|

|
|
Intervista a Daniele Delbene
Presidente della Costituente Nazionale Pse e membro
della Segreteria Nazionale di Socialismo è
Libertà |
Cosa ne pensi del risultato elettorale nel suo
complesso ?
Sicuramente
un risultato inaspettato per i più.
Il centro-sinistra era convinto di
stravincere, il centro-destra veniva dato per superperdente e, a parere di
molti, il paese non ne poteva più di quel “tiranno di Berlusconi “. Il
risultato elettorale ha dato un esito alquanto diverso. Il centro-sinistra
ha vinto formalmente, ma non politicamente.
In che senso
?
In questi ultimi anni, per cause di svariata natura, è aumentato
il costo della vita e con esso
le difficoltà per molte famiglie italiane. E’ aumentato in maniera
esponenziale il numero di
coloro che vivono in una condizione di nuova povertà.
Se si va
ad analizzare il voto, ci si rende conto che Berlusconi ha raggiunto quasi
il 50% del consenso elettorale, grazie anche al voto di buona parte dei
più bisognosi. E’ questo il dato che dovrebbe far riflettere. Bisogna
chiedersi come mai un elettorato che dovrebbe avere come interlocutore
naturale il centro-sinistra, o meglio la sinistra, ha per buona parte
riconfermato, come del resto era avvenuto 5 anni fa, il proprio consenso a
Berlusconi.
Probabilmente il centro sinistra è parso agli elettori come
una coalizione unita dal primario desiderio di togliere il posto di
comando a Berlusconi e non invece come una coalizione che voleva portare
il nostro paese in una direzione differente da quella proposta dalla CDL e
in grado di dare risposte alle necessità crescenti del nostro paese e dei
più deboli.
Ne emerge una difficoltà della sinistra a dialogare e a
rappresentare la propria base naturale di elettori. Quando una forza
politica o una coalizione non riesce più a dialogare con la propria base e
le proprie realtà sociali, vi è una sconfitta politica.
Ma a tuo
avviso, quale è la motivazione di questa incapacità della sinistra a
rendersi credibile nei confronti dei propri elettori naturali
?
Va ricercata nel profondo, in un mancato revisionismo. La sinistra
ha bisogno di avviare una seria riflessione al suo interno, senza cercare
scorciatoie che non vengono comprese dai cittadini
A cosa ti
riferisci ?
A questa ricerca di semplificazione “ forzata” ,
ulivismo e partito democratico, che porta la sinistra d’ispirazione
riformista in un percorso dove prevale un moderatismo senza anima e colori
ben definiti.
Quindi ritieni un male la costruzione del Partito
Democratico ?
Sarebbe la fine della sinistra d’ispirazione
riformista nel nostro paese. Sempre più ci si allontana da una sinistra riformista con
connotati culturali ben definiti e sempre maggiore sarà la difficoltà a
rappresentare parte del paese. Non a caso sono aumentati i consensi per la
sinistra più radicale.
Ma l’Ulivo ha ottenuto un buon risultato
?
Il consenso dell’Ulivo, come quello di Forza Italia, sono
risultati che prescindono da motivazioni di carattere politico. Sono figli
della campagna elettorale che è stata prevalentemente improntata su Prodi
e Berlusconi. Quando compariva Prodi vi era il simbolo dell’Ulivo, quando
Berlusconi quello di Forza Italia.
Quindi ritieni che sia solo un risultato dettato dalla
campagna mediatica ?
Si.
Quale è l’alternativa per la
sinistra?
Avviare nella sinistra una seria riflessione, mettere
da parte il Partito Democratico, per porre la questione Socialdemocratica.
L’Italia ha bisogno di una sinistra di governo, ma con ideali,valori e
colori ben definiti; questi possono essere rappresentanti, come del resto
avviene in tutti i paesi Europei,da un grande Partito del Socialismo, o
Socialdemocratico che si riconosca nel PSE.
