio Sannino
Radicali di sinistra - diritti civili
diritti@radicalidisinistra.it


 


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