DI PIETRO ALLE INFRASTRUTTURE: SI RIAFFERMA L'INCUBO PONTE?

17/mag/2006 07.33.09 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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DI PIETRO ALLE INFRASTRUTTURE: SI RIAFFERMA L'INCUBO PONTE?

Senza volerci addentrare sui motivi e modi, come da consuetudine partitocratici, spartitori e cencelliani, che hanno portato all'annunciata lista dei ministri del nuovo governo Prodi, noi indipendentisti siciliani esprimiamo tutta la nostra preoccupazione rispetto ad un nome, quello dell'ex magistrato Antonio DI PIETRO, relazionandolo al dicastero affidatogli: quello delle Infrastrutture.
In quanto ci è ben noto come lo stesso Di Pietro, in uno con la forza politica dallo stesso guidata, "Italia dei valori", sia stato un palese e dichiarato ultrà a favore dell'edificazione del ponte sullo Stretto di Messina.

Ponte che, non ci stancheremo mai di affermarlo, rappresenta un insulto alle millenarie civiltà (in specie quella Siciliana, come anche quelle del meridione italiano) che si affacciano sullo Stretto, il cui ambiente, se tale "mostro" sarà messo in opera, verrà irrimediabilmente corrotto e distrutto.
Senza dimenticare i pessimi risvolti su economia, viabilità, occupazione, turismo, che ciò potrebbe portare.

E senza trascurare il definitivo crollo della credibilità internazionale che la classe politica italiana patirebbe nell'imporre senza una valida consultazione diretta ad un popolo duramente oppresso e colonizzato, quello Siciliano, un mostro edilizio-architettonico. Che peraltro da più autorevoli parti è definito come «irrealizzabile», proprio perché senza precedenti: in Giappone hanno rinunziato a costruirne uno ben più piccolo sempre a campata unica, sia perché l'arcipelago giapponese è ad alto rischio sismico (come del resto l'arcipelago siciliano, che proprio nell'area dello Stretto fu duramente colpito da un sisma e dal conseguente "tsunami" che cancellò gran parte di Messina e dei messinesi sul nascere del secolo scorso, ancora privo di un vero progetto definitivo), sia perché una simile opera necessita di intere componenti che allo stato attuale dell'ingegneria edile risultano come non esistenti, e quindi da ideare, progettare e realizzare a parte..

Ciò quando un progetto definitivo dell'opera non esiste, e verrà realizzato solo ad opera della società aggiudicatasi l'appalto, la IMPREGILO (sull'operato della quale in altri contesti si addensano scure nubi). Quindi, è stato appaltato un qualcosa di nemmeno ben definito, e ciò stanziando denaro pubblico e dando paradossalmente anche dei tempi di realizzazione! Quando invece, se iniziato, tale ponte molto probabilmente rimarrà un'orrenda incompiuta, e se realizzato del tutto, sarà sovente chiuso per riparazioni, a causa delle oscillazioni sismiche, eoliche, e dei ben noti limiti strutturali del calcestruzzo.

E a tutto ciò, alle frequenti proteste a Messina ed in Calabria a cui noi indipendentisti abbiamo partecipato puntualmente, alle promesse di questo o quel leader o partito del centrosinistra che ha promesso il blocco definitivo della realizzazione del ponte, il Presidente del Consiglio incaricato come risponde? Con la nomina di un fan del ponte, che solo per conformismo elettorale si è trasformato in attendista (vale a dire: «il Ponte non è una priorità»), come del resto la gran parte della coalizione di cui fa parte. E senza trascurare, nello stesso Governo, la presenza del prof. Giuliano AMATO, che con un colpo di mano dell'ultima ora in chiave elettorale fece approvare all'ultimo Consiglio dei Ministri da egli stesso presieduto l'iter realizzativo del Ponte, iter poi seguito del centrodestra negli ultimi anni.

Ma qui, in Sicilia, il ponte non lo vuole praticamente più nessuno. E non solo perché soltanto 149 km di rete ferroviaria siciliana è a binario doppio (mentre i rimanenti 1211 km sono a binario singolo). Non solo perché la Sicilia è una Nazione negata, repressa, violentata e abbandonata, dove in molte zone l'acqua potabile (o anche solo corrente) in casa è un sogno. I Siciliani non vogliono il ponte, ormai una "carota ammuffita" che non prende più nessuno in giro, perché non vogliono più essere illusi e "governati" da stranieri e sepoy, e perché sono consapevoli della loro cultura nazionale basata anche sull'insularità, sul sentirsi "centro - geografico, storico e culturale - del Mediterraneo" e  non "periferia d'Italia", oltre che sul rispetto del territorio visto con la sacralità con cui si rispetta il suolo della Patria, la Patria Siciliana.

Ed è per questo che la classe politica pseudodirigente italiana nega la realizzazione del sacrosanto referendum, legando la "vicenda ponte" alle contingenze elettorali, agli sbalzi umorali ed alle logiche spartitorie.

Noi indipendentisti, nella nostra ultrasessantennale lotta senza quartiere, democratica, oggi nonviolenta, attendiamo al varco il neoministro per le Infrastrutture. Per avere ciò che urge, e respingere ciò che non serve, daremo battaglia sulle sponde dello stretto e in tutta la Sicilia.

Catania, 17 maju 2006

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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