Venendo a noi cosa
ne pensi del risultato delle varie liste socialiste ?
Dalle
recenti consultazioni elettorali i dirigenti socialisti dovrebbero trarre
consiglio e avviare una seria riflessione sugli esiti di entrambe le liste
che li hanno visti protagonisti.
L’elettorato tradizionalmente
socialista non ha voluto premiare nessuna delle liste presenti
ritenendole, evidentemente, non all’altezza del compito di rappresentanza
politica e/o poco chiare nella loro preposizione.
La Rosa nel Pugno
sarebbe dovuta partire da una base elettorale di circa il 3 % ( Radicali +
SDI) , e vista l’enorme visibilità avuta sui media, avrebbe dovuto
ottenere un risultato molto più consistente. Il risultato ottenuto è stato
del 2,5 % .Se consideriamo un voto di opinione, pur minimo, grazie alla
visibilità e a tematiche specifiche di cui si è fatta rappresentante, e se
teniamo presente un minimo consenso di tradizione radicale, ne emerge che
del risultato ottenuto poco rimane attribuibile all’elettorato
socialista.
Il Nuovo Psi, che alle ultime Europee, se pur in un
contesto politico differente, ha ottenuto più di un 2 % , oggi, alleato
con la DC di Rotondi, ha ottenuto una risposta elettorale da parte degli
elettori socialisti alquanto deludente, a conferma dell’incomprensione
dell’alleanza.
I Socialisti di Bobo Craxi, presenti in poche
regioni, pur essendo l’unica lista chiaramente socialista ha pagato la
fretta con cui si provveduto a realizzarla e le scelte del leader
risultate, evidentemente, poco comprensibili dall’elettorato
socialista.
Cosa è mancato in queste liste ?
La base
socialista vuole chiarezza, unità e un chiaro progetto politico, al
contrario di quanto avvenuto fino ad oggi con finte alleanze che cambiano
ogni anno, spesso in contraddizione l’una con l'altra. Probabilmente buona
parte dei Dirigenti Socialisti è accecata dalla bramosia della
conservazione delle proprie posizioni personali per comprendere quale
debba essere il proprio ruolo politico.
Secondo te cosa dovrebbe
fare questa “base militante socialista” ?
Se non si vuole chiudere
definitivamente una tra le più significative esperienze politiche Italiane
e determinare quindi la fine di una grande cultura politica che, dopo più
di un secolo, ancora oggi è attuale e fondamentale per contribuire
all’elaborazione di quella sinistra di governo di cui parlavo prima , i
militanti socialisti e con loro quei dirigenti, che ancora si sentono
responsabili del loro ruolo politico, devono abbandonare la loro
rassegnazione e prendere immediatamente una forte posizione.
In questo
contesto le nuove generazioni di dirigenti socialisti devono, da subito,
mobilitarsi prendendo coraggiose prese di posizioni in tutti i Direttivi
Comunali, Provinciali, Regionali e in tutte le sedi opportune di entrambi
i partiti socialisti.
Quali devono essere gli obiettivi a
sostegno di queste forti prese di posizione ?
Riunire i socialisti
in una casa comune per contribuire insieme ad aprire la questione
socialdemocratica, di cui parlavo prima, nella Sinistra
Italiana.
Ma lo SDI e la Rosa nel Pugno hanno deciso che
intendono perseguire la costruzione del Partito Democratico?
E’ una
decisione che se dovesse essere confermata ridurrebbe ulteriormente la
Rosa nel Pugno ad una aggregazione Radicale con qualche generale, senza
truppe, di provenienza socialista.
I socialisti sono rimasti tali
perché coscienti del proprio ruolo politico per il futuro del nostro
paese. Oggi quel ruolo diviene determinante per costruire una nuova e
grande sinistra di governo di cui c’è forte necessità.
I socialisti, con o senza “i colonnelli”,
sapranno individuare il proprio compito politico coerentemente con le
motivazioni che li hanno spinti a non abbandonare mai